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ARGOMENTO: Ehm... Salve!

Ehm... Salve! 17/03/2016 18:38 #1

Beh, da come si può intuire bene dal titolo del topic e dalla categoria scelta, la mia intenzione era quella di presentarmi.
Insomma, almeno provarci.
O, non so, rendere il tutto comprensibile.
Bene: inizio, in modo classico, dicendo che sono poco più di una ragazzina, ho diciotto anni e vivo in un piccolo ed anonimo paesino italiano.

Credo sia chiara la mia difficoltà nel fare ciò (cioè, esprimermi) ma nonostante sia presente, è persistente (gioco di parole arguto) un bisogno di dover confrontare -per lo meno- ciò che mi passa per la testa con qualcuno.
Tempo fa mi fu segnalato il numero del vostro centralino da una mia conoscenza raccontandomi in modo molto entusiasta la sua esperienza e spronandomi a provare, a telefonare perché pensava potesse essermi d'aiuto.
Questo circa un mese fa... Doveroso è sembrato precisarlo perché "sottolineerà" ciò che mi appresto a dire.
In realtà io ci ho riflettuto abbastanza, anzi direi anche troppo e non saprei, le telefonate non fanno per me. Ecco, cominciamo a parlare di questo tassello della mia persona: le telefonate non fanno, semplicemente, per me. Finisco spesso con il balbettare a causa dell'ansia. Anche se la conversazione avviene con un compagno di classe o un operatore telefonico.
Preferisco (e penso si sia notato) scrivere.
Sì, al punto da diventare e sembrare quasi logorroica quando lo faccio.

Prima di postare, comunque, questo messaggio ho letto altri topics per "infondermi coraggio".
Di problemi diciamo che ne ho accantonati tanti che ritornano come il fantasma del padre di Amleto (cercando di fare un paragone sensato, ma suppongo il tutto stia sembrando sconnesso).
È solo il mio flusso di coscienza che parla e non segue un ordine in questo momento.

Non mi piace la compagnia, e certi giorni combatto con me stessa per forzarmi "ad invitare quel compagno di classe a casa". Semplicemente, spesso, ho bisogno di questo spazio vitale con raggio di almeno tre metri.
Non nego che mi stia adoperando a migliorare, anzi, intrattengo conversazioni anche di una certa entità quando capita, ma mi rendo conto di dire troppo (e con troppo intendo di esporre troppo il mio essere) e quindi ne seguono giorni in cui preferisco restare in casa (d'abitudine) con la sola immaginazione. Non che viva di sogni e la solitudine la preferisco di gran lunga, anzi, mi ci ritrovo.
Un'altra peculiarità è l'incapacità di stare tra la gente ed il continuo evitare gli spazi affollati. Frequentando ancora la scuola trovo impossibile sfuggire alle assemblee d'istituto e non una volta mi sono assentata durante tale occorrenza per questo.
Semplicemente m'innervosisco, e mi contorco le mani più e più volte quando mi trovo in gruppo.
In più, trovo difficile poter sostenere lo sguardo di qualcuno quando mi si parla... Tranne se l'argomento non mi abbraccia e mi ci perdo nelle sfaccettature.
Quando cammino per strada e sul marciapiede, davanti a me, noto che ci sono persone (coetanei per lo più), preferisco attraversare o prendere una strada desolata. Mi piace camminare nel silenzio e toccare le rocce che compongono le pareti esterne delle case.
Ma anche se ci "vivo bene", il tutto è relativo. Mi opprime, tanto. Vorrei parlarne con qualche amicizia più stretta ma non posso fare a meno di lasciare qualche centimetro "anti-contatto". Ho perso delle persone a causa della mia smania di auto-protezione, mettere le mani davanti quando si parlava di affezione e chiudere un rapporto quando si profilava burrascoso.
Ed oltre un bel libro o qualche poesia, accompagnati dalla playlist sul cellulare, i miei pomeriggi e serate scorrono lenti ed estenuanti.
Ma c'è sempre -ultimamente- quella piccola coscienza che bussa alla porta e mi fa rendere conto di quanto sola io possa essere.
Mi chiedo: cos'è che mi blocca a tal punto? Ma non v'è risposta.
Inoltre... Non può essere solo un periodo di passaggio che perdura da quanto? Cinque, sei, sette anni?

Sì, sto divagando.
Avrei tanto da dire ma mi rendo conto di aver reso il tutto assurdamente prolisso. Però m'acquieta il fatto d'esser riuscita, in parte, ad esporre quel "problema" che mi è amico dall'infanzia.

Aspettando risposte, auguro una splendida serata.

-L.
Ultima modifica: Da .

Re: Ehm... Salve! 17/03/2016 21:00 #2

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Lieserl e benvenuta al Sorriso.

Ti abbiamo letto con interesse e ci piace il tuo stile.

Da quello che ci racconti sembra che tu provi con forza a non isolarti, questa è un'ottima cosa. Brava !

Ci puoi spiegare meglio la frase "intendo di esporre troppo il mio essere" ?
Crediamo che per creare un rapporto profondo sia indispensabile aprire il nostro cuore.
Certamente dobbiamo trovare le persone con cui siamo in sintonia, e può essere un processo che richiede tempo.
Condividere i nostri pensieri richiede la fiducia, e questa non si può certo conquistarla in un giorno
Cosa ne pensi?
Hai mai parlato con i tuoi genitori o con qualche altro adulto di cui ti fidi di questi tuoi pensieri ?

Hai voglia di raccontarci un po di te ?
Quali sono le tue passioni ?
Che cosa fai nel tempo libero ?
Che scuola fai ? Ti piace quello che studi ?

Ti abbiamo fatto un sacco di domande, ma ci piacerebbe molto conoscerti meglio

Ti aspettiamo e ti mandiamo un sorriso
Ultima modifica: Da .

Re: Ehm... Salve! 18/03/2016 14:01 #3

Salve, arrossisco ora.
Ultima modifica: Da .

Re: Ehm... Salve! 18/03/2016 14:03 #4

Non so quale sia il problema ma non mi lascia postare la risposta completa, ci riprovo qui:

Come dicevo, arrossisco, sì.

Beh, sì, mi sforzo ma spesso questo mi fa sentire altamente a disagio.

Con quella frase intendevo dire che molte volte non riesco ad esprimere il mio pensiero ed altre che lo esprimo fin troppo e quando me ne rendo conto me ne pento. Sono molto... Uhm, direi, molto gelosa dei miei pensieri e questo mi debilita tanto... Nelle relazioni, in particolare.
Non nascondo che crea frustrazione perché mi sento molto incompresa e questo blocco persiste. Ed è un po' triste da dire (pessimismo cosmico vieni a me) ma a volte me la prendo con me stessa e mi chiedo: "perché solo io penso a questo argomento e mi preoccupo di ciò quando i miei coetanei sembrano essere spensierati nella loro giovinezza?". Sembro molto una Leopardi del 2000, e magari se avessi condiviso il suo genio avreste trovato qualche mia opera in qualche rivista letteraria (immaginazione, immaginazione).

Bando alle ciance, allora, sì, quante domande! Ma è un bene, per me. Mi facilita la... Insomma, mi facilita l'esposizione.

Non ne ho mai parlato con qualcuno in particolare seppur provandoci... Non ci sono mai riuscita ed ho sempre sviato, poi, il discorso. I miei genitori, inoltre, in passato si sono preoccupati e premevano per farmi parlare con uno psicologo o qualcuno che potesse darmi un qualche appoggio ma mi sono sempre rifiutata. Sono assai scettica e ribadisco... Gelosa di ciò che mi frulla per la testa.
Passioni... Beh, mi piace guardare documentari storici e leggere libri di storia. Mi piacciono la storia e la filosofia. A volte capita che passi giornate su wikipedia leggendo di governatori o... Cose che mi interessano. Mi piace dare una risposta ai miei tanti perché.
Sapevate che i delfini saltano più di 90 centimetri?
Non suono, ma mi piace la musica. Ho provato a seguire dei corsi di chitarra online, ma mi allieta l'immaginazione di saper strimpellare. Di essere su quel parco di Woodstock ad impressionare tutti. Nelle mie immaginazioni sono molto appariscente, devo dire... Il contrario della vita reale, insomma.
A volte scrivo cose che cestino dopo tempo e che non rileggo. È capitato, per errore, che fosse letto qualche mio appunto e che mi si spronasse a continuare ma... Non è un bene vivere di illusione, e questa n'è una bella e buona.
Avendo molto tempo libero mi dedico allo studio... Un po' perché è una cosa che m'interessa, un po' perché è un qualcosa che mi riesce bene anche senza troppo sforzi. Divento alquanto competitiva in ambito scolastico e poco opportunista. Nel senso, sono molto accondiscendente con chi mi chiede aiuto, il che mi ha portato a creare dei rapporti "a convenienza". Non proprio salubri, me ne rendo conto. Ed inoltre, mi è difficile per questo dividere "amicizie vere" da quelle "illusorie". Che poi, non è che ci creda tanto nell'amicizia, quella dei film, delle storie.

Frequento un liceo linguistico e sono giunta all'ultimo, agognato, anno.
Non disprezzo ciò che studio, mi lascio affascinare da tutto. Ma non so a cosa mi porterà questa contemplazione perenne che mi caratterizza. Non avrò basi, in futuro, per un lavoro che mi crei stabilità?

Ho viaggiato poco, ma tutto è impresso nella mia mente. Reputo la memoria un dono creativo e distruttivo. Fa tornare il dolore passato e riporta in quei luoghi tanto amati.

Pooooi, ah, non mi piacciono le vie rette. Preferisco quelle piene di scorciatoie e viottoli.

Non so nuotare... Non so quanto rilevante possa essere, ma boh, sembrava interessante (sì...).

E mi fermo prima di dilagare e palare di cose insensate.
Ultima modifica: Da .

Re: Ehm... Salve! 18/03/2016 21:09 #5

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Lieser,

Mi piace il tuo modo di esporre le cose, la tua curiosita, e voglia di capire ti fa molto onore.
Sai......quando leggevo le tue parole sono rimasto un po' sorpreso perchè in certi punti menzionavi le stesse frasi del mio scrittore preferito e anche "maestro di vita" Eckart Tolle dal libro Il potere di adesso. Ti esorto a leggertelo subito, se vuoi.
Una domanda vorrei porti
Se esponi troppo il tuo essere, cosa potrebbe succedere?
te lo sei mai chiesta?
sei una bella persona, scrivici,siamo lieti di ascoltarti

P.S. se avrai modo di leggere il libro, dacci un parere
Ultima modifica: Da .

Re: Ehm... Salve! 18/03/2016 21:27 #6

Buona serata!
Ho preso nota ed appuntato il nome del libro, lo leggerò e darò mie novelle a riguardo.

Io... Beh, io ci ho provato. Avendo avuto sempre pochi amici, spesso mi sono legata fin troppo a qualcuno. Mi contraddistingue -a volte- una paura che le persone vadano via e per questo tendo ad essere scostante. Può sembrare che la paura sia infondata, ma ho potuto sperimentare (nella mia piccola -di durata- esistenza) cosa significasse vedere le spalle di qualcuno.
So che non è un bene fare di tutta l'erba un fascio... Ma... Penso sia ormai parte del mio carattere o quell'insicurezza che l'ha vinta più e più volte.
Ultima modifica: Da .

Re: Ehm... Salve! 19/03/2016 16:30 #7

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Lieser!
Hai ragione le linee rette sono monotone..meglio provare le "viuzze" che ci danno emozioni diverse...
Effettivamente nessuno fai mai caso a quanto possa saltare un delfino, tu come mai sei andata a verificare ciò?
Ci scrivi "A volte scrivo cose che cestino dopo tempo e che non rileggo. È capitato, per errore, che fosse letto qualche mio appunto e che mi si spronasse a continuare ma... Non è un bene vivere di illusione, e questa n'è una bella e buona." ti và di parlarci di quel che scrivi e dell'illusione di cui parli??
Da qualche parte abbiamo letto questa frase: "Le illusioni sono i veli che c’impediscono di vedere la realtà, i filtri che colorano la realtà per farne la nostra realtà." che ne pensi?
Un abbraccio.
Ultima modifica: 19/03/2016 16:31 Da Volontario del Sorriso

Re: Ehm... Salve! 23/03/2016 12:14 #8

È una delle tante cose che ho letto e che trovo interessanti... Sapevate anche che i peperoncini hanno al loro interno una sostanza particolare che si lega alle pareti dell'esofago ed alle papille gustative della lingua mandando messaggi al cervello di ipertermia quando, in realtà, non è così. Alla fine è un'illusione, il peperoncino non è piccante, è il nostro cervello che crea questa... Questa sensazione fittizia.

Sto ciarlando, lo so.

Rispondendo al quesito: non scrivo cose chissà quanto eclatanti, invento storie, descrivo ciò che vedo e non rileggo il contenuto. È uno zibaldone di immaginazione e spezzoni della mia personalità. O quella che credo sia la mia personalità, non saprei. È che è difficile definire la propria persona perché nel farlo, si definirebbero tante cose occulte del proprio involucro e ciò mi fa paura. L'ignoto mi inquieta e quindi lo evito.
E per esempio sono restia ad esortazioni del tipo: "continua a scrivere" perché mi farebbero creare realtà utopiche che portano tanto tanto dolore e delusione.
Solo che è difficile mantenere quest'occhio realista, quando vogliono, i "sentimenti" prorompono e boom, il muro è da ricostruire. E l'idea che si ha di se stessi, crolla.

Per quanto riguarda la citazione, non saprei. Io ho un'accezione negativa delle illusioni. Sono armi a doppio taglio, portano ad una catarsi interiore che sfocia in decadenza. Distruggono il concreto e la percezione di esso.
Ultima modifica: Da .

Re: Ehm... Salve! 23/03/2016 22:00 #9

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Lieserl.
Non abbiamo capito la tua affermazione riguardo alla scrittura,quando ci dici che ti farebbe creare realtà utopiche, che portano tanto tanto dolore e delusione.
Noi crediamo che tu abbia un gran dono,il tuo modo di scrivere è incisivo e crediamo che sia un valore.
Scrivere ci da la possibilità di esternare le nostre emozioni e di fare chiarezza dentro di noi.La scrittura viene usata anche come terapia,è un buon modo per conoscersi.
Da quello che ci hai raccontato ,apprendiamo che sei una persona curiosa ,ti piace leggere e conoscere cose nuove.Se nessuno le avesse scritte come avresti potuto soddisfare questi tuoi bisogni?
Ci hai raccontato che non credi nell'amicizia e che ti hanno voltato le spalle, c'e' stato un episodio in particolare che ti ha ferita?
A volte si incontrano delle persone sbagliate, ma dobbiamo darci la possibilità di riprovare, nella vita a volte accadono cose che non ci aspettiamo, potrebbe capitarti di conoscere persone positive con cui condividere il tuo tempo.
A volte fare un piccolo passo verso qualcosa di diverso dalla solita "routine" e' molto più sorprendente di quello che possiamo immaginare.
Perché non tentare?!!
Aspettiamo presto una tua risposta,
Un sorriso grande grande

Ti invitiamo a rifletterci,
Ultima modifica: Da .

Re: Ehm... Salve! 11/04/2016 15:49 #10

Ignoravo fosse una terapia, leggerò subito a riguardo.
In ogni caso, semplicemente ho paura delle delusioni e sono restia -tanto- ai complimenti. Non credo di poter spiegare bene il motivo, ma fatico a credere a ciò che mi s'afferma. Con questo non voglio dire d'avere una brutta accezione dell'altro, è solo che... Non saprei, forse ho paura che questo "hobby" diventi un qualcosa di troppo grande da gestire.

Sì, mi piace leggere e scoprire. E sì, se qualcuno non avesse documentato (o chi per egli) il suo lavoro, oggi starei qui ad annegare nelle mille domande che mi occupano le sinapsi.

Sono un "tipo particolare" (citando la mia coscienza).
Non mi fido del tutto di chi mi s'approccia, ma per assurdo mi affeziono. Anche inconsciamente, nel mio piccolo so che ormai sono andata. Il problema sussiste quando, anche in passato, non sono riuscita a tenermi tutto per me. Non è autocommiserazione questa, è solo constatazione del reale. Cose che penso, quasi sempre, non sono afferrate da chi mi sta intorno e ciò mi porta oppressione ed anche, come dire, rabbia. Ma non quella rabbia misantropica, no. La rabbia la provo nei confronti di questa mia smania di attenzioni che allo stesso tempo odio. Come dire, non so perché esca fuori questa vena egoistica del mio carattere.
Ciò mi ha portato a considerare relazioni interpersonali più di quel che fossero, o di aprirmi fin troppo per poi restare a mani vuote, delusa ed amareggiata. Ribadisco, io sono molto gelosa delle mie idee, dei miei pensieri perché è come se ogni volta che qualcuno è andato via, si sia portato con sé quel particolare che anche il cercare di ricrearlo è inutile.
Diciamo che -forse- il tutto è accentuato da uno scarso numero di persone al mio fianco, il che implica lo stringere facilmente i rapporti, se la propensione intellettuale c'è.
Non so se mi spiego bene.
Ultima modifica: Da .

Re: Ehm... Salve! 11/04/2016 17:45 #11

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Lieserl;

Sei.. un piccolo iceberg. Affermazione piuttosto diretta, in realtà; ma è la cosa che emerge nel leggerti. Inutile dirti che è un'impressione, e che sei libera di correggerla.
Scrivi testi lunghi, ti piace dilagare, e lo fai in modo naturale. È proprio vero, ti piace scrivere. Più che quello, però, come hai detto tu, ti piace parlare. Esponi argomenti, presenti varie possibilità, estraendole dall'immenso cappello magico che è la tua mente. E ti piace giocarci.
Perchè abbiamo parlato di iceberg? Perchè sei molto prolissa nello scrivere. Precedentemente dicesti che arrossisci, ti imbarazzi e balbetti in presenza di persone, e questo ci ha fatto scorgere una "te" divisa in due: la parte sopra l'acqua, e la parte immersa nel mondo del silenzio e delle misteriose sonorità del mare.
Incuriosisci molto, un po' come una danzatrice vestita con un abito da tango che fa prove di valzer. Incuriosisci e coinvolgi. E si nota.

Non preoccuparti riguardo allo spiegarti, il tuo flusso di pensieri non è disconnesso come credi, fortunatamente ^^
Riguardo alle relazioni interpersonali, tu cosa ti aspetti dalle persone? Dici che, pur magari non volendolo, ti esponi molto. Cerchi qualcosa? Come vivi ciò che è esterno alla "te marina"? Come mai pensi che ti capitino così tante persone "non appropriate"?
Parli in modo composto, e questo non fa trasparire ciò che ti attanaglia. O meglio, razionalmente lo descrivi bene, ma ancora non ti sei sbilanciata. Ti va di esporti? Anche riguardo al "è come se ogni volta che qualcuno è andato via, si sia portato con sé quel particolare che anche il cercare di ricrearlo è inutile", che è molto particolare e interessante, come osservazione. Il tutto, ovviamente, se ti fa piacere.

A presto, cara~
Un sorriso
Ultima modifica: 11/04/2016 17:49 Da Volontario del Sorriso

Re: Ehm... Salve! 11/04/2016 18:48 #12

Innanzitutto, buonasera.
Debbo esser sincera, la metafora-paragone con l'iceberg mi ha colpito, molto. Non ci avevo mai pensato, oddio, non escludo che sì -non di rado- ho cercato di "analizzare" la mia personalità accostando ad essa immagini, ma la mia fantasia non m'aveva ancora suggerito questa che -ai miei occhi- è nuova. E sì, anche in questo caso, sono arrossita. Abbastanza

In ogni caso, capita mai, a lei, a voi, di idealizzare l'altro? Nel senso, aver inquietudine di quel punto interrogativo ch'egli rappresenta. Un'inquietudine tale d'aver paura di camminare nei meandri della persona altrui e preferire idealizzare quelle parti del suo Io ignote? Sto tentanto di rendere il tutto chiaro, ma so che sto solo sproloquiando e ne uscirà qualcosa di prolisso, ma ormai, "mi conoscete", insomma.
Cerco di rendere chiaro, un po', il rebus che ho nella testa.
Molto spesso, per paura, codardia, mancanza di coraggio nello scorgere e scoprire cosa c'è oltre il velo che copre lo scatolone che ho di fronte, preferisco immaginare cosa ci sia all'interno e bearmi di tale immaginazione. So bene che, associato alle persone, è del tutto sbagliato. Mi preclude un sano rapporto e mi arreca, poi, quell'amaro in bocca paragonabile a quella sensazione di viscido di sale sulla lingua.
Semplicemente, un paio di volte (e sono tassativa, lo so) ho provato ad esporre le mie idee e non sono stata capita e l'oppressione che ne ho provato, poi, è stata assurda. Davvero.
Non nego che ho anche pensato: "Cavolo, ma forse è in te il problema. Cerca di cambiare tu il punto di vista su un qualcosa, cerca di conformarti, fa qualcosa." ma il punto è che -fortunatamente- questa piccola vocina è stata sempre repressa. Ed è contraddittorio pure gridare vittoriosamente ed elogiare questa fortuna, ma è quella parte di me che mi contraddistingue.

Come il giallo con il limone o l'arancio con la carota. Se la carota fosse gialla, o il limone arancio, li prendereste sul serio?

Per quanto riguarda quella frase da lei/voi evidenziata, beh, questo fa sempre parte di una delle caselle della mia persona. Una delle tante.
Quando ho visto qualche mio amico caro andar via, l'ho visto come una sorta di sconfitta e il rimprovero interiore non è mancato. Pensare: magari avrei potuto tacere, non mostrare questa parte di me, mostrare quell'altra. Ma alla fine, per come son fatta, è inevitabile si mostri una porzione di tutto. Come gli 'assaggini' che si trovano al supermercato (il cui sapore è discutibile).
Vedere gli altri andare via, significa immediatamente catalogarli come ricordo e con essi, catalogare anche quella parte di me come tale. E come ricordo, idea, non è possibile -neanche avessi il Sacro Graal o la bacchetta di Voldemort- poter ricreare da quel poco che ho conservato nella mente, quella parte di me. Magari, l'ingenuità o la spensieratezza che di rado mi attanagliano, no. Sono utopie, non crede?
Insomma, spero di essermi spiegata.
Ringrazio per la cortesia, attendo risposta,
-L.
Ultima modifica: Da .

Re: Ehm... Salve! 14/04/2016 20:27 #13

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Lieserl!

Speravamo ci avresti dato un tuo parere sulla metafora dell'iceberg... Se ti andrà di analizzarla, saremo felici di ascoltare la tua risposta

Il modo in cui investighi, e descrivi, la 'relazione' che hai con l'altro è molto affascinante, e molto profonda. Ci chiedi se ci capita, se capita di idealizzare l'altro.
Noi crediamo di sì, che molte volte un po' di idealizzazione ci sia: per proteggerci, o perché vorremmo qualcosa che in quel momento non c'è, o anche solo perché quella persona ci piace e ingigantiamo i suoi lati positivi... Succede!

Come si nota già dalle tue parole, però, forse quello che conta è cosa c'è dietro. Secondo te perché c'è inquietudine quando cerchi di aprire la "scatola dell'altro"?
E non c'è anche un po' di curiosità, di voglia di scoprire cosa c'è dentro?

Non siamo tutti uguali, ma già lo sai
E ti fa onore il non aver lasciato che quella vocina ti rendesse qualcosa di diverso da ciò che sei, e aver continuato a mostrare parti di te che ti appartengono.

Riutilizzando la tua metafora bellissima di colori e frutta: forse il punto è trovare altri limoni o altre carote con cui essere liberamente gialla o arancione! Che ne pensi?
Credi che sapresti dove trovare qualcuno che abbia dei colori vicini ai tuoi?

Ti aspettiamo e ti mandiamo un abbraccio!
Tanti sorrisi
Ultima modifica: Da .

Re: Ehm... Salve! 24/04/2016 17:24 #14

Premetto che la risposta è estremamente prolissa, ma penso esplicativa in un certo senso. In ogni caso, non leggetela se avete impegni imminenti.


Buon pomeriggio e buona domenica,

Lessi un qualcosa a proposito dell'iceberg in un articolo inerente il conscio (parte al di fuori dell'acqua) e l'inconscio (parte immersa nell'acqua). Non che lo ricordi alla perfezione, ma facciamo così: la parte al di fuori è quella tangibile di me, al di sotto no.
La parte che può esser da tutti vista e toccata è quella che, dolente o nolente, compone la mia persona in modo quasi del tutto non spontaneo. Molto spesso mi capita di avere atteggiamenti o compiere azioni che fatico a controllare: che sia un'affermazione o un'osservazione, subito dopo la reputo fuori luogo anche se non lo è. Penso molto a ciò che dico, rileggo troppo ciò che scrivo e correggo, mi correggo quando parlo. Soprattutto, faccio fatica ad esprimermi oralmente e lascio tutto alla scrittura. Balbetto. Tremo. Mi controllo.
Perciò, in precedenza, dicevo di aprirmi troppo, dire cose che magari non vorrei dire all'altro su di me e poi pentirmene... Ma, ad occasione ripetuta, compio lo stesso errore quasi fosse una catena ciclica.

Poi, c'è la parte sotto la superficie oceanica. Quella che mi compone e che in gran parte è un mistero anche per me. Ho sviluppato, da un po' di tempo, una tesi... Anzi, più che tesi, un'opinione. Fa paura conoscere l'altro perché è pauroso conoscere se stessi in primis.
Quando scrivo, o mi confronto riguardo un argomento, scopro delle parti di me che non conoscevo ed alcune mi fanno paura, m'inquietano. E restano sotto questa superficie.

Ho pensato molto a ciò che mi si è detto, del fatto di scrivere in modo quasi... Ermetico, o almeno, quando si cerca di captare il perché di una mia affermazione.
Rivelo che neanch'io so il perché, molte volte. Mi convinco di una spiegazione, perché sembra esser quella giusta, che preservi la mia persona.

Ecco.
Nelle relazioni interpersonali, ho notato -in passato- una nota (allitterazione) di me che mi ha destabilizzato e che ho già accennato. La facilità con la quale mi affeziono alle persone è scombussolante. Un tornado, direi. Salvo che il tornado si trova in un deserto senza sabbia. Vuoto. Il che crea ancora più confusione.
Perché vuoto? Perché -alla fin fine- so che di paura (sabbia visibile) non debbo averne ma, allo stesso tempo, ne ho tanta.
E mi forzo ad essere scostante, lontana.

Ci sono troppi limoni o carote che mi circondano con i loro ordinari colori, chi più giallo chi meno arancione, e non fanno caso a me che sono tra la metà. Né un limone, né una carota. Né gialla, né arancione. Con spazi bianchi da riempire che opprimono l'anima.
E quest'indifferenza, in realtà, non mi dispiace.

Devo fare qualche passettino indietro, mi sa.
Anche se mi sembra assurdo doverlo fare, perché sembra la storia che tutti raccontano, che strappa qualche sospiro o commenti che la quotano banale. Perché banale lo è.
Però, mi sento di farlo.

Da bambina, da quel che ricordo e mi raccontano, non ero una fan delle conversazioni ma riuscivo ad inserirmi nel gruppo d'amici.
L'asilo, ricordo, era un luogo per me fantastico. Volevo andarci sempre, a giocare. Però, allo stesso tempo, risultavo molto insofferente alla vicinanza degli altri bambini. È limpida l'immagine di un giorno in cui mi barricai in un banco sola col mio fratello, gemello, perché gelosa di lui (so che può esser normale per dei gemelli, ma questa smania di possessione mi contraddistingue -anche se lievemente- oggi).
Le scuole elementari, all'inizio, furono una sorta di shock. Troppi bambini, visi nuovi. Ricordo che il primo giorno mi chiesero perché indossassi il grembiule bianco e non quello blu.
Sì, era una domanda sciocca, ma significativa. Perché da lì, ripensandoci, ho iniziato a chiedermi quale fosse il fine delle convenzioni. È vero, ero una bambina che rassomigliava ad un bambino, ma anche se fossi stato un bambino, chi mi costringeva ad indossare uno stupido grembiule blu che gridasse al mondo: "Hey, guardate gente, sono un ragazzino a cui piace spiderman ed indossa una stupida tunica blu elettrico solo per renderlo chiaro a tutti".
Così, iniziò la contorta storia di me contro i grembiuli.
Durante questo periodo ricordo che ero in un gruppetto di amici con i quali giocavo praticamente sempre. Tutti maschi, poi, quando iniziarono ad introdursi altre ragazzine iniziarono le incomprensioni e l'alienazione. Forse sentivo la competizione o vedevo la divergenza d'interessi. A me piaceva giocare a calcio, arrampicarmi sui cancelletti, portare la bici senza mani e vantarmene prima di andare contro un muro.
Così, conobbi il mio posticino speciale. Sulle scale di una casa cadente. Ad osservare quelli che giocavano come ombre biancastre ed anonime.
Sempre in questo periodo conobbi la mia prima "migliore amica" (ora parlo di un'età intorno agli 11 anni). Mi trovavo bene, però tendevo ad imitare gli atteggiamenti. A farmi influenzare, non sapevo più cosa m'interessasse e mi forzavo a farmi piacere ciò che piacesse a lei e a chi la circondasse.
E poi ho scoperto un lato morboso di me, di... Quell'indole di voler tutto sotto il proprio controllo, di voler sembrare ciò che non si è al fine di conseguirlo.
Cos'ero? Però non potevo dare ciò che non avevo, e dopo aver accompagnatomi durante il periodo delle scuole medie, quest'amicizia finì.
Le scuole medie, beh, le scuole medie se potessi le cancellerei dalla memoria, dalla vita di ogni persona. Ma forse non ne varrebbe la pena o sarebbe un errore farlo, perché poi non starei qui ad argomentare. Con la mia testa e la mia personalità.
Le medie le ho frequentate con mio fratello, non ero il prototipo di ragazzina -penso si sia capito- e non mancavano quelle frecciatine, battutine, occhiatine e tutto ciò che può seguire. È vivido in me il secondo anno, quando in classe arrivarono dei ragazzi più grandi, bocciati. E chi vanno a prendere come bersaglio se non me, ovviamente.
Ed una settimana senza dir niente, due, tre. Un mese, sei mesi. Semplicemente non reagivo, incassavo. Non lo definirei bullismo, era... Erano solo ragazzini che purtroppo non riuscivano ad andare oltre la punta del loro naso. Lo capivo, lo accettavo, non volevo... Non volevo affrontarlo e quindi mi riempivo la pancia di quegl'insulti. Insomma, speravo che prima o poi finissero, o no?
Diciamo che sì, la teoria non si rivelò del tutto fallimentare. Per un po' le acque si acquietarono... Ma il cosiddetto "colpo di grazia" lo ebbi quando anche mio fratello si unì a quel gruppo di ragazzi.
Ecco, non farò metafore di vasi che cadono in suolo rompendosi in mille pezzi, perché non mi sembra il caso.
Ma la rottura era più o meno quella, se si cerca un'immagine da accostare.
Insomma, io lo giustificavo dicendomi che era una sorta d'accettazione per lui. Come dire, per sentirsi parte di un gruppo aveva trovato il modo di compiacere i membri. Non gli ho mai fatto presente quanto un po' di male facesse, per non dargli dispiacere. Anzi, iniziai a chiedermi se magari... Se magari fosse vero ciò che persino lui diceva. In ogni caso, a me aggradava questa sua "felicità" però non sopportavo, in fondo, che anche lui facesse quelle cose. Insomma, io non l'avrei fatto ma ecco che in me gridava quella vocina che m'ammoniva, mi bacchettava dicendomi che quel ragionamento era da egoisti. Probabilmente l'avrei fatto anche io, non potevo saperlo, per questo non potevo giudicarlo.

Ed ecco che mi buttai a capofitto (chissà perché si dice così) nei libri. Nello studio. Mi soddisfaceva perché mi riusciva bene, mi riesce bene, ed anche uno sforzo eccessivo è ripagato da dei risultati. È tipo una droga suggestionata lo studio.

Le superiori, poi, si son aperte nel peggiore dei modi. Ho iniziato a sperimentare quest'ansia che mi coglie praticamente sempre in pubblico. Ho iniziato a non espormi, non dire ciò che penso ad aver tremolii durante le interrogazioni solo perché devo parlare davanti a tutti.
Una cosa che mi porto dietro è il timore che un professore possa chiedermi di andare in qualche classe a chiedere una qualsiasi cosa. Il tremore alle gambe ed alle braccia ed il fiatone prenderebbero il sopravvento.
Il primo anno è stato un continuum delle medie, iniziai a non essere famelica (anzi, meglio dire: a sforzarmi a non esserlo).
Il secondo anno sembrava esser migliore, conobbi un'altra mia amica con la quale condividevo tutto. Anche la persona. Ecco il mio errore, dare troppo e pretendere il doppio silentemente. Mi feci plasmare in ciò che non ero, di nuovo, consenzientemente. Cosa cavolo stavo facendo? Cominciai ad esprimere i miei timori, fiduciosa di appoggio che ci fu ma che presto divenne disgustoso. Mi son allontanata da chi magari voleva davvero aiutarmi, per quest'amicizia. Non so neanche come definirla, se fosse venerazione o morbosità la mia. Ma mi sentivo bene, poi c'è stato quest'allontanamento improvviso. Una giustificazione, l'amarezza di esser stata rimpiazzata e quella di aver dato e detto troppo.
E quelle risate nella mente di una persona leggendo delle paure da me espresse, rivelate.
Perciò dico che quando un individuo va via, porta con sé una piccola parte (che per me è immensa) della propria personalità. E ricreare quelle parte persa è impossibile, matematicamente impossibile.
Gli anni a seguire sono stati un susseguirsi di ansie varie, che tutt'ora ho.
Evito le folle, i luoghi affollati. Il parlare con persone nuove, mostrarmi in pubblico. Essere in prima fila.
Ripenso al passato ed anche ora scrivendo tutto questo mi chiedo se magari quelle cose che mi son state dette siano vere. Ora, dopo aver scritto tutto ciò, ho il desiderio persistente di cancellare la risposta. Bruciarla. Ma non perché faccia male, ma perché è tutto così insignificante che magari chi leggerà si farà qualche risata. Perciò non ne parlo, non ne ho mai parlato con nessuno. Tengo le cose per me. Perché per me son importanti, ma per gli altri no.

Le arance o i limoni intorno a me fanno paura.
E sì, provo interesse nel conoscerli ma quest'interesse fa male. Brucia. Marchia la pelle. Fa male scorgere la superficie degli oggetti in quella scatola e quando lo faccio mi pizzico gli occhi, perché non dovevo osservare, non dovevo osare ed andare così oltre.
Torno indietro.
Mi distacco.
E passo le giornate così.

Ecco, dopo questo poema penso di aver chiarito un po' di cose e di aver spolverato qualche mobiletto della mia memoria che era stato inutilizzato.
Ultima modifica: Da .

Re: Ehm... Salve! 25/04/2016 21:00 #15

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Lieser, rispolverare i mobiletti della tua memoria sembra molto interessante...quasi da poterci scrivere l'inizio per la trama di un film o di un libro...
Meglio conoscere le nostre "arance e limoni" che l'indifferenza non credi?
Non pensi sia meglio affrontare il contenuto della scatola che avere rimpianti? Magari all'inizio può fare paura...ma ci piacerebbe che tu ci provassi con noi e chissà che non possiamo continuare la trama.. del "film"..
Naturalmente puoi continuare a raccontarci anche al telefono se vuoi...diversamente noi siamo qui..
A presto!!
Ultima modifica: 25/04/2016 21:01 Da Volontario del Sorriso
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