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ARGOMENTO: Ciao Sorriso, io sono Carla

Ciao Sorriso, io sono Carla 19/02/2017 19:06 #1

Ciao, mi chiamo Carla, vivo in prov. di Vercelli e questo è il mio primo post. Ho scoperto questo forum qualche tempo fa e finalmente mi sono decisa ad iscrivermi. Mi presento brevemente: ho 20 anni, da quest'anno sono iscritta a Lettere straniere moderne all'UPO di Vercelli.
I miei genitori sono separati da quando avevo solo 5 anni e da allora vivo assieme a mia mamma. Ho avuto un'adolescenza "difficile" ma grazie alla determinazione e alla presenza di mia mamma (e ovviamente ai miei sforzi) sono riuscita a mettermi alle spalle le cose più brutte di un passato che mi pesa molto: ora che finalmente ho tagliato i ponti con i vecchi compagni e ho cambiato ambiente passando dal liceo all'università sono riuscita a vincere un pochino la timidezza e ad avere finalmente un ragazzo, un mio compagno di studi con cui abbiamo similitudini caratteriali e tante affinità e che mi fa sentire bene ma col quale mi sento ancora molto frenata a riguardo del mio passato e delle difficoltà che ho affrontato. Non gli ho raccontato nulla a riguardo perché me ne vergogno e ho paura di rovinare tutto mettendo a nudo quello che sono stata fino a non molto tempo fa. Per fortuna ho chiuso DEFINITIVAMENTE con tutto l'ambiente del mio vecchio liceo e con tutto l'inferno che ho patito lì e riesco di nuovo a "respirare" ma ho sempre timore che questo equilibrio fragile possa rompersi.
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 19/02/2017 20:40 #2

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Karla, benvenuta!
Siamo felici che ci abbia trovati e ti sia decisa a scriverci!
Ci sembra di capire che hai trascorso un adolescenza sofferta e che grazie al tuo carattere e la mamma sei riuscita a superare....avresti voglia di parlarcene? Se lo reputi troppo privato puoi chiamarci o eventualmente scriverci alla nostra mail privata Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Un abbraccio!
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 19/02/2017 22:29 #3

Ciao, e grazie per il benvenuto!

E' esattamente così. Cerco ora di inquadrare la situazione in modo più preciso.
Ho trascorso un'adolescenza molto sofferta specialmente tra le medie e i primi anni del liceo perché non mi sentivo accettata dai compagni che se non mi escludevano mi prendevano come bersaglio per le loro prese in giro: sembrerà strano ma le più feroci verso di me sono state le ragazze. Non saprei dire come è iniziata questa cosa, forse perché di base sono timida e fatico a socializzare con immediatezza, ma probabilmente anche perché non ero particolarmente interessata alle esteriorità, al look, all'essere al passo con la moda (solo ultimamente avendo più fiducia in me stessa ho iniziato a volermi più bene, ad essere più femminile e a curarmi un di più ma non baso certo la mia vita solo sull'apparenza!) e così le compagne più "fighette" hanno iniziato a trattarmi come una povera sfigata e questo "marchio di infamia" mi è rimasto appiccicato addosso. Col tempo ho capito che loro, non io, erano solo povere stupidine tanto attente all'esteriorità quanto vuote dentro e direi anche cattive, a tratti spietate. Io ci stavo molto male, ho avuto problemi alimentari gravi. Sfogavo le mie frustrazioni nel cibo, ero visibilmente aumentata di peso e questo era un ulteriore bersaglio facile per la cattiveria altrui. Così in seguito ho imparato come provocarmi apposta il vomito. La mia fortuna è stata trovare il coraggio di aprirmi con sincerità totale con mia madre (non è stato facile) che inizialmente aveva iniziato a preoccuparsi sia per il mio rendimento scolastico "zoppicante", sia perché anche al liceo continuavo ad essere sempre triste e inquieta e a non avere amici. Mia madre ha fatto davvero l'impossibile per aiutarmi a reagire e sostenermi (e io all'inizio non le ho reso la vita troppo facile). Per i disturbi alimentari sono stata aiutata da uno specialista e con tanto impegno sono riuscita ad uscirne, oggi ho di nuovo un rapporto sereno col cibo. Purtroppo dagli insegnanti non ho mai avuto appoggio. Sono felice di avere concluso il liceo. Negli ultimi due anni di liceo il mio rendimento era buono ma mi concentravo con tutta me stessa sullo studio, io in quella scuola continuavo a starci male, per me era un ambiente ostile. La possibilità di ricominciare da zero (senza che nessuno avesse pregiudizi su di me) all'università è stata un bell'aiuto: ho capito subito che lì gli altri mi percepivano come una persona diversa rispetto a come venivo percepita (e trattata) al liceo. Come ho già scritto adesso ho anche il ragazzo. Con lui sto molto bene ma non ho mai avuto il coraggio di raccontargli niente dei miei anni "difficili" che lui non immagina nemmeno. Questo un po' mi pesa perché credo che con la persona che ami ci debba essere sincerità però fino ad ora il pudore mi ha frenata. Purtroppo.

Grazie per avermi subito risposto, ricambio l'abbraccio
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Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 20/02/2017 17:31 #4

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Cara Karla,
grazie per averci spiegato un pò di più di te. E complimenti: nonostante le difficoltà che ci racconti, dalle tue parole si capisce che sei una ragazza davvero coraggiosa e che non molla. Sei fortunata anche ad avere un forte appoggio in una madre altrettanto coraggiosa e forte. Se ti va, puoi raccontarci come sei riuscita ad uscirne, quali sono state le maggiori difficoltà e quali gli strumenti, le persone che ti hanno dato forza. Quali qualità hai scoperto dentro di te in questo percorso e che ti hanno consentito di uscirne. Questo potrebbe essere di grande aiuto per altri che stiano affrontando adesso le tue stesse difficoltà.
Leggiamo che hai un ragazzo a cui tieni molto, perchè non ce lo descrivi un pò? Da quanto state insieme? Cosa ti piace di lui e quali sono queste affinità che vi legano? Conoscendo un pò di più anche lui magari riusciremo a capire meglio e ad aiutarti ad aprire una comunicazione migliore con lui.
Se ti va raccontaci anche di come va la tua nuova vita all'Università: che materie ti piacciono, se hai conosciuto persone nuove, come sono i prof, cosa vorresti fare dopo.
Un abbraccio cara e a presto!
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 21/02/2017 01:29 #5

Ciao Volontario moderatore del Sorriso!

Anzitutto sono io che ringrazio voi. Non so da quanto tempo esiste questo sito ma se avessi avuto la fortuna di scoprirne l'esistenza già qualche anno fa mi sarebbe stato di enorme aiuto: per non sentirmi sola (la vicinanza della propria madre aiuta tanto ma non può esaurire tutto, hai sempre un terribile bisogno di altri contatti umani). E poi mi sarebbe stato di aiuto sentirmi ascoltata e avere un posto in cui condividere le mie paure, le mie impressioni e le mie frustrazioni senza la paura di parlarne. Credimi, non è poco!

Ti ringrazio per i complimenti però vorrei smorzare un poco gli entusiasmi. Ho letto la storia di Breath che ha scritto dopo di me e ci sono alcuni tratti comuni con la mia, problemi alimentari compresi. Però sinceramente non mi sento in grado di insegnare niente a nessuno sia perché le storie di ciascuno di noi sono diverse, sia perché non mi sento ancora completamente fuori dai miei problemi caratteriali, anche se oggi la cosa non pare essere più evidente alle altre persone con cui vengo in contatto che nemmeno sospettano cosa ho passato fino a non molto tempo fa. Sento di aver fatto un pezzo di strada anche importante ma sono ancora in cammino alla ricerca della serenità e di riuscire a gestire meglio la mia timidezza caratteriale che non è più così "invalidante" come un tempo ma dalla quale a volte mi sento sopraffatta (è sgradevole che questo capita quando meno te l'aspetti) e anche se penso che la timidezza fa parte di me e ci dovrò sempre convivere, vorrei riuscire a patirla sempre meno.
Non so se raccontare di me possa aiutare qualcuno che magari leggerà cosa ho scritto, non mi sento all'altezza di questo. L'unico consiglio che forse mi sentirei di dare è fidarsi di chi ti vuole davvero bene ed è disposto ad aiutarti (qualcuno ci sarà, per me è stata mia mamma) e trovare il coraggio di aprirsi (non è facile). E allo stesso tempo sforzarsi di ignorare chi è all'origine delle nostre difficoltà (per niente facile specialmente se si tratta di coetanei, compagni e/o compagne di scuola dotati di carisma e influenza sul branco degli indifferenti).
Parlerò ancora di me, lo faccio molto volentieri, ma senza la pretesa di dare lezioni.

E' vero, ho fatto grandi sforzi e enormi passi avanti rispetto al baratro in cui ero sprofondata, specie durante i primi anni del liceo. Però in questo momento non mi sento ancora del tutto fuori dai miei problemi. Il cambiamento di ambiente dal liceo all'università mi ha aiutata moltissimo perché la sensazione di "ricominciare da zero" è bellissima per chi come me si sentiva in una prigione di convivenze forzate come era il mio precedente ambiente scolastico in cui, dal punto di vista delle relazioni umane, ero il classico "pesce fuor d'acqua" per usare un eufemismo, perché i ragazzi (e nel mio caso soprattutto le ragazze) sanno essere perfidamente insensibili con le persone più deboli e più ti fiaccano meno cessano di attaccarti, anzi infieriscono. Le metaforiche cicatrici del passato ci sono tutte e fanno ancora male, nel senso che resto tutt'ora incapace di rilassarmi davvero e godermi veramente questa nuova (e per molti versi bella) stagione. Ho sempre paura che capiti la situazione che non sono in grado di gestire, che scatti qualcosa di inaspettato che possa ritorcersi contro di me così come nel passato, alle medie, mi sono ritrovata improvvisamente e inaspettatamente diventata lo zimbello delle compagne più "popolari" (che avevano un forte ascendente sia sulle altre ragazzine che sui maschi della classe). Questa situazione si è trascinata al liceo dato che un paio di loro me le sono ancora ritrovate in classe e lì la situazione è ancora peggiorata. Ero lo zimbello di queste tipe che mi prendevano in giro, spettegolavano su di me alle mie spalle e mi mettevano volutamente in cattiva luce davanti a tutti solo perché non ero "trendy" come loro ed era ancora peggio se cercavo di adeguarmi curando un po' di più il vestire oppure una volta che ho "osato" con un po' di trucco: mi trattavano come una sfigata patetica. In questo caso patetica un po' lo ero perché, ad esempio, non avrei osato truccarmi, anche in modo leggero, se non fossi stata pressata a provarci dai loro comportamenti!
Sono riuscita a conviverci negli ultimi due anni (migliorando molto anche il mio rendimento scolastico) solo perché grazie all'aiuto della psicologa che mi ha seguita (grazie alla determinazione di mia madre, nonostante il mio iniziale scetticismo), facevo due sedute settimanali e alla fine ho iniziato ad avere risultati: sono riuscita a concentrarmi più su me stessa e ad estraniarmi il più possibile dall'ambiente ostile che mi circondava, scoprendo che in questo modo il bullismo dei compagni (ma soprattutto compagnE) si è pian piano trasformato in indifferenza che è già un passo avanti nonostante sia una condizione comunque triste. E sono riuscita a concentrarmi sullo studio ricavando anche piacere dalle materie che più mi appassionavano cioè quelle letterarie (compreso il latino) e la lingua inglese, a cui mi sono dedicata anche cercando di approfondire le mie conoscenze anche al di fuori di quanto strettamente richiesto dalle incombenze scolastiche. Ho faticato un po' di più con la matematica per cui non sono molto portata nonostante avessi scelto lo scientifico ma lo scopo era uscirne bene e iscrivermi all'università e il raggiungimento di questo obiettivo mi ha dato la prima grande soddisfazione e un senso di liberazione dall'ambiente scolastico che mi opprimeva.

Quello che vorrei sottolineare è che negli anni del liceo avrei desiderato tanto trovare un po' di appoggio e di comprensione da parte degli insegnanti o anche solo di qualcuno di loro. Invece erano indifferenti a quello che pure vedevano benissimo accadere nella classe ma se ne fregavano. Lo stesso è avvenuto anche quando mia mamma ha provato a parlarne con la dirigente scolastica ed è stato scoraggiante. Abbiamo considerato anche la possibilità di trasferirmi in un'altra scuola ma visto dove abitiamo c'erano troppi problemi di trasporto: non sarei stata in grado di recarmi a scuola autonomamente e non volevo dipendere da mia madre anche in questo, obbligandola ad accompagnarmi e venirmi a prendere ogni giorno. Inizialmente la possibilità di non recarmi a scuola (ovviamente all'insaputa di mia mamma) per me era una scappatoia nei momenti più difficili. Avevo imparato a falsificare la firma per le giustificazioni e ne approfittavo non certo per furbizia ma per necessità quando non riuscivo a reggere la pressione. Non l'ho più fatto dopo che sono riuscita ad aprirmi con mia mamma e abbiamo iniziato a collaborare lei ed io per cercare di superare insieme queste mie difficoltà.

Per quanto riguarda l'università con i professori c'è un rapporto più "impersonale" rispetto al liceo ma lo dico in senso positivo, è un rapporto più "adulto" e più serio dove conta molto il senso di responsabilità di ciascuno studente e il rapporto con i docenti non è per nulla viziato dai pregiudizi sulle persone che si creano frequentandosi quotidianamente in una classe di liceo, perché al liceo purtroppo ho provato sulla mia pelle anche il pregiudizio negativo dei prof specialmente nel periodo in cui ho avuto disturbi alimentari e un rendimento scolastico sempre più scadente. E' stata dura risalire anche perché mi sentivo poco considerata dagli insegnanti e questo purtroppo è durato fino alla fine, come se ci fosse una reciproca antipatia che veniva data per scontata (a differenza che con altri compagni di classe).

I motivi per cui ho scelto la laurea triennale in lettere straniere moderne, molto contenta della scelta fatta, credo sia chiaro da ciò che ho scritto sopra: mi sono appassionata alla letteratura e allo studio delle lingue, la scelta è stata fatta non per calcolo ma per il piacere di potere approfondire la conoscenza di ciò che mi ha aiutata a resistere nonostante una situazione ambientale difficile. La letteratura è una compagna che insegna tanto, aiuta a riflettere (anche su me stessa!) e non ti tradisce. Questa comune passione e un'affinità caratteriale mi ha fatta avvicinare a quello che poi è diventato il mio ragazzo. Seguivamo gli stessi corsi, qualche volta ci eravamo trovati a chiacchierare e non mi sembrava vero di sentirmi così a mio agio con lui! Riuscivo persino a reggere il suo sguardo senza arrossire e la dolcezza del suo sguardo mi è subito entrata nel cuore. Non è l'unica persona con cui sono riuscita a fare amicizia all'università ma con lui è stato subito speciale. Ci davamo appuntamento in biblioteca ed è stato lì un pomeriggio che lui ha trovato il coraggio di dirmi cosa provava per me!!! Non mi è sembrato vero perché io provavo lo stesso ma non avrei avuto il coraggio di dirglielo per paura di rovinare tutto, anche una bella amicizia. Ecco, in quel momento in cui lui si è dichiarato sono arrossita ma è stato bellissimo lo stesso. Anzi, ci ho scherzato sopra e lui mi ha detto che ero tenera. Non lo dimenticherò mai. Ma per un paio di mesi è stato "solo" un piacevole compagno di studi e un amico con cui ci sentivamo anche al telefono per parlare un po' di tutto, avendo anche gusti musicali simili che non guasta perché ha dato modo a lui di far conoscere a me cose che ancora non conoscevo e viceversa. C'è un'altra cosa che ci accomuna: nessuno di noi due aveva un profilo Facebook e anche questo ci è sembrato un segno del destino (i motivi per cui io ho sempre evitato mi sembrano ovvi, lui lo ha avuto e poi ha lasciato perdere perché si è stancato presto di perdere la giornata dietro tante stupidaggini postate dagli "amici").
Come ho già scritto per pudore non ho ancora trovato il coraggio di parlare a lui dei miei anni più difficili e dei problemi gravi che ho affrontato ma vorrei prima o poi riuscirci perché credo che il nostro rapporto meriti sincerità e trasparenza. Paradossalmente mi ha raccontato più lui delle sue difficoltà (dovute principalmente alla timidezza) e temo di sembrare ai suoi quella più forte dei due mentre in realtà sono io la più fragile. Su questo versante ho ancora strada da fare ma devo sentire dentro di me il coraggio per aprirmi, voglio cercare di muovermi nel modo migliore e non rischiare di guastare il nostro rapporto (piccole difficoltà mi mandano in crisi, come ho già scritto nel post su San Valentino nella sezione delle questioni sentimentali del forum). Tengo troppo a lui e alla nostra storia che è la cosa più bella che mi sia mai capitata.

Vedo che ho scritto molto, forse troppo e chiedo scusa per quanto mi sono dilungata.

Grazie per aver letto e un abbraccio!!!
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 22/02/2017 17:18 #6

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Karla
abbiamo letto e riletto il tuo posto con tanta attenzione e davvero con partecipazione.

Nel tuo scritto ci dai un quadro molto chiaro di cio' che hai vissuto a scuola nel periodo della tua adolescenza dovendo per forza continuare negli anni a frequentare dei compagni di classe cosi poco intelligenti e mancanti di ogni sensibilità.

Capiamo che ti abbia particolarmente colpita la cattiveria delle ragazze che invece di fare quadro intorno a te trovavano maggior piacere a schierarsi con i ragazzi aiutandoli ad emarginarti.

Per un'adolescente questa cattiveria stupida e immeritata deve essere come una ferita profonda che nel tempo non si rimargina ma continua a fare male; pensiamo sia stato normale che tu abbia cercato rifugio nel cibo.

Ma evidentemente la tua forza di carattere ha prevalso e, seppure con fatica, come tu stessa ci scrivi, ti sei confidata con la tua mamma. Sappiamo come sia difficile confidare certe cose anche e forse sopratutto alla persona che ci ama di più e che vorrebbe vederci sempre felici.

Hai una mamma speciale che ti ha ascoltato ti ha sostenuta ti ha consigliata e anche se all'inizio non eri molto convinta ti ha indirizzato verso la soluzione migliore cioè l 'aiuto di una psicologa.

Anche grazie a questo appoggio sei riuscita a terminare bene il liceo e cominciare questa nuova vita all Università. Ora ti senti finalmente un'altra persona, hai dei buoni rapporti con i compagni e con i professori e hai trovato un ragazzo che ami e che ti capisce.

Piano piano stai acquisendo autostima ma dici che la timidezza è ancora un problema: pensa che noi riteniamo che in questo mondo di persone piene di se ,prepotenti e poco riservate una persona timida ispiri tenerezza e anche il fatto di arrossire è una cosa carina.

Non vergognartene ; anche se arrossisci guarda bene in faccia la persona con la quale stai parlando e sorridi; dimostrerai semplicemente che sei una persona sensibile e che anche una cosa detta ti può toccare nell'animo.

Sii felice di avere trovato questo ragazzo che ha quanto ci racconti è molto in sintonia con te. Vedrai che col passare del tempo ti verrà spontaneo raccontargli pezzettini del tuo passato doloroso quando se ne presenterà l occasione giusta. Quando ci si ama è normale desiderare di condividere ogni cosa con l altra persona , sia le cose belle che quelle meno belle.

Noi speriamo che questa serenità che hai raggiunto ti compensi di tanti brutti ricordi.

Ci farebbe piacere se tu ci considerassi degli amici e ci tenessi al correntte della tua vita del tuo umore (che speriamo sempre migliore!!!) e dei tuoi progresso sll'Università

Hai ragione a dire che la letteratura è appassionante e lo studio delle lingue è cosi utile oggi: permette di spaziare in questo mondo dove ormai non ci sono più confini.

Aspettiamo aggiornamenti....... Un abbraccio affettuoso
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 23/02/2017 03:52 #7

Ciao Sorriso

Prima di tutto vorrei farti una domanda: a chi mi sto rivolgendo quando scrivo qui? Se ho capito bene non si tratta di una persona, un solo Volontario moderatore (come avevo supposto inizialmente), ma di un gruppo di persone che leggono e decidono una risposta, diciamo così, "collettiva", giusto?
Lo chiedo perché mi sono accorta che le risposte che ricevo sono scritte al plurale: "abbiamo letto"... "degli amici"... "ci tenessi al corrente"...
A me piace sapere che mi sto rivolgendo ad un gruppo di Amici un po' speciali. Ma faccio questa domanda per capire come mi devo rivolgere a voi. Se non vi dispiace mi rivolgerò a questo gruppo di Amici speciali come se si trattasse di un Amico chiamato semplicemente Sorriso

Caro Sorriso, sono davvero lieta dell'amicizia e dell'attenzione che mi stai offrendo e sarò felice di tenerti al corrente dei miei progressi (speriamo), del mio umore nelle piccole e grandi cose della vita. Magari cercherò di farlo con cadenze meno "serrate" rispetto ad ora ma quando ci si è appena conosciuti è bello raccontarsi tante cose per capirsi meglio. Un po' come è avvenuto col mio ragazzo: ad un certo punto parlavamo, parlavamo, ci sentivamo al telefono e non avremmo mai smesso di parlare... e tuttavia restano ancora tante cose da dirci (almeno per quanto mi riguarda) come ho già scritto. Tante cose che vorrei riuscire a raccontargli di me, ma soprattutto vorrei riuscire a farlo nel modo giusto, senza risultare inquietante e, cosa per me in assoluto più importante, senza turbare quel clima assolutamente speciale che si è creato tra noi due... nonostante "incidenti" come quello di San Valentino (di cui ho scritto nella senzione "Questioni sentimentali" e su cui purtroppo non ci sono novità al momento) che può anche apparire cosa di poco conto ma... in me c'è sempre il timore che qualcosa che non sono in grado di controllare possa da un momento all'altro turbare o rovinare la cosa più bella che mi sia capitata in tutta la vita: l'Amore che per la prima volta condivido con un ragazzo col quale ho trovato una sintonia che non credevo nemmeno immaginabile prima. Invece è successo in un modo così semplice e naturale, senza tattiche o sotterfugi (ora posso ridere quando sento parlare di "tecniche di seduzione"!) insomma una cosa bellissima che è successa tra due persone che sono riuscite miracolosamente ad andare oltre la loro timidezza e le loro fragilità caratteriali. Presumo che le mie fragilità siano più grandi delle sue ma così come lui non immagina nemmeno le cose più brutte e più dure che ho vissuto fino a non molto tempo fa perché ancora non mi sono sentita in grado di raccontargliele nemmeno a grandi linee, così io forse non conosco ancora a fondo le sue fragilità, quelle che forse anche lui si sta faticosamente portando dentro.
Una cosa che mi fa riflettere è che i pochi (ma credo buoni) amici che frequentiamo assieme sono ragazzi e ragazze conosciuti prima come compagni di studi all'università coi quali poi abbiamo iniziato ad aver piacere di trovarci anche al di fuori. Insomma, questo significa che prima io non avevo amici e questo, anche se forse non l'avevo ancora scritto esplicitamente, credo fosse chiaro. Ma anche lui non mi parla mai di amici suoi al presente ma solo qualche volta al passato, come se si trattasse di persone con cui ormai non ha più una frequentazione. Non ho mai voluto indagare oltre proprio perché questo aprirebbe un capitolo dolente della mia vita che ho paura di aprire. Ma forse anche lui ha un capitolo, probabilmente diverso dal mio, doloroso da affrontare. Spero tanto che nel percorso di approfondimento della nostra reciproca conoscenza riusciremo a trovare il modo giusto per affrontare anche questi capitoli (mi è venuto spontaneo usare una metafora letteraria: la passione per la letteratura è una delle cose che ci uniscono e su cui abbiamo subito trovato punti in comune) senza mettere in pericolo l'equilibrio della nostra relazione. Lo spero ma allo stesso tempo mi fa paura l'incapacità di dominare l'imprevisto.

Se ci penso nella mia vita non ho quasi mai sentito di avere la padronanza delle cose che mi succedevano. Mi sono quasi sempre sentita come un naufrago sballottato qua e là in balia della tempesta. Adesso, per la prima volta dai tempi dell'infanzia, mi trovo in una situazione di relativa quiete. E' una sensazione finalmente piacevole ma ho sempre come l'impressione che se mi distraggo tutto potrebbe tornare a ritorcersi contro di me. E infatti, purtroppo, non riesco ad abbandonarmi serenamente e con spensieratezza alla serenità che dopo tanta fatica e dolore ho finalmente trovato. Spero di riuscire a spiegarmi bene: detto in breve, pare tutto troppo bello per essere vero e per questo non riesco a godermelo fino in fondo, come se restassi sempre sul chi va là nel timore che tutto precipiti improvvisamente.

E' vero che la cattiveria delle ragazze che si accanivano in modo spietato contro di me mi ha ferita profondamente. E' stata una situazione bruttissima che prima non avrei mai immaginato di vivere e che però mi è capitata senza che io avessi fatto niente per provocarla. Anzi, io ero una ragazzina pacifica e, diciamolo pure, anche ingenua perché incapace di immaginare tanta perfidia. Ed è stato proprio l'essere così poco "smaliziata" a fare di me il bersaglio perfetto delle compagne più perfide, manipolatrici e capaci di influenzare le opinioni altrui. Sottolineo tutto questo perché poi, all'università, all'inizio provavo inconsciamente diffidenza soprattutto verso le altre ragazze, come se dovessi difendermi preventivamente da loro cercando di non mettermi in evidenza, quasi di non essere notata, perché avevo il terrore di essere giudicata da loro. Mi veniva spontaneo stare in una posizione "di difesa". Mi sentivo i loro occhi addosso, mi sentivo esaminata e non era vero. Quando ho incominciato a rendermi conto che i miei timori erano infondati, che mi consideravano "una di loro" né più e né meno, che stavamo tutte/i cominciando "da zero" e riuscivo a relazionarmi alla pari con gli altri ragazzi e, cosa ancor più strana, con le altre ragazze... beh, mi è sembrata una cosa strana. Bella ma strana. Invece dovrebbe essere normale!

Non so se è "normale" cercare rifugio nel cibo. Nel senso che secondo me non dovrebbe mai esserlo. Eppure succede e quando ti succede non riesci a controllarti. E' una sensazione bruttissima perché ti senti in colpa ma non ne puoi fare a meno. Anche la psicologa che mi ha seguita ha cercato prima di tutto di farmi capire che il rapporto malsano che avevo col cibo in quel periodo era una reazione sbagliata (perché danneggiava la mia autostima e la mia salute) ma comprensibile (vista la situazione ambientale difficile che stavo vivendo), cioè ha cercato di farmi capire che dovevo assolutamente smettere di colpevolizzarmi perché tornando ad accettarmi e a voler bene a me stessa sarei riuscita ad uscirne. Forse non sono ancora riuscita a voler davvero bene a me stessa ma certamente ho iniziato a non volermi più così male perché era tale la pressione che mi avevano messo addosso che io stessa ero la prima a disprezzarmi profondamente. E invece sono riuscita a recuperare un rapporto sano col cibo (con fatica, specialmente all'inizio perché tornavo a ricaderci) e a rientrare nel mio peso forma. Quest'anno poi ho iniziato a curarmi di più e a valorizzare la mia femminilità ovviamente in modo discreto e che riflette la mia personalità. Non certo per vanità o per esibizionismo (cose stupide che lascio alle mie compagne del liceo) ma solo per amor proprio. Mi guardo allo specchio e riconosco me stessa senza disprezzarmi ma piacendomi di più. Ho iniziato a truccarmi un pochino, curo maggiormente l'abbigliamento e gli accostamenti, ho iniziato a guardare le vetrine dei negozi, a volte mi compro qualcosa che mi piace, cerco di valorizzarmi con qualche accessorio come dei braccialetti oppure una collana. Come ho scritto nella sezione dedicata alle questioni sentimentali non ho i buchi alle orecchie e non ero mai stata interessata ad averli ma chissà, forse potrei anche iniziare a considerare di farmeli fare per poter indossare gli orecchini che (situazione imbarazzante) il mio ragazzo mi ha regalato per San Valentino.

Mi ha fatto piacere leggere una volta tanto un elogio della timidezza e, addirittura, leggere che arrossire può essere vista come una cosa carina. Perché quando mi capita di arrossire non è per nulla piacevole: ne sono sopraffatta e vado letteralmente nel pallone. E poi non riesco a reggere lo sguardo dell'interlocutore, altro che sorridere! Lo vivo come un grosso problema e se devo essere sincera di arrossire ne farei volentieri a meno!!! Proprio perché viviamo "in questo mondo di persone piene di se ,prepotenti e poco riservate" essere timida e arrossire nei momenti meno opportuni fa sentire fuori luogo. Non tutte le persone sono così sensibili da provare empatia per una ragazza che arrossisce, anzi so per esperienza che può essere colto come un segno di debolezza. Al liceo sono stata messa in ridicolo per essere arrossita e la cosa mi è stata poi rinfacciata anche successivamente: una situazione così pesante che non l'augurerei a nessuno. Vorrei tanto riuscire a vivere questa mia caratteristica con più naturalezza ma proprio non mi riesce. Eccetto in un caso: col mio ragazzo anche se arrossisco non mi importa di lasciar capire che qualcosa mi ha davvero "toccata nell'animo" e non smetto affatto di guardarlo negli occhi. Con lui so che è diverso, sento che lo posso fare ed è bello e tenero se resta fra noi due.

Ho parlato di mia mamma. E' vero, è una mamma speciale che mi ha sostenuta nei momenti più difficili e ha saputo prendere decisioni importanti quando è stato necessario. La cosa più difficile è stata trovare il coraggio per aprirmi con lei perché raccontarle cosa mi stava capitando e come mi sentivo è stato un po' come ammettere un mio fallimento come figlia, come dirle "mamma, non sono all'altezza delle tue legittime aspettative". Però trovato il coraggio di farlo (forse per disperazione, perché arriva un punto in cui sai che più in basso di così è impossibile andare) lei non mi ha fatto sentire per niente il peso delle aspettative tradite ma ha lottato al mio fianco, sempre. Invece c'è un lato meno bello della mia situazione familiare cioè quello del papà. Come ho già scritto i miei genitori si sono separati quando io ero ancora molto piccola tanto che non ho quasi ricordi della nostra famiglia ancora unita. Purtroppo tanto la mamma (assieme a cui vivo) mi è stata vicina, tanto il papà è sempre stato distante. Con lui ho rapporti che oserei definire "formali", niente più, anche se contribuisce al mio mantenimento però è l'affetto di un genitore che a me manca! Mi dispiace tanto ma non so come riuscire a farglielo capire né sono sicura che lui capirebbe. A differenza della mamma lui si è rifatto una famiglia e ha avuto due figli: una femminuccia che adesso ha 12 anni e un maschietto di 8 anni. Con loro lui è davvero un papà. Non dico che ne sono gelosa, sono felice per loro, però è come se mi mancasse qualcosa. La seconda moglie di mio papà è gentile con me in quelle rare volte che ci vediamo ma con i miei fratellini ho un rapporto "di conoscenza", non da sorella maggiore come vorrei. Sinceramente è molto triste. Ma forse dovrei parlare di questo nella sezione sui problemi in famiglia scrivendo lì un post apposito.


Grazie ancora per l'amicizia e l'accoglienza che ho ricevuto in questo forum!

Un forte abbraccio e un mio sorriso
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 01/03/2017 17:36 #8

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Carissima Karla,

grazie per la tua lunga ed esauriente mail.

Sai che scrivi molto bene ? Ti esprimi in maniera quanto mai corretta e sei molto chiara nel descrivere situazioni e stati d'animo.

Hai mai pensato di dedicarti alla scrittura ? Per esempio al giornalismo ? Non ci hai ancora detto a quale facoltà sei iscritta.

A proposito della nostra Associazione ci scrivi che saresti interessata a capire come funziona. Ti possiamo dire che siamo vari volontari e rispondiamo al telefono o al Forum a seconda dei turni che copriamo. Non facciamo riunioni per discutere dei post dei nostri amici che ci telefonano o scrivono. Ogni volontario risponde a seconda del proprio sentire della propria sensibilità e forse anche della propria esperienza tenendo sempre come obiettivo l aiuto alla persona che si è rivolta a noi. L 'obiettivo è che la persona che ha chiamato o scritto tragga un vantaggio o anche solo un sollievo nell'aver comunicato col SORRISO. Il momento più bello per noi è quando qualcuno alla fine di una telefonata ci dice per esempio: grazie ero molto incerto se telefonare ma ora sono contento di averlo fatto mi sento meglio........

Cara Karla, tu non puoi pretendere da un giorno all'altro di dimenticare le cose brutto che hai vissuto alle medie e al liceo, le ragazze e i ragazzi crudeli e stupidi che hai incontrato, i professori menefreghisti che ti sono capitati; purtroppo come dicevamo nella scorsa mail ci vorrà del tempo perchè impallidiscano questi ricordi e speriamo che alla fine spariscano.

Apprezzi comunque questa specie di "nuova " vita che hai iniziato all Università ? Ci racconti un sacco di dettagli positivi per esempio il rapporto con le ragazze che frequentano i tuoi corsi e delle quali all ' inizio avevi paura e che ora sono diventate tue amiche.

E normale dopo quello che ti è successo in passato che tu abbia all'inizio un atteggiamento di diffidenza verso delle situazioni nuove ma vedrai che piano piano ti abituerai a viverle in maniera sempre più naturale.

Per quello che riguarda il tuo desiderio di condividere ogni tuo episodio passato con il tuo compagno forse è bene che tu non abbia fretta di farlo: lascia che si presentino delle occasioni durante le quali il racconto di un evento accaduto negli anni neri possa inserirsi
naturalmente nel corso di un discorso.

E cosi lascia che sia anche lui spontaneamente e senza forzature ad aprirsi sul suo passato e sulle sue fragilità.

Cara Karla noi ti auguriamo di continuare nel cammino che hai intrapreso con sempre maggiore serenità.

Tienici informati dei tuoi progressi . Noi siamo sempre qui in attesa di tue buone notizie.

Un abbraccio affettuoso e un saluto anche alla tua speciale mamma
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Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 02/03/2017 17:38 #9

Ciao Sorriso

Grazie a te per la risposta al mio messaggio e anche alle mie domande sul funzionamento dell'Associazione che offre a noi giovani questo bellissimo spazio di dialogo. E' bello conoscere come funziona l'interlocuzione e come nascono le risposte ai nostri messaggi. Da parte mia devo dire che attraverso il relativo anonimato su cui si basa questa interlocuzione diventa molto più facile aprirsi con piena sincerità (che spesso per noi significa togliersi di dosso un gran peso che ci opprime) senza timore di venire giudicati. Per questo, come ho già scritto, mi dispiace di non avere conosciuto prima questo sito. Ammetto di avere anch'io esitato un po' prima di iscrivermi e trovare il coraggio di iniziare a scrivere di me. L'ho fatto dopo avere letto alcune esperienze di altri ragazzi e ragazze in parte simili al mio vissuto ma spesso anche molto diverse e, soprattutto, dopo avere notato l'accoglienza e il sostegno che ricevevano da parte di voi del Sorriso. Ho scritto proprio "coraggio" perché è stata la prima volta che mi sono trovata a scrivere di situazioni che ho vissuto e che per me sono ancora molto dolorose. Significa che mi sono sentita disposta ad affrontarle di nuovo attraverso la scrittura per rendere partecipi altre persone ma anche io posso dire tranquillamente di essere molto contenta di averlo fatto, di avere trovato questo coraggio. Il fatto di scriverne e di sentirmi accolta e ascoltata non solo mi ha fatta sentire meglio ma mi ha già aiutato moltissimo a riflettere in senso propositivo sul cammino (anche faticoso) che sto compiendo per cercare di superare le brutture e i traumi del passato e per cercare di riuscire a guardare avanti con più fiducia.

Hai parlato dei ragazzi che telefonano al Sorriso con lo stesso stato d'animo con cui mi sono posta io davanti alla possibilità di scrivere su questo forum, cioè con un'incertezza iniziale e poi con un senso di sollievo. Ecco, credo che per me sarebbe stato quasi impossibile o molto arduo riuscire ad affrontare per telefono i temi di cui ho parlato qui sul forum. Conoscendomi sono sicura che se avessi scelto la strada della voce anziché quella della scrittura sarei stata sopraffatta dall'emotività che sulle prime mi causa sempre un grandissimo disagio quando devo relazionarmi a persone che ancora non conosco ma da cui mi sento (più o meno inconsciamente) giudicata. Lo so che questo è un errore: in questi ultimi mesi ho potuto toccare con mano che non è affatto vero che le persone intorno a me stanno lì pronte a cogliere qualsiasi mio "passo falso" per giudicarmi (e condannarmi). Come ho scritto l'ho constatato con le ragazze conosciute all'università che all'inizio temevo e con alcune delle quali, poi, siamo persino diventate amiche! Però questo è ciò che mi porto dentro, quasi istintivamente, dopo lunghi anni in cui sono stata giudicata e sbeffeggiata da persone crudeli (soprattutto alcune compagne di classe che però avevano molta influenza sul resto del "branco") oppure completamente indifferenti a tutto ciò se non addirittura complici per menefreghismo (i miei insegnanti). Persone con cui avevo a che fare ogni santo giorno e verso cui ho dovuto sviluppare una mia (fragile) "corazza di indifferenza" per sopravvivere.

Per mia fortuna il contatto col Sorriso può avvenire non solo attraverso la telefonata, che sinceramente non mi sarei sentita di affrontare, ma anche attraverso la parola scritta che, invece, riesco a padroneggiare (in realtà la scrittura è una delle pochissime cose che mi sento di padroneggiare realmente) e che ha il grande pregio di restare scritta e di poter essere poi riletta e meditata anche successivamente.

Mi hai fatto dei bellissimi complimenti dicendomi che scrivo "molto bene" e che sono "molto chiara nel descrivere situazioni e stati d'animo". Non avrei potuto ricevere complimenti più belli e di questo ti sono molto grata perché non immagini quanto significhi per me. La letteratura è stata il mio rifugio per resistere nei momenti più difficili. Mi sono aggrappata alla possibilità di leggere libri per evadere, per immedesimandomi in una quantità potenzialmente infinita di altre vite, luoghi e persino epoche. Ho letto di tutto, per me stessa e a prescindere dagli obblighi scolastici. Anzi, se devo essere sincera devo dire che nessuno dei miei insegnanti mi ha mai riconosciuto niente di tutto ciò (né io me lo sarei aspettato da loro, vista l'aria che tirava) anche se, come ho scritto, negli ultimi due anni del liceo il mio rendimento scolastico era decisamente migliorato. Però mi considero un'autodidatta. E' stata proprio la passione per la letteratura e la voglia di perfezionarmi nell'inglese e possibilmente anche in altre lingue straniere che mi ha fatto scegliere il corso di laurea in lettere moderne straniere. Sono molto soddisfatta di questa scelta sia per l'interesse verso l'ambito di studio, sia perché ora riesco ad avere un rapporto molto più sereno che al liceo con i docenti, dato che all'università c'è con tutti un maggiore grado di distacco e ti senti giudicata esclusivamente sull'oggetto dello studio, non a livello personale.

Se un giorno potessi davvero dedicarmi anche professionalmente alla scrittura e in particolare al giornalismo... sarebbe davvero la realizzazione di un sogno! Non potrei sperare di meglio Per questo è bellissimo che per la prima volta qualcuno me lo abbia detto ed è bellissimo aver visto riconosciute delle qualità (una buona scrittura) che nessuno ancora mi aveva mai riconosciuto in modo tanto esplicito. Per me significa moltissimo. Grazie!!!
Però ora non voglio né riesco a fare troppi sogni sul mio futuro. Soprattutto faccio fatica a crederci veramente ai sogni (forse dovrei sentirmi libera di sognare di più?). So quanto è difficile l'ingresso nel mondo del lavoro per noi giovani e so anche che la mia insicurezza caratteriale e la mia timidezza non mi aiuteranno. Dovrò cercare di riuscire a farci i conti. Non dico superare del tutto questi miei tratti caratteriali (non credo che una persona possa diventare completamente diversa da ciò che è) ma almeno spero di riuscire a tenerli maggiormente a bada e a sentirmi in grado di padroneggiare me stessa e i miei stati d'animo in misura maggiore di oggi, cioè senza rischiare ogni momento di esserne sopraffatta.

Lo so che non posso "pretendere da un giorno all'altro di dimenticare le cose brutto che hai vissuto alle medie e al liceo" e la stupida crudeltà delle persone con cui ho avuto a che fare quotidianamente per anni. Però senza pretendere miracoli e senza nemmeno dimenticare, spero di riuscire a mettermi un poco alla volta alle spalle le angosce che le brutte esperienze passate mi hanno lasciato e che purtroppo mi impediscono di vivere il presente con una serenità che percepisco come possibile ma che ancora non riesco ad avere. Apprezzo molto la mia "nuova vita" dopo la fine del liceo e l'inizio dell'avventura all'università però mi rendo conto di non riuscire a godermela pienamente nonostante il senso di liberazione che questa nuova situazione mi ha già dato. Considero la possibilità di scrivere qui in questo forum una bella opportunità per fare passi avanti in questo percorso.

Mi scrivi che non devo avere fretta di condividere con il mio ragazzo le esperienze più traumatiche del mio passato, delle quali non ho ancora nemmeno trovato il coraggio di fare cenno. Forse in cuor mio vorrei correre più in fretta di quanto non mi riesca di fare. L'ansia di riuscire condividere tutto con lui penso sia naturale ma penso che lo sia anche la paura di affrontare determinati discorsi per il timore di turbare un equilibrio bello ma ancora molto delicato tra noi. Però mi sembra saggio e ragionevole il suggerimento di aspettare senza ansia che si presentino spontaneamente le occasioni in cui il discorso potrà sfiorare questi argomenti "difficili" in modo naturale. In fondo anche io so ancora pochissimo del suo passato e lo scambio potrà essere graduale e reciproco. Abbiamo ancora tantissime cose di noi da raccontarci e questa a ben pensarci non è nemmeno una brutta cosa.

Infine, hai mandato un saluto anche alla mia "mamma speciale". Lei è la persona che mi conosce più a fondo di chiunque altro e con cui mi sono sempre confidata (a volte con difficoltà ma per fortuna l'ho fatto) però non sa che ho iniziato a scrivere su questo forum. Non lo sa nessuno: è una cosa solo mia e strettamente personale. Però al posto del saluto le darò un abbraccio... anche da parte del Sorriso!


E naturalmente ricambio l'abbraccio del Sorriso con affetto e gratitudine
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Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 06/03/2017 21:58 #10

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao karla,
spesso i cambiamenti nelle nostre vite così come nel nostro carattere avvengono poco alla volta, pian piano iniziamo a camminare in una direzione positiva e "buona" e questo fa si che passo dopo passo scopriamo delle cose di noi e del mondo e troviamo forza e gioia la dove non ci aspettavamo di trovarle
Leggendo quello che ci scrivi ci sembra che tu sia una ragazza che si è trovata ad affrontare situazioni difficili e momenti bui e ha avuto la forza e la determinazione di attraversarli e andare oltre! Oggi ti leggiamo e vediamo una ragazza sensibile e intelligente che sta camminando a testa alta nella propria vita, e vogliamo incoraggiarti! Le ferite si rimarginano e il segno che lasciano diventa con il tempo un pezzo del percorso che abbiamo fatto per diventare le persone che siamo!
Coltiva le tue passioni, le cose che ti danno gioia e ti fanno sentire bene e prova a "riscoprire" il mondo, le persone e perché no anche te stessa!
Non giudicarti per la tua timidezza, il mondo è pieno di persone timide , sicuramente quando ti sentirai pronta ad affrontare un argomento lo farai con serenità così come ci hai scritto su questo forum.

Facci sapere come vanno le cose, ti aspettiamo e ti mandiamo un grande sorriso!
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Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 10/03/2017 19:31 #11

Ciao Sorriso

Ti ringrazio per tutti i bellissimi complimenti che hai scritto su di me e che mi danno un grandissimo incoraggiamento a non mollare e a proseguire sulla nuova strada che (non so ancora bene come) sono riuscita ad intraprendere una volta terminato il liceo, così negativo per la mia autostima per via delle persone con cui dovevo forzatamente relazionarmi (compagni, soprattutto alcune compagne carogne e docenti indifferenti o peggio). Ma puoi giurare che non mi monto la testa, che sono cosciente di essere appena all'inizio di un percorso che ha ancora mille ostacoli forse più ancora dentro la mia testa che nella realtà che mi circonda.

Mi rassicuri ancora una volta sulla timidezza e te ne sono grata perché effettivamente per una persona timida come me viene naturale e spontaneo giudicarsi e persino colpevolizzarsi. E' davvero brutto quando ti rendi conto che la timidezza ti impedisce di parlare quando vorresti, oppure ti manda nel pallone perché ti accorgi di arrossire senza apparente motivo mentre stai dialogando con un'altra persona. Lo so, non è una colpa e anche se le mie perfide compagne del liceo non perdevano occasione per approfittarsi dei miei momenti di debolezza per attaccarmi ferocemente... sto scoprendo che in altre persone (ad esempio il mio ragazzo ma non solo) la mia timidezza ispira persino simpatia e tenerezza! Però dal mio punto di vista è davvero sgradevole averci a che fare: in molte situazioni la timidezza è una specie di "invalidità". Ed è un'invalidità infida perché è sempre in agguato per emergere e tradirti quando meno te lo aspetti! Però forse, a differenza di altre invalidità ben più gravi, la timidezza si può superare con la fiducia in sé (almeno io lo spero). Non aspiro a diventare una persona spavalda, non è il mio carattere, non sarei più io. Però spero di riuscire a diventare un po' meno vittima dell'emotività e un po' più in controllo dei miei comportamenti e dei miei pensieri quando mi relaziono con altre persone. Anche se credo che un filo di timidezza mi caratterizzerà sempre perché fa parte di me, spero che col tempo la mia diventi una forma di timidezza meno aggressiva, meno invasiva e meno condizionante.

Quest'anno mi sono trovata a conoscere un ragazzo che mi piace (e a cui piaccio), ad innamorarmi (che bello, mi emoziona poterlo scrivere ) e persino a farmi alcune amiche nonostante la mia iniziale diffidenza, di cui ho già scritto, dovuta alle precedenti esperienze con le compagne delle medie e soprattutto del liceo. Eppure io sono sempre io, sono sempre Carla, sono la stessa di sempre. Non so spiegarmi come mai le persone intorno a me, in un ambiente nuovo, si siano relazionate fin da subito con me con tanta naturalezza e assenza di pregiudizi. In passato sarò stata solo così sfortunata da avere incontrato le persone sbagliate (sia quelle più perfide, sia la maggioranza che si faceva condizionare da loro o restava indifferente) oppure è dipeso anche da me? Me lo domando ma per il momento non sono capace di darmi una risposta. Eppure da quello stato di cose ho avuto danni gravissimi per la qualità della mia vita, per la mia autostima e anche per la mia salute dato che, come ho già scritto, ho attraversato pure la fase dei disturbi alimentari e ho avuto bisogno dell'aiuto di una psicologa.

Ti racconto un fatto che mi è successo questa settimana: l'insegnante ci ha assegnato un lavoro di ricerca da effettuare in piccoli gruppi di tre-quattro studenti. Quando ce lo ha spiegato ho vissuto un attimo di panico e terrore: in queste situazioni al liceo nessuno si offriva per far gruppo con me (e io avevo il terrore di chiedere ad altri di far gruppo con me perché so che avrei ricevuto una risposta che mi avrebbe ferita) così alla fine era l'insegnante ad aggregarmi ad un gruppo già formato in cui io sarei stata zitta zitta cercando di farmi notare il meno possibile e comunque ignorata dagli altri. Una situazione tristissima e umiliante! Invece questa volta altre due ragazze si sono subito proposte per far gruppo con me e io quasi mi sarei messa a piangere per la contentezza! Anche perché non frequento questo corso assieme al mio ragazzo né ad alcuno degli amici con cui ci vediamo anche al di fuori dell'ambito universitario e quindi non potevo appoggiarmi a loro, che sarebbero stati una sicurezza. Ma incredibilmente (almeno per me) non ne ho avuto bisogno! Ne sono stupita ancora adesso mentre lo scrivo

Mi auguro davvero che anche per me sia proprio come scrivi: "Le ferite si rimarginano e il segno che lasciano diventa con il tempo un pezzo del percorso che abbiamo fatto per diventare le persone che siamo!". E' una frase che mi ha fatto molto pensare e su cui ho riflettuto a lungo prima di scrivere questa risposta.

Sono molto contenta di poter scrivere in questo forum in cui mi sento ascoltata e libera di esprimermi con completa sincerità anche per quanto riguarda gli aspetti della vita più intimi e imbarazzanti. Grazie per tutto questo, per me è un grande aiuto


Un abbraccio e un bel sorriso
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Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 14/03/2017 18:57 #12

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Karla,
si sente ancora molto, quanto male ti hanno fatto gli anni delle medie e del liceo.
Ma come ti abbiamo già detto non tutto il male viene per nuocere, lo dimostra il fatto che ne sei uscita così matura e forte. La vita sai, restituisce poi in qualche modo, dandoti delle soddisfazioni che tu stessa riscontri. (vedi episodi università il tuo ragazzo e immaginiamo tanto altro, vedi mamma in gamba).
Ora ci viene da dirti che per uscire definitivamente dal ricordo ancora vivo di quel periodo, tu devi fare lo sforzo di dire a te stessa :" Carla, ne sei uscita, ora vado oltre e butto dietro le spalle le offese, le mortificazioni. Carla ha camminato, cammina ancora e riesce, senza per forza dimenticare, a passare oltre, a volare alto, affrontando il suo quotidiano con entusiasmo e perché no, anche con la sua timidezza che siamo abituati a considerarla qualcosa di negativo, invece non è sempre così. Cominciamo a considerarla anche una dote, non tutti dobbiamo essere esuberanti e sembrare sicuri di sé.
Ti lasciamo con questo pensiero prova a pensare alla tua timidezza come a un dono!
poi ci racconterai!

Tanti, tanti sorrisi.
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 16/03/2017 16:15 #13

Ciao Sorriso

Bellissime le cose che mi hai scritto e le parole di incoraggiamento che ancora una volta mi han fatto riflettere. Il punto infatti è proprio quello: trovare la forza per "passare oltre, a volare alto, affrontando il suo quotidiano con entusiasmo" ma "senza per forza dimenticare" le esperienze traumatiche vissute per troppo tempo nel passato, anzi, facendo dell'esperienza un punto di forza anziché un limite (perché è un grosso limite non riuscire a vivere pienamente nemmeno i numerosi cambiamenti positivi perché il peso del passato continua a dare angoscia e diffidenza persino quando sarebbe lecito un pizzico di spensieratezza). Più facile a dirsi che a mettere in pratica ma lo prendo come un utilissimo spunto a partire dal quale iniziare lavorare su me stessa così come in passato sonogià riuscita a fare (con successo) superando la fase, veramente orribile, dei disturbi alimentari.

Ti ringrazio per le cose carine che mi hai scritto a proposito della timidezza però, visto che ho accennato ai disturbi alimentari, resto in tema: come probabilmente saprai ieri 15 marzo si è celebrata la giornata di sensibilizzazione sui disturbi alimentari (anoressia, bulimia e non solo). Lunedì scorso la psicologa che mi aveva seguita mi ha telefonato chiedendomi se fossi disposta ad andare assieme a lei a parlare ai ragazzi di una scuola dell'esperienza che ho vissuto in prima persona, delle difficoltà che ho affrontato e che sono riuscita a superare, di come ci sono caduta e di come alla fine ce l'ho fatta. Bello, sulle prime mi sono sentita onorata da questo invito e ho accettato con entusiasmo. Poi le ho ritelefonato per chiedere maggiori dettagli su come si sarebbe svolto questo incontro in cui avrei dovuto parlare di fronte a molti ragazzi e poi rispondere alle loro domande. Mi sono sentita sempre più assalita dal panico al pensiero di dovermi esprimere di fronte a un uditorio vasto di persone sconosciute. Terrorizzata dal terrore che la voce mi si potesse spezzare in gola, dal terrore di andare in confusione, di balbettare, di non riuscire a esprimermi, di far fare brutta figura alla mia psicologa anziché risultare un esempio e un caso di successo. Non mi sono bastate tutte le rassicurazioni che lei mi ha dato, che mi avrebbe aiutata ad affrontare il "pubblico", che l'insegnante che ci ospitava è una sua vecchia e cara amica... alla fine, a malincuore, non me la sono sentita (e mi dispiace moltissimo perché in teoria avrei potuto incontrare ragazze e ragazzi che stanno vivendo le stesse difficoltà che ho avuto io e so quanto avrebbe potuto aiutarmi a quel tempo se anche a scuola da noi fosse venuta a parlarci della sua esperienza una persona che ce l'ha fatta). Però non me la sono sentita, non ce l'ho proprio fatta! Anche l'idea di affrontare nuovamente l'ambiente di un liceo mi ha fatto paura.
Ho detto alla mia psicologa le cose che avrei voluto dire a quei ragazzi (lo so che non è la stessa cosa) e poi ho saputo che l'incontro è andato bene lo stesso, che c'è stato molto interesse dei ragazzi (e di questo sono contenta) però mi è dispiaciuto tantissimo non sentirmi pronta e non sentirmi all'altezza quando avrei voluto poter essere utile per qualcuno che soffre e che sta vivendo un disagio che conosco molto bene. Oppure per evitare che lo stesso accada a qualcun altro. Ecco perché, per me, la timidezza (almeno al momento) non è "un dono" ma un ostacolo. Ecco perché desidero lavorare su me stessa per esserne meno condizionata.


Un abbraccio e un bel sorriso pieno di speranza.

(...e ancora grazie per l'ascolto e il supporto che mi state dando!)
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Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 24/03/2017 20:16 #14

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Carla,

ben ritrovata! E' sempre un piacere leggerti, sia per la proprietà di linguaggio, sia per le note di speranza che porti a tutti i frequentatori del forum.
E' vero, hai avuto una mamma vicino che ti ha compresa e sostenuta e la possibilità di andare da una psicologa che, pur se spesso messa in dubbio come figura, se è azzeccata per la persona, si rivela invece molto utile. Però hai trovato in te stessa la forza di affrontare l'argomento e di lasciarti mettere in discussione dal confronto con lei e con la mamma e continui a farlo. Davvero congratulazioni.
Ora veniamo alla timidezza e alle questioni caratteriali su cui secondo te hai ancora da lavorare un po'. Saggiamente hai già capito da sola che le tendenze di fondo del nostro carattere difficilmente si possono modificare al 100% e, in un certo senso, meno male che è così! E questo vale sia per le caratteristiche innate, sia per quelle che si sono sviluppate come risposta a stimoli e situazioni esterne. Su queste ultime però è più facile ottenere risultati, perché si tratta di aggiustamenti che la nostra psiche concepisce come strategia difensiva e quindi di sopravvivenza. Hai sperimentato tu stessa come, cambiando contesto, tu sia stata percepita e accolta in modo totalmente diverso da quanto abbiano fatto le compagne di liceo e che in relazione a ciò tu stessa abbia cambiato modo di relazionarti.
Come ti spieghi questo? Ti affascinerebbe scoprire come funziona il nostro cervello? Sai che le nostre cellule e i nostri neuroni sono estremamente plastici e che si adattano alle situazioni? Che se qualche area cerebrale viene compromessa, i neuroni di altre aree si attivano per supplire a quelle funzioni? Probabilmente hai sentito parlare di mirroring, di neuroni specchio, di empatia, di riflessi condizionati, di copioni...(quanta roba, eh?) e dunque può essere accaduto che la "nuova" Carla, cambiando ambiente, si sia posta in modo diverso verso gli altri e viceversa gli altri l'abbiano trattata meglio? In una certa parte possiamo modificare l'ambiente che ci circonda. Però ricordiamo e, sempre per autoconservazione, il cervello tiene in memoria tutte le informazioni ricevute dall'esterno, alcune "pronte all'uso", altre più nelle retrovie man mano che passa il tempo. Ma, se ci toccano certi tasti, quelle informazioni, quei ricordi sono pronti a riaffacciarsi. Può succederci però che, se ci si è formata una personalità un pochino ansiosa, analitica, che tende a riflettere molto sulle cose (il verbo giusto sarebbe rimuginare ), ostacoliamo un po' questo normale processo di gestione delle informazioni e le teniamo un po' sempre sul piede di guerra.
Probabilmente dunque ha ragione sia chi dice che col tempo imparerai a vivere di più gli stati positivi e a lasciarti andare alla felicità, sia chi, come tu stessa, ritiene che un po' dovrai fare i conti con questo aspetto della tua personalità.
Ma anche qua, ci sei arrivata già da sola: l'accettazione di sé è il primo passo per lasciar andare un problema, allentando la tensione, e superarlo.
Ti va di fare un esercizio? Ci sembri curiosa di sperimentare! Quando stai vivendo un bel momento, se ti accorgi che sta affiorando un pensiero di dubbio, di paura che svanisca, una preoccupazione per il tuo comportamento o le tue reazioni, prova a bloccarlo sul nascere e a guardarlo in faccia. Dal momento che sembri molto autoriflessiva e che sembri consapevole di ciò che ti accade interiormente anche mentre lo vivi, riuscirai con pazienza ad aumentare ancora di più la consapevolezza di quel momento, solo che, e qui viene il bello, poi provi a spostare l'attenzione dal segnale di pericolo o comunque negativo, a ciò che di positivo c'è intorno: il gesto carino del tuo ragazzo, un colore o un profumo che ti piace, l'accoglienza da parte delle tue nuove amiche. Vedrai che alla lunga il cervello imparerà a registrare questi stimoli e a fissarli in modo potente e pian piano questi sostituiranno quelli di panico, di paura del giudizio o dell'esporti.
Ci vuole però pazienza e la psicologa ha fatto bene, a nostro avviso, a portarti ad accettare con amore per te stessa le volte in cui non riesci a comportarti come vorresti. Anche quello è un modo per esercitarti nell'amare te stessa e le volte successive prevarrà il desiderio del risultato invece della paura o della timidezza. L'obiettivo associato a un'emozione positiva è molto più forte rispetto a quello che ci prefiggiamo per dovere o perfezionismo. Cosa ne pensi?

Cara Carla, attendiamo gli sviluppi delle varie vicende (orecchini compresi!) e il frutto delle riflessioni che un po' abbiamo voluto suscitarti, certi che hai tutte le premesse perché nella tua vita ci siano realizzazioni e tanto amore!

Il tuo amico Sorriso!

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Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 27/03/2017 14:40 #15

Ciao amico Sorriso

Eccomi di nuovo qua a scriverti, esercizio che già di per sé mi rasserena anche quando si tratta di affrontare argomenti molto intimi che non immaginerei di riuscire ad affrontare con chiunque altro e in altri contesti. Prima di tutto ti ringrazio per la risposta che, come sempre, individua questioni molto interessanti.

Prima di entrare nel merito però vorrei chiarire una cosa che forse non ho spiegato bene fino ad ora, anzi, probabilmente l'ho data per scontata: con la psicologa che mi ha seguita per quasi tre anni non ho più un rapporto di tipo "terapeutico", tuttavia di tanto in tanto capita di sentirci brevemente. Cioè, il più delle volte è proprio lei che mi chiama per sapere come sto e come mi va la vita. Pur senza scendere nei particolari come mi accadeva di fare ai tempi in cui mi recavo regolarmente alle sedute con lei, questa attenzione (e direi anche simpatia) rimasta nei miei confronti mi fa piacere e per questo sarei stata davvero felice di riuscire a sentirmi all'altezza della situazione quando mi ha chiesto di andare con lei a parlare di disturbi alimentari (e di come si possono superare) ai ragazzi di un liceo. Ripeto, mi è dispiaciuto tantissimo non sentirmi in grado di affrontare quella "sfida" (per me sarebbe stata tale) sia per riconoscenza dovuta a una persona che mi ha molto aiutata, sia perché forse la mia esperienza avrebbe potuto a sua volta aiutare qualcuno di quei ragazzi alle prese con problemi simili a quelli che ho affrontato e superato.

Una cosa di cui ero spaventatissima quando ho iniziato ad andare dalla psicologa era la prospettiva, per me inaccettabile, di rimanere in terapia per sempre. Cioè di dovermi rassegnare ad essere una persona "strana" (così purtroppo mi sentivo) che avrà sempre bisogno di un "sostegno". Invece lei mi ha subito rassicurata che se me la fossi sentita di darle fiducia il rapporto terapeutico avrebbe avuto un termine e io sarei riuscita a "camminare con le mie gambe". Io mi sono fidata e del resto non avevo altra scelta, stavo troppo male. Ma lei è stata di parola: i miei problemi alimentari appartengono ormai al passato, sono consapevole che ormai non ci ricascherei più, insomma, sono riuscita a camminare con le mie gambe, a tornare al mio peso forma, a migliorare tantissimo il mio rendimento scolastico nonostante una situazione ambientale difficilissima e ad uscire brillantemente dal liceo. Con tutti i problemi che restano dentro di me (sia caratteriali legati alla timidezza, sia legati ai traumi del passato che ancora non ho smaltito) che però non mi stanno più impedendo di vivere una vita anche relazionale e affettiva (questo effettivamente è un bel traguardo ) e di essere di nuovo consapevole di me stessa, anche delle mie difficoltà. Insomma, non sono più un naufrago che galleggia a fatica ma un nuotatore impegnato in una (lunga e faticosa) traversata ma dritto verso una meta.

Anche la scelta di iscrivermi a questo forum (purtroppo scoperto soltanto di recente) rientra nel "camminare con le mie gambe", che secondo me non significa non avere più bisogno di aiuto ma riuscire anche in questo ad organizzarmi con la consapevolezza dei miei limiti (ancora grossi limiti) e IN AUTONOMIA. Non più come quando ho avuto bisogno che fosse mia mamma a informarsi per individuare (e pagare) una psicologa da cui sono andata inizialmente con scetticismo e diffidenza ma di cui, per fortuna, ho deciso di fidarmi. Quella di cercare un confronto con il Sorriso è stata una iniziativa solo mia, strettamente personale e di cui nessun altro è a conoscenza. E' una cosa che sono riuscita a fare perché adesso mi sento in grado di riflettere su me stessa e di ragionare consapevolmente sui miei limiti e sulle mie paure con la determinazione ad impegnarmi per superarli (almeno per quanto possibile) e riuscire a raggiungere gli obiettivi che realisticamente mi sono data: anzitutto la mia indipendenza (anche di giudizio), una maggiore disinvoltura nel mio agire e la capacità, che ora mi manca, di vivere i bei momenti che pure mi capitano con la serenità che meriterebbero e forse anche con un pizzico di spensieratezza che non riesco ad avere.

Quando mi sono recata per la prima volta dalla psicologa sapevo di stare molto male ma ero del tutto incapace di valutare consapevolmente i miei problemi (anzi, nonostante stessi malissimo li negavo proprio) e non avevo nessuna determinazione ad impegnarmi a lavorare su me stessa come invece era necessario. Se sono arrivata al punto in cui sono ora è merito in gran parte di questa psicologa (di cui conservo una stima enorme) e di mia mamma che si è resa conto che ne avevo bisogno e si è data da fare per affidarmi a lei. Il resto ce l'ho messo io ma da sola non ci sarei mai riuscita. Se c'è una cosa che mi sentirei di dire a un ragazzo o una ragazza che sta male come sono stata io e che non sa dove sbattere la testa è di non negare di avere un grosso problema (così inganni solo te stesso/a) e di non rifiutare l'aiuto di chi ti tende una mano. Il resto ce lo devi mettere tu e non pensare che tutto si risolva magicamente e per sempre. Anzi, appena ce la fai a camminare con le tue gambe devi capire che c'è ancora tanta salita e tanta strada da fare (almeno per me è così). Questa strada io la voglio percorrere perché non voglio rassegnarmi a ciò che continua a crearmi malessere, inquietudine e senso di inadeguatezza e non intendo per nessuna ragione rischiare di sprofondare di nuovo nel baratro. Per questo ho deciso di afferrare la mano tesa del Sorriso

Torniamo allora alla timidezza, cioè il problema di cui ti ho parlato e che mi condiziona negativamente in troppe situazioni della vita. E' vero, sono consapevole che la timidezza è un mio tratto caratteriale e in quanto tale non posso pensare di fare una "svolta a U" diventando sicura e spavalda perché semplicemente non sarei più io. E' anche vero che la timidezza di per sé non è una caratteristica negativa in una persona. Il mio ragazzo è anche lui un timido e io lo amo proprio perché lui è così com'è, non vorrei che cambiasse, mi piace tanto la sua delicatezza e anche quando la timidezza lo frena nell'esternare verbalmente le sue sensazioni lui riesce ad esprimersi con la concretezza dei suoi gesti e con una tenerezza rara. Ci ho riflettuto molto cercando di "rivalutare" in positivo anche la mia timidezza pensando alla sua, a cosa mi piace del suo modo di essere. Mi è ancora più chiaro che anche nel mio caso la timidezza non è una caratteristica che va rinnegata ma, forse, va un po... educata! Nel senso che ci passa un abisso tra l'essere una ragazza timida e l'avere una timidezza talmente spiccata da condizionarti pesantemente in certe situazioni, avere rimorso per una frase detta o detta male perché la timidezza ti aveva fatto perdere il controllo di te stessa (sai quante volte mi è successo e ancora succede) oppure, come nel caso che ho descritto rispetto alla mia rinuncia ad andare a parlare ai ragazzi di quella scuola, avere così paura di me stessa e di come potrei reagire di fronte a una determinata situazione da evitarla del tutto per non rischiare il disastro. No, questo non va bene. Ok avere un carattere tendenzialmente timido, che può anche risultare una cosa carina e simpatica alle persone che si relazionano con noi, ma c'è un limite e purtroppo io mi sento abbondantemente oltre questo limite.

Trovo molto affascinante il discorso sul funzionamento del nostro cervello. Alcune delle cose che mi hai accennato le conoscevo, altre meriterebbero qualche approfondimento che non escludo di fare per interesse personale. Mi pare sensato supporre, come tu mi suggerisci, che il mio cervello sia tutt'ora condizionato da atteggiamenti "di difesa" che avevano senso rispetto a situazioni che hanno caratterizzato il mio passato ma che oggi non dovrei più temere perché non sto più vivendo entro un ambiente così ostile. E allora la posizione "di difesa" finisce per costituire un ostacolo anziché favorire comportamenti utili di "autoconservazione". Credo sia proprio così.

Invece non credo che passando dal liceo all'università la "nuova Carla" si sia "posta in modo diverso" nel nuovo ambiente suscitando così l'atteggiamento differente delle altre persone. All'università è arrivata la "vecchia Carla" con tutte le sue barriere difensive automaticamente sollevate e con tutta la diffidenzza che ne deriva. Secondo me invece è stato l'atteggiamento delle altre persone, "stranamente" privo di pregiudizi nei miei confronti, a farmi iniziare ad abbassare le barriere e a permettermi di aprirmi all'amore (se me l'avessero detto prima non ci avrei creduto) e alle nuove amicizie (incredibilmente per me, vista l'esperienza del liceo, anche femminili!). Sono convinta che quella che tu chiami la "nuova Carla", ammesso che ne esista davvero una nuova , non sia il risultato di un mio diverso atteggiamento ma quello del differente atteggiamento altrui e dell'assenza di pregiudizi nei miei confronti. Come si possa spiegare questo per me resta un mistero. E' possibile pensare che, quando ti trovi in un ambiente del tutto nuovo, tu debba confidare in un pizzico di fortuna perché se per caso qualcuno (specie se ha una certa influenza sugli altri in quel contesto) inizia a bollarti negativamente, quello stigma continuerà a perseguitarti per sempre e indipendentemente dai tuoi demeriti? Non lo so con certezza, non so se è una regola ma dalla mia esperienza personale pare proprio così. E quando prima ho detto di aver trovato negli altri, una volta arrivata all'università, un atteggiamento "stranamente" privo di pregiudizi ho scritto apposta "stranamente" tra virgolette perché razionalmente sono convinta che questa debba essere la normalità e che, se mai, quelle "strane" e anomale erano le mie compagne del liceo che, come mi diceva la psicologa, mi usavano per sfogare le loro insicurezze approfittando del mio catarrere timido e mite.

Penso che la definizione di "personalità un pochino ansiosa, analitica, che tende a riflettere molto sulle cose" mi descriva con precisione. Eh si, diciamolo pure, tendo parecchio a "rimuginare"
Forse il punto va cercato proprio nel discrimine (in verità molto sottile perché dipende dalle situazioni) tra "riflettere" e "rimuginare". Se essere analitici e riflessivi è una caratteristica positiva che, se bene incanalata, può anche darti una marcia in più. Invece la tendenza a rimuginare è qualcosa che ci si ritorce contro. Secondo te sbaglio se dico che "rimuginare" equivale ad utilizzare le nostre facoltà di analisi e riflessione in modo (inconsapevolmente) autolesionistico? Perché a pensarci bene credo di fare proprio questo e in effetti, senza volerlo, eccomi sempre "sul piede di guerra". Non perché lo decido io consapevolmente ma per gli automatismi sviluppati nel passato che continuano a scattarmi nel cervello anche quando, razionalmente, mi rendo conto che non ce ne sarebbe alcuna necessità. Grazie per avermi aiutato a mettere a fuoco questo meccanismo: averne consapevolezza è il primo passo nella giusta direzione. Anche se mi rendo conto della difficoltà di mettere tutto ciò in pratica. Se hai questa tendenza è davvero difficile riuscire a smettere di rimuginare, cioè è difficile riuscire a individuare il discrimine che separa il rimuginare dal riflettere.

E' vero, sono molto "curiosa di sperimentare". Ma anche l'esercizio che mi proponi non è un esercizio semplice! Però mi sembra una proposta saggia, cioè mi sembra sensato lavorare nel senso che mi proponi: cercare di "bloccare sul nascere" le autodifese (inutili), le ansie e i pensieri negativi che mi impediscono di abbandonarmi a gustare con pienezza e serenità le situazioni belle. Non credo di esserne (ancora) capace perché ansie e timori mi assalgono "a tradimento", non lo vorrei ma quando me ne rendo conto ne sono già sopraffatta. E' difficile distendersi quando sei già in tensione, bisognerebbe imparare a non andarci proprio. Giustamente mi scrivi anche: "l'accettazione di sé è il primo passo per lasciar andare un problema, allentando la tensione, e superarlo". Raramente dai giochi di parole nascono ragionamenti profondi ma leggendo "allentare la tensione" mi è venuto spontaneo pensare anche ad "allenare la tensione" perché con l'allenamento pian piano possono diventare possibili cose che prima non saresti mai riuscita a fare e credo di avere un gran bisogno di iniziare ad allenarmi per riuscire davvero ad allentare al momento opportuno gli stati di tensione. E poi ancora, se tutto questo può passare attraverso "l'accettazione di sé" allora è proprio su quella che devo concentrarmi. Non è facile (è difficilissimo riuscire ad "accettare con amore per te stessa le volte in cui non riesci a comportarti come vorresti") ma, credimi, la determinazione non mi manca.

Lo spunto più bello e interessante però me l'hai dato proprio alla fine, scrivendomi che "L'obiettivo associato a un'emozione positiva è molto più forte rispetto a quello che ci prefiggiamo per dovere o perfezionismo."

Mi hai fatto capire una cosa che ancora non ero riuscita a mettere a fuoco così nettamente: in effetti fino ad ora ho lavorato molto (e anche duramente) per raggiungere risultati che mi ero prefissa per senso del dovere. Soprattutto dovere verso me stessa, il che è comunque una bella cosa. Mi riferisco soprattutto all'essere rientrata nel mio peso (una volta riuscita a liberarmi dalla schiavitù del cibo, sfogo delle mie frustrazioni) e alla determinazione con cui mi sono impegnata nello studio per terminare il liceo (isolandomi quanto più possibile dalle ostilità ambientali) e per conquistarmi questa nuova avventura all'università. Non è stato facile e spesso nemmeno piacevole però mi ci sono impegnata come meglio potevo, cercando di dare il massimo per DOVERE VERSO ME STESSA, per una questione di riscatto personale. Ma l'"obiettivo legato a un'emozione positiva" è un salto di qualità deciso perché più che sul "DOVERE" e sulla SOFFERENZA necessaria per centrare un risultato implica il concentrarsi sul "PIACERE" che questo risultato comporta. In effetti devo ammettere che io finora nemmeno ci pensavo, incapace persino di immaginarle la possibilità di lavorare proprio sull'idea del "piacere" (inizierò a farlo) che mi sembra un moltiplicatore motivazionale formidabile. Ti ringrazio di avermelo fatto notare con chiarezza e semplicità.


P.S.
Sugli orecchini per il momento non ho nessuna novità da raccontarti (eccetto che sabato sera faceva di nuovo un po' freddo e per uscire col mio ragazzo e i nostri amici mi sono potuta ancora mettere il solito giaccone, con le stelline appuntate a spilletta ). Anche se ci ho pensato molto, nonostante i buoni propositi non sono ancora riuscita a trovare il coraggio per affrontare il discorso con mia mamma: ho timore di compiere questo (necessario) passo, cioè dichiararle il mio punto di vista riguardo la possibilità dei buchi prima di prendere una MIA decisione in proposito.



Un forte abbraccio e ancora un bel sorriso
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