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ARGOMENTO: Ciao Sorriso, io sono Carla

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 31/03/2017 17:49 #16

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Karla,

leggendo i tuoi post non si può fare a meno di congratularsi con te per il buon cammino che hai intrapreso verso la resurrezione stante la consapevolezza che metti nel rinfrancare passo dopo passo la tua autostima, e la capacità delle tue riflessioni.
Il difficile periodo della pre-adolescenza e dell’adolescenza dove tutto cambia come gusti, carattere, interessi, visioni del mondo, fisicità, dove spesso è presente incertezza, insicurezza, melanconia, è stato superato anche se ha comportato dolori e difficoltà.
Ora stai affrontando le esperienze del giovane adulto che sempre più matura consapevolezza e volontà di impegnarsi, di conoscere, di provare, di ponderare, di guardare al futuro con curiosità e volontà di esserci come soggetto attivo.
Il percorso degli studi universitari ti permetterà esperienze interessanti, l’affettuoso scambio di sentimenti e sensazioni col tuo ragazzo ti permetterà intuizioni e profondità che rafforzeranno il tuo carattere e la tua sicurezza.

Buon pomeriggio Carla e un forte abbraccio da Sorriso
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 04/04/2017 14:49 #17

Ciao Sorriso

Dato che paure e insicurezza sono ancora un mio grande problema, non sai quanto è importante per me ricevere una conferma rispetto a ciò che sto cercando di fare per trovarmi più a mio agio nel mondo.
Grazie ancora una volta per le parole di incoraggiamento e per avermi ulteriormente confermato che la strada che ho intrapreso, pur con tutte le difficoltà che ancora mi si presentano, va nella giusta direzione rispetto al raggiungimento degli obiettivi (possibili) che mi sono prefissa, e che nuovamente riassumo in breve, per chiarirli ancora di più anche a me stessa:

1. Entrare compiutamente e responsabilmente nell'età adulta senza farmi più condizionare dai fantasmi di un'adolescenza molto triste e inquieta.

2. Riuscire ad essere ragionevolmente padrona di me stessa senza lasciarmi sopraffre dalla timidezza (che pure accetto come una mia caratteristica), dalla quale invece continuo a sentirmi molto limitata.

3. Infine essere finalmente in grado di vivere con pienezza (e possibilmente anche con un pizzico di spensieratezza) i momenti belli che non mi sono più preclusi e i traguardi raggiunti.

Aggiungo il punto di vista che mi avevi suggerito e che ho trovato illuminante: applicarmi per raggiungere un traguardo non solo per "senso del dovere" (anche se verso me stessa) ma ancor più col gusto e il piacere del risultato da raggiungere.

Sono certa che tutto questo è a portata di mano, si può fare, ce la posso davvero fare! Anche se non è semplice, nulla pioverà dal cielo ma dipende da me.

Volevo infine raccontarti di un'iniziativa che sto per intraprendere: ho deciso che mi iscriverò ad un corso di teatro dopo essere stata alla presentazione venerdì scorso. La mia intenzione è cercare di capire se è vero, come molti dicono, che provare ad immedesimarsi in un personaggio messo in scena (che non sono io, è appunto "solo" un personaggio) può aiutarmi a vincere almeno un po' della timidezza. Sono molto incuriosita dal mettermi alla prova in questo senso. Ci ho riflettuto prima di decidere di iscrivermi, perché il rischio di fallire è sempre in agguato: e se non dovesse essere così, se dovessi riscontrare che la timidezza mi assale anche se sto provando a rappresentare un personaggio che non sono io? Non posso saperlo finché non ci provo, ovvio Però mi sono detta: sia chiaro fin dall'inizio che se poi mi troverò a disagio e avrò delle cattive sensazioni non continuerò a farmi del male solo per "senso del dovere" ma, semplicemente, abbandonerò il corso senza però viverlo come un fallimento personale. Mi sono anche detta: meglio rischiare una marcia indietro (possibilità comunque preventivata) piuttosto che restare a rimpiangere di non averci nemmeno provato, col dubbio che cimentarmi con la recitazione avrebbe potuto aiutarmi. Vediamo, io ci provo poi quel che viene viene. Anche se in cuor mio spero di ricevere sensazioni positive e spero in una occasione di crescita personale.
Comunque vada, tornerò a raccontare le mie impressioni


Un abbraccio e un bel sorriso
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Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 04/04/2017 20:51 #18

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Karla,
bellissima l'iniziativa di fare un corso di teatro. Ottimo pensiero Karla!
Condividiamo moltissimo le parole che hai scritto nell'ultima parte del tuo messaggio.
Il mettersi in gioco con i presupposti espressi ci fa dire che parti con il piede giusto:
"Ogni lasciata è persa". è solo un vecchio detto, ma significativo.
Il mettersi in gioco vuol dire coraggio!!! Vedrai sarai soddisfatta, e anche se dovessi ritenere ad un certo punto del tuo cammino di smettere, nulla è perduto, anzi l'esperienza insegna sempre!

Un abbraccio e un sorriso anche a te!
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 05/04/2017 15:56 #19

Ciao Sorriso

Sono appena andata a versare la quota di iscrizione al corso! Sono molto curiosa per questa esperienza e penso che le premesse siano buone anche se purtroppo non sono riuscita a "trascinare" nessuno del nostro giro di amici né il mio ragazzo che, per usare sue parole, al solo pensiero prova disagio (che rispetto profondamente, di certo non intendo forzarlo) anche se mi ha incoraggiata ad assecondare il mio desiderio di partecipare, cosa che per me significa molto.

Mi piace pensarla come scrivi tu: la cosa più importante è la determinazione a "mettermi in gioco", poi vedremo quali sono i miei limiti e comunque andrà a finire avrò sempre fatto esperienza e imparato qualcosa in più su me stessa.


Un abbraccio e ancora un bel sorriso!
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Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 05/04/2017 16:39 #20

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Grazie cara Karla di averci subito informato che presa la decisione ti sei fiondata ad iscriverti al corso di teatro.
Bravissima. Alla tua età vale la pena di fare le esperienze verso le quali ci si sente portati.
Come dici tu stessa : se in seguito capirai che non è il tuo campo e che hai fatto una scelta sbagliata potrai sempre ritirarti.

Noi riteniamo che ogni nuova esperienza ci arricchisce anche si dura soltanto un breve periodo.

In fondo non è neanche male che nè il tuo ragazzo nè alcuno dei tuoi amici abbia voluto seguirti. Puo' darsi che tu ti senta più libera nell'esprimerti nella recitazione, più spontanea tenendo conto della timidezza della quale sempre ti lamenti.....

Cosa ne pensi tu ?

Quando cominceranno le lezioni ?

Siamo curiosi di conoscere le tue prime impressioni.

Facci sapere. Nell'attesa un caro abbraccio
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 11/04/2017 16:37 #21

Ciao Sorriso

Se sul fronte "orecchini" (come ho appena scritto nell'altro thread in "Questioni sentimentali") non ho buone notizie e non riesco a vincere l'ansia per il giudizio di mia mamma, sul fronte "teatro" invece ho solo cose belle da raccontare!

La prima lezione è stata davvero interessante ed è stato bello avervi preso parte perché siamo stati introdotti all'improvvisazione. I nostri istruttori e istruttrici sono stati così bravi da buttarci fin da subito "sulla scena" per improvvisare con loro (in realtà molto abili a mettere una toppa alle nostre inevitabili defaillance) nel tentativo di immedesimarci e immergerci "al volo" in un personaggio e nella situazione prposta. E' stata un'esperienza piacevole e divertente, ho avuto solo belle sensazioni da un ambiente simpatico in cui le persone che partecipano dimostrano uno spirito collaborativo e di "complicità".

Non intendo forzare né il mio ragazzo né i nostri amici a partecipare se non si sentono a loro agio (così come non vorrei che nessuno lo facesse con me) però se devo essere proprio sincera mi dispiace che nessuno di loro mi abbia seguita in questa esperienza che mi sarebbe piaciuto condividere. Non so se la loro assenza è davvero un bene perché con loro mi sarei comunque sentita libera di esprimermi dato che si tratta di persone che mi ispirano fiducia e che avrei desiderato avere al mio fianco al momento di affrontare un'esperienza nuova e sconosciuta. Però mi sono resa conto di non aver bisogno di un appoggio, mi sembra di riuscire a cavarmela bene (almeno per ora) e forse sarà l'occasione di stringere anche nuove amicizie.

Per il momento posso solo dire di essere felice di essermi iscritta. In che misura questa esperienza avrà riflessi positivi rispetto alla mia iper-timidezza sarà tutto da scoprire ma mi sento fiduciosa

Un abbraccio forte e un bel sorriso
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 12/04/2017 15:28 #22

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Carissima Karla

che piacere ricevere da te un post cosi allegro e positivo !!!

Pensiamo sia stato davvero interessante partecipare alla prima lezione e "essere gettati sulla scena " senza tanti preamboli. Forse gli istruttori e istruttrici volevano verificare fino a che punto eravate disposti a mettervi in gioco e, ci sembra, tu ci sia stata.

Di quanti allievi è composto il gruppo ?

Hai parlato con qualcuno dei tuoi compagni di corso che ti ha ispirato simpatia ?

Capiamo che avresti preferito che qualcuno dei tuoi amici o il tuo stesso ragazzo ti avessero seguito in questa esperienza ma, come tu stessa dici, magari stando così le cose avrai l occasione di stringere un rapporto di amicizia con persone nuove che condividono con te questa passione.

L ' ambiente è simpatico,lo spirito delle persone che partecipano al corso è collaborativo e di complicità: ne potrai uscire senz' altro arricchita.

Magari qualcuno del tuo entourage vedendoti cosi entusiasta potrà seguire il tuo esempio.

Vedremo !!!!

Intanto tu sii felice di avere scelto qualcosa che ti piaceva e che non ti ha deluso. Sii costante e mantieni l 'entusiasmo.

Un abbraccio e non preoccuparti troppo della questione "orecchini"!!!!!!

A presto.
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 12/04/2017 18:15 #23

Ciao Sorriso

Anche per me è un piacere poter scrivere a proposito di un'esperienza così positiva perché divertente e interessante allo stesso tempo. Sono uscita dalla prima lezione con una strana sensazione di euforia. Devo ammettere che inizialmente ero molto tesa proprio per l'inizio di una nuova avventura "verso l'ignoto" e perché ancora non conoscevo nessuna delle persone che avrei incontrato. Poi invece, superate le ansie dell'attesa, è stato piacevole tuffarmi in questa situazione nuova, per certi versi direi addirittura elettrizzante. Infatti non vedo l'ora di tornarci

Ho raccontato di questo corso di teatro con un tale entusiasmo che effettivamente nel nostro piccolo circolo di amici l'atteggiamento è passato dallo scetticismo alla curiosità. Mi farebbe tanto piacere che qualcuno tra loro mi seguisse (purtroppo non sarà il mio ragazzo, anche se mi ha ripetuto che è molto contento del mio entusiasmo) proprio per il gusto della condivisione e perché quando ci sarà da studiare sarebbe bello poterlo fare assieme. Non ho ancora perso le speranze e c'è ancora la possibilità di iscriversi ed aggregarsi al gruppo. Poi a giugno ci sarà una specie di saggio finale ma nel frattempo in maggio avremo anche un fine settimana di "full immersion".

Al momento siamo 22 allievi in maggioranza nuovi mentre alcuni hanno già frequentato quello che si era tenuto lo scorso anno e infatti in questa prima lezione hanno fatto un po' da traino a noi nuovi, in appoggio ai quattro istruttori che sono due ragazzi e due ragazze tutti attorno ai trent'anni. E' interessante perché quest'anno il corso avrà un programma differente dallo scorso anno però si inizia sempre con l'improvvisazione: visti i risultati mi sembra un'ottima scelta perché aiuta tantissimo a rompere il ghiaccio sia verso lo "stare in scena" , sia tra di noi.

Ho già avuto modo di parlare con vari allievi ma in particolare con due ragazze mie coetanee (già amiche tra loro) con cui mi pare ci sia una certa simpatia reciproca. Incredibile per me solo fino a pochi mesi fa, non ho più quel senso di iniziale diffidenza verso le altre ragazze! Lo considero un grosso traguardo raggiunto! Perché, come ho già spiegato, sono uscita dal liceo traumatizzata dal rapporto malsano che mio malgrado avevo soprattutto con le compagne. Ma adesso basta, questa diffidenza non mi appartiene più, non fa più parte del mio presente, resta "solo" relegata ai brutti ricordi del passato. Ma è più bello guardare avanti, finalmente!
Un motivo in più, anche quest'ultimo, per conservare l'entusiasmo

Della "questione orecchini" invece mi preoccupo non tanto per gli orecchini in sé e nemmeno rispetto al mio ragazzo (una volta superate le incomprensioni reciproche non ho dubbi sull'intensità e sincerità della nostra intesa), bensì rispetto al rapporto con mia mamma, dato che lei è una figura assolutamente fondamentale nella mia vita ed è stata per un lunghissimo tempo il mio UNICO appoggio "affettivo". Lei ed io siamo sempre state "consonanti", in tutto e per tutto. Possibile mai che, pur avendo fatto progressi enormi su tanti aspetti della mia vita, io continui a temere di discutere con lei per timore di contrariarla?

Un sano rapporto dialettico con i genitori è normale per tutti i ragazzi, fa parte del crescere. Ma per me non è così: con mio padre (che ha formato un'altra famiglia) non ho un vero rapporto, alla mamma voglio un bene enorme ma con lei sono incapace di discutere. Possibile temere a tal punto il suo giudizio? Penso che tra persone adulte che si vogliono bene dovrebbe essere normale conservare il rispetto reciproco e i bei sentimenti anche quando si hanno opinioni diverse. Invece continua ad essere più forte di me: al solo pensiero di dire a mia mamma che potrei pensare (condizionale d'obbligo) di farmi bucare i lobi per indossare gli orecchini che ho ricevuto dal mio ragazzo (e magari non solo quelli) mi assale l'ansia, sapendo della sua contrarietà al riguardo. E così evito.

Incidentalmente l'occasione di confronto con mia mamma si è offerta a me attraverso questi orecchini ricevuti in regalo ma avrebbe potuto avvenire su altro, prima o poi. La vedo come una "palestra" per allenarmi a una relazione finalmente adulta tra me e lei. Considerando che l'argomento di discussione non è di vitale importanza, potrebbe essere una eccellente occasione di allenamento... ma non lo sarà mai finché continuo ad evitare anziché affrontarla.


Un abbraccio forte e un bel sorriso, grato e sincero
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Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 05/05/2017 18:44 #24

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Carissima Karla,

Come sta andando il tuo corso di teatro? Giugno è alle porte... sei elettrizzata per il saggio? Trovi che questo corso ti stia aiutando anche nella vita quotidiana, magari con il rapporto con te stessa e con gli altri? Il teatro ci apre delle dimensioni interiori incredibili, come se aprisse delle stanze segrete dove noi racchiudiamo i nostri tesori nascosti.

Cara Karla, ci parli anche del rapporto con la tua mamma, il tuo punto di riferimento, e il peso che ha ancora il suo giudizio. Ci colpisce molto quando dici "Penso che tra persone adulte che si vogliono bene dovrebbe essere normale conservare il rispetto reciproco e i bei sentimenti anche quando si hanno opinioni diverse", tu ti senti adulta quando parli con tua mamma?

Aspettiamo tue notizie.
Un abbraccio immenso
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 05/05/2017 19:51 #25

Ciao Sorriso

Guarda un po' il caso, non avevo ancora letto la tua ultima risposta e stavo proprio scrivendo di quanto sono entusiasta (si, in questo caso "entusiasta" è proprio la parola giusta!) di questo breve corso di teatro a cui mi ero iscritta senza grandi aspettative e con la speranza - nemmeno troppo segreta - che quest'esperienza mi potesse aiutare a vincere almeno un po' la timidezza, che come ben sai è un mio enorme problema perché mi limita molto e mi fa vivere davvero male parecchie situazioni della vita.

Non saprei dire se (ed eventualmente quanto) il corso di teatro mi ha aiutata a subire meno il peso della timidezza e dell'imbarazzo. Però posso dire che ho superato molto in fretta lo spaesamento iniziale, il che è già un risultato enorme per me! Lo è in special modo considerando che né il mio ragazzo né alcuno del nostro piccolo giro di amici dell'università ha deciso di farmi compagnia iscrivendosi con me, per cui mi sono trovata in un ambiente nuovo, tra persone sconosciute alcune delle quali già amiche tra loro. Invece ho impiegato poco a trovarmi a mio agio sia con i nostri istruttori e istruttrici, sia tra gli altri allievi del corso. In particolare ho fatto amicizia con due ragazze (già tra loro amiche) e posso dire di avere sicuramente superato quel forte senso di diffidenza verso le mie coetanee femmine (retaggio dell'epoca ancora recente del liceo, dove erano proprio alcune compagne ad avermi fatta bersaglio di bullismo) che ai primi tempi all'università mi faceva guardare con inconscio sospetto alle compagne... salvo poi rendermi conto che loro non si sognavano nemmeno di discriminarmi e che la situazione anomala, se mai, era proprio quella del liceo.

Ho detto delle persone ma vorrei anche dire qualcosa dell'esperienza con la recitazione, la prima in assoluto per me. Non immaginavo come avrebbe potuto essere l'impatto e, come avevo già scritto, grazie alla bravura dei nostri istruttori che ci hanno gettato immediatamente "in scena" lavorando sull'improvvisazione, mi sono trovata bene. Il che non significa che ho scoperto in me un talento per la recitazione (poi il corso che frequento non ha queste pretese) ma che mi piace esprimermi recitando nei panni di un personaggio che non sono io: è una situazione intrigante e la timidezza in questo caso non mi è di impaccio. Non temo la scena (questo non era per niente scontato) ma ho voglia di sperimentare. Poi per il saggio finale sarà diverso, quello è un po' più "terrorizzante". E poi dopo essere passati attraverso l'improvvisazione e il canovaccio in vista del saggio stiamo lavorando su un copione originale che i nostri istruttori hanno scritto apposta per noi. Una bella sfida ma mi piace. E' vero, "Il teatro ci apre delle dimensioni interiori incredibili"! Il tesoro nascosto penso sia proprio in quello che ho scritto: scoprire che mi sento a mio agio in una situazione nuova che in teoria poteva essere ricca di insidie. Poi chissà che non ne possa scoprire altri...

Il discorso del temere il giudizio di mia mamma invece si fa più complicato. No, quando parlo con lei faccio una fatica terribile a sentirmi davvero "adulta". Il nostro rapporto tende ad essere sempre quello di una mamma con la sua bambina e viceversa. Però come ho scritto nell'altro thread (in "Questioni sentimentali", anche se il discorso è scivolato altrove) sono riuscita in uno sforzo per me titanico: essere riuscita a puntualizzare e dire a mia mamma (atea) la verità sulla Bibbia che tengo sulla mia scrivania e sulla attrazione che ultimamente la parola di Gesù Cristo e l'eventuale prospettiva della fede esercitano su di me. Non è stato per niente facile ma rispetto a questo argomento il peso della mia "inautenticità" si è rivelato più grande della paura del giudizio.

Non sono stata giudicata dalla mamma (almeno lei non mi ha espresso giudizi anche se forse mi ha giudicata in cuor suo) però purtroppo non mi sono nemmeno sentita compresa. E' evidente che lei è rimasta spaesata e che non riesce a capire questa mia curiosità verso la religione dopo che ho ricevuto una educazione assolutamente laica e atea (come ho già scritto non sono stata nemmeno battezzata e sono sempre stata esentata dall'ora di religione a scuola). Se devo essere sincera mi dispiace (e un po' mi pesa) non sentirmi capita da mia mamma anche nella divergenza di opinione. Mi piacerebbe che lei avesse voglia di discutere con me anche tenendo ciascuno il proprio punto di vista, fermi restando rispetto e amore. E invece non è così, sento un muro riguardo l'argomento specifico della religione che però non si riflette (per fortuna) sul resto del nostro rapporto madre/figlia che prosegue immutato.

Incredibilmente mi è risultato più facile (per quanto già molto difficile) affrontare con mia mammma il tema della mia apertura e curiosità verso la religione rispetto a quello degli orecchini. Non me la sento ancora di dirle che mi piacerebbe farmi bucare le orecchie (anche se in cuor mio ho deciso che prima o poi lo farò) e sento di aver già messo tanta carne al fuoco per ora. Però anche questo è un argomento che devo trovare il coraggio di affrontare con mia mamma, non tanto per la cosa in sé ma proprio per un problema di evoluzione in senso più adulto del nostro rapporto oltre che per una mia esigenza di autenticità nei suoi confronti.


Un grandissimo abbraccio e un bel sorriso
...e ancora grazie!
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Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 05/05/2017 19:53 #26

P.S.

"stavo proprio scrivendo di quanto sono entusiasta"... non ho scritto che stavo scrivendo del corso di teatro in un altro thread, in risposta alla cara amica Pacca (grazie Sorriso per avermela fatta conoscere )
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 08/05/2017 18:07 #27

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao cara Karla,

che belle le parole che ci scrivi e quanto sei andata avanti e cresciuta solo ripensando a quando ci raccontavi delle tue esperienze del liceo!
Siamo davvero orgogliosi di te!
Ti sei iscritta da sola al corso di teatro (che fosse destino che questa esperienza dovessi farla da sola? che ne pensi? ), sei arrivata lì tra estranei e hai già fatto delle amicizie (superando di nuovo il preconcetto sulle coetanee femmine!), addirittura hai superato la tua timidezza e ti piace vestire i panni di qualcun altro e stare in scena! Che meraviglia! Ti rendi conto dei grandi progressi fatti? Il teatro ti ha mostrato anche quanto sei forte quando fai qualcosa che ti piace e che ti consente di superare i tuoi limiti, che ne pensi?
Con riguardo a tua madre il discorso si fa più profondo e complesso. Si lavora sul rapporto con la madre fino ad età adulta. Si tratta di un rapporto primario e fondamentale, ma datti tempo anche con lei pian piano riuscirai a trovare un canale di comunicazione che ti consenta di mostrarti appieno per quella che sei senza più temere il suo giudizio.
Ma poi cara Karla, sei davvero sicura che ti giudicherebbe così duramente come ti aspetti? E se invece così non fosse? Se la sua risposta ti stupisse? Perchè pensi che lo farebbe se invece ci racconti di un rapporto con lei sempre molto bello?
La religione è una questione così intima e diversa per ciascuna persona, continua a coltivarla pensando sempre con discernimento e con la tua testa. Siamo sicuri che potrai condividere le tue idee in merito con tua madre molto presto e se senti che lei ha dei limiti sul punto potrete comunque confrontarvi e superarli senza per forza concordare sulla stessa opinione. Tu hai grandi doti di ragionevolezza e intelligenza e saprai come comunicare gentilmente con lei.
Se ancora però la comunicazione su alcune questioni ti intimorisce potresti decidere, come hai già detto tu nei precedenti post, di partire da un argomento più semplice come gli orecchini, che ne pensi? Magari è più semplice per entrambe no?
Potresti trovare un momento in cui siete voi due da sole, siete serene entrambe e non occupate in altro e chiederle cosa ne pensa della tua idea di farti i buchi. Poi la stai a sentire e cerchi di capire, stando serena e senza giudizio qualsiasi cosa ti dica, il perchè delle sue parole. Si può fare secondo te?
Sai cara Karla a volte i nostri pregiudizi sono dettati solo da paure magari antiche di cui non ci rendiamo ben conto. Perciò quello che può sembrarti un duro giudizio magari potrebbe essere solo un timore mascherato che tu da figlia però potresti scovare e comprendere (senza per forza comunicarle che lo hai capito )Non è in fondo l'affetto che lega madre e figlia a consentire ad entrambe di crescere insieme affrontando i cambiamenti l'una dell'altra nel rispetto reciproco?
Cosa ne pensi? Senti che potrebbe essere così anche per voi due?
Speriamo di averti fornito qualche spunto di riflessione che ti possa essere utile. Nel frattempo complimenti, siamo felici per il tuo entusiasmo (a proposito sai che en-tusiasmo deriva dal greco en-Theos "In Dio"? ) un grandissimo abbraccio e tanti baci!!!Tienici aggiornati.
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 12/05/2017 22:02 #28

Ciao Sorriso

Ti ringrazio per le cose belle che mi hai scritto circa i miei progressi in questi ultimi mesi. Sono parole di grande incoraggiamento per me. E' vero, rispetto alle esperienze traumatizzanti del liceo c'è stato un cambiamento radicale nella mia vita, soprattutto nella vita relazionale. Però sono anche cosciente che c'è ancora tanta strada da fare. I traguardi raggiunti vanno anche al di là delle mie aspettative ma grazie al Sorriso ho preso coscienza di problemi (cito su tutti quello dell'inautenticità) di cui da sola non mi ero nemmeno resa conto e che invece è fondamentale affrontare per poter superare davvero gli ostacoli che ancora mi causano disagio.

Come ho già scritto all'amica Pacca nel suo thread, l'iscrizione al corso di teatro è stata una scelta di cui sono davvero felice. Ci sono andata senza particolari aspettative (non volevo crearmi illusioni) ma con curiosità e posso dire di avere ottenuto bellissimi risultati che nemmeno avevo messo in conto. Ho scoperto di potermi trovare a mio agio in un ambiente nuovo e sconosciuto (cosa per nulla scontata), ho constatato che in me non c'è più alcun timore o pregiudizio verso le coetanee del mio stesso sesso (ho davvero superato il trauma delle compagne di liceo che mi avevano sistematicamente bullizzata e umiliata) e stringere nuove amicizie anche femminili è diventata una cosa naturale.

E poi c'è un altro fattore che mi pare rilevante: è vero, interpretare in scena un personaggio (qualcuno che non sono io, che non mi assomiglia ma in cui mi devo immedesimare) oltre che essere divertente aiuta davvero a esorcizzare la timidezza! Non so ancora dire se sperimenterò positive ripercussioni sulla vita relazionale reale però posso affermare fin da subito che in scena, nei panni del mio personaggio, non arrossisco! Non mi succede a prescindere dal tipo di situazione, anche sapendo che nella vita reale, in condizioni analoghe, diventerei paonazza e andrei in confusione. Invece non posso dire lo stesso circa il relazionarmi con i miei istruttori e istruttrici: nonostante siano persone molto socievoli che fanno di tutto per metterti a tuo agio. Eppure nel rapporto a tu per tu mi è capitato spesso di arrossire ma... e qui viene il bello: sono riuscita a scherzarci su!

Fino ad ora non ero mai riuscita ad ironizzare sulla mia timidezza con nessuno che non fosse il mio ragazzo all'inizio della nostra conoscenza perché assieme a lui ormai mi sento talmente a mio agio e in confidenza che non arrossisco più, sento di poter essere sempre autenticamente me stessa. Però lui è stato il primo che è riuscito a farmi sdrammatizzare un grande problema, a non farmi vergognare ma farmi sentire bene assieme a lui nonostante qualche piccolo "incindente" nei primi tempi.

Chissà, forse era davvero destino che al corso di teatro dovessi iscrivermi da sola: forse se accompagnata da altre persone amiche (come avrei sperato) avrei avuto meno stimolo a legare con perfetti sconosciuti, cosa che ora giudico positiva.

A riguardo del rapporto con mia mamma invece il discorso si fa davvero complesso anche perché forse sono tante le cose che io stessa devo ancora chiarirmi a riguardo. Vorrei però evidenziare che il problema non è mia mamma (non posso pensare di cambiare il modo in cui è fatta) e non è il mio amore verso di lei né il suo verso di me: so che mi vuole un bene infinito e me ne ha già dato dimostrazione in diverse occasioni (anche drammatiche, come ho già avuto modo di raccontare), così come dal canto mio non ho dubbi sui miei sentimenti verso di lei, che non sono in discussione. In discussione c'è il modo opportuno (da parte mia) di fare evolvere il nostro rapporto ora che non sono più una bambina né un'adolescente in difficoltà ma ho la NATURALE ambizione di diventare una donna con il proprio NATURALE grado di indipendenza. Il che può voler comportare scelte e opinioni differenti tra noi (anche questa credo sia una cosa del tutto naturale) senza ripercussioni sul rispetto reciproco e sui sentimenti profondi che ci legheranno sempre.

Il problema quindi è tutto mio: in quale modo posso relazionarmi con la mamma ora che diventando adulta inizio a sviluppare una mia indipendenza di pensiero, ora che inizio ad avere alcune opinioni o inclinazioni tutte mie e non più solo mutuate dall'esempio materno? E come mi pongo io, Carla, rispetto al suo giudizio e al suo dissenso? Perché quando si hanno posizioni differenti è logico dover fare i conti anche con un eventuale (o certo) dissenso.

Ho parlato della mia apertura verso la religione e del coraggio che ho dovuto trovare in me per metterla in chiaro con mia mamma perché (anche grazie al Sorriso) sono arrivata a capire che la mia INAUTENTICITA' e i sotterfugi (negare il vero motivo per cui tengo una copia della Bibbia sulla mia scrivania) mi pesavano molto di più del suo eventuale disappunto. Avere iniziato a "strizzare il panno" (per usare una bellissima metafora di Pacca) aprendomi con tutti i miei dubbi ma anche con tanta curiosità alla prospettiva di un cammino fede è qualcosa che cambia profondamente la vita. Non potevo escludere mia madre da questa nuova realtà. Sapendo quanto è solidamente radicato il suo ateismo - che ovviamente rispetto - non mi aspettavo certo che condividesse la mia scelta. Mi fa certamente piacere che lei non abbia detto nulla per ostacolarmi (significa che anche lei mi rispetta nonostante l'iniziale sconcerto) però mi dispiace che non abbia sentito il desiderio di chiedermi qualcosa di più non fosse altro che per curiosità e che non abbia sentito in sé la voglia di confrontarsi con me anche su questi argomenti. Lo dico perché sono convinta che il confronto rispettoso delle differenze sia sempre fecondo e perché proprio mia mamma mi ha educata alla discussione e al ragionamento. Ma forse hai ragione tu, forse anche mia mamma è convinta che "La religione è una questione così intima e diversa per ciascuna persona" che il suo rispetto verso di me coincide con il lasciarmi percorrere il mio cammino senza interferire. Non so, non ho una risposta ma solo tanti dubbi con un sapore che definirei dolce e amaro allo stesso tempo.

Il discorso degli orecchini e dei buchi è ancora diverso. Come è ovvio è passato in secondo piano rispetto alla questione del mio avvicinamento alla religione che ho sentito decisamente più pressante. Tuttavia anche l'argomento orecchini non è da sottovalutare per quanto riguarda l'evoluzione del rapporto fra me e la mamma e, in particolare, in relazione a come mi pongo rispetto al suo dissenso. Perché come ho già scritto, paradossalmente, temo il suo giudizio sulla mia decisione di farmi bucare le orecchie più ancora di quello sull'avvicinamento alla religione. E' davvero paradossale perché in effetti le due cose hanno un peso incommensurabilmente differente e, al confronto della religione, gli orecchini appaiono davvero un "argomento più semplice", addirittura banale. Ma è proprio così? Secondo me no. Perché se la scoperta di un attitudine diversa verso la religione costituisce un grande cambiamento di prospettiva nella vita di una persona (una cosa che puoi rispettare per la profondità delle intenzoni, anche se non la condividi), la scelta di bucare i lobi delle orecchie rientrerebbe al contrario nel novero delle cose "futili". E qui il giudizio "tranchant" può scattare senza troppe remore!

Che mia mamma abbia opinioni "forti" e assolutamente negative di principio verso l'idea stessa di bucarsi le orecchie non ho alcun dubbio. Questo a prescindere dal fatto che la maggior parte delle sue amiche e coetanee portano gli orecchini e hanno i buchi, alcune anche più fori su ciascun orecchio. Ma per lei praticare un foro in una parte del corpo, anche il tradizionalissimo buchino ai lobi, equivale a una regressione primitiva: è stata lei a spiegarmi che antropologicamente parlando si tratta di una mutilazione a scopo ornamentale (il che è vero), né più e né meno dell'osso infilato attraverso il setto nasale di un aborigeno. A me invece gli orecchini sembrano una cosa carina, molto graziosa e femminile. Ci ho pensato bene in questi mesi e ho constatato che il forarsi i lobi è una tradizione antica, per nulla trasgressiva e diffusa pressoché in ogni epoca e civiltà (si pensi ai ritratti nella storia dell'arte), il che è persino affascinante. Perché non dovrei sentirmi anch'io parte di questa antica tradizione? E' vero, si tratta "solo" di un ornamento e quindi di qualcosa che di per sé è futile ma in realtà, a differenza di altri piercing che sono un fenomeno di moda relativamente recente, si tratta anche di storia: della nostra storia e del nostro costume, non di quello degli aborigeni! Però non so dire quanto questi buoni argomenti possano salvarmi dal giudizio duro della mamma quando le manifesterò l'intenzione di andare a farmi fare i buchi. In questo caso non temo il suo dissenso o disappunto verso una mia decisione, temo proprio il suo DISPREZZO! E' questo che mi spaventa e mi frena.

Poi però per me conta tantissimo anche il significato affettivo forte degli orecchini che mi ha regalato il mio ragazzo. E pure il significato di conquista personale e caratteriale che assumerebbero questi due buchini.

Sto iniziando a pensare che in me il desiderio di avere i forellini ai lobi ci fosse già da molto tempo ma solo a livello inconscio (gli orecchini sulle altre mi piacevano ma era semplicemente impensabile riuscire ad immaginarli su di me) mentre a livello conscio ho sempre represso questo desiderio anteponendovi le convinzioni materne assunte come indiscutibili, tanto che la sola idea di poter parlare di fori ai lobi mi sembrava inconcepibile. E invece negli ultimi tempi, anche se con un po' di batticuore, sono riuscita a parlarne normalmente prima con la mia sorellina dodicenne (figlia di mio papà e della sua compagna) che ha fatto i buchi da poco, poi con la farmacista alla quale sono finalmente riuscita a chiedere delucidazioni sul procedimento di foratura manifestandole apertamente il mio interesse, infine col mio ragazzo (come ho già scritto nell'altro thread in "Questioni sentimentali") a cui sono finalmente riuscita a parlare esplicitamente del mio desiderio di farmi fare i buchi, con la promessa che lui mi accompagnerà e verrà a farmi coraggio quando mi sentirò pronta... ovviamente dopo essere riuscita a parlarne con mia mamma: vero grande problema anche se ormai la decisione è presa, così come ho già deciso il posto dove andare (la farmacia vicino all'università) e la persona che me li farà. Anche qui l'entusiasmo c'è, resta l'ultimo ma faticosissimo scoglio da superare.

Non sapevo che "entusiasmo" deriva da "en-Theos" (ho frequentato lo scientifico, non ho studiato il greco ma trovo sempre interessante conoscere l'etimologia delle parole) e ti ringrazio di avermelo fatto notare

Non avevo ancora nemmeno notato che esiste l'emoticon dei baci !



Un grosso bacio e come sempre un forte abbraccio e un bel sorriso ...e ancora GRAZIE!!!
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Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 13/05/2017 15:33 #29

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
ciao Carla
visto che gli argomenti si stanno accavallando postiamo anche qua una piccola parte del nostro pensiero espresso sull'altro post www.sorrisotelefonogiovani.it/forum/9-qu...pagina-2.html#128698

Riguardo al confronto con tua mamma sulla religione, non credi che potresti affrontare il discorso cominciando dalle "domande" a cui stai trovando risposta nella religione?
Le domande sono i Temi Umani Universali e ce le hanno tutti, anche tua mamma. Sono le risposte, che sono diverse. Ognuno trova la sua.

Quale vuoto, quale bisogno hanno colmato?
Quale sentimento di pienezza hai trovato accostandoti all'approccio di vita "spirituale" (religioso) rispetto a quello puramente materialistico appreso in famiglia?

Potrebbe essere questa una chiave per aprire il dibattito con tua mamma?
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao Sorriso, io sono Carla 17/05/2017 03:34 #30

Ciao Sorriso

E' verissimo, gli argomenti finiscono per accavallarsi e mi rendo conto di stare abusando della pazienza di voi Volontari a scapito degli altri ragazzi e ragazze che hanno bisogno di confrontarsi col Sorriso. Chiedo scusa a tutti e proprio per questo, come ho già suggerito nell'altro thread, avrei deciso d'ora in poi di far convogliare tutto qui, riprendendo gli argomenti a partire da qui:

www.sorrisotelefonogiovani.it/forum/9-qu...pagina-2.html#128698

Mi scuso con il Sorriso per l'iniziale disagio della cosa però credo che in definitiva sia meglio per tutti snellire un pochino la nostra comunicazione... al netto della verbosità a cui vi ho purtroppo abituati

Fatta questa premessa ti devo dire, caro Sorriso, che mi hai spiazzata ancora una volta con "proposte operative" assolutamente sensate e pragmatiche... a cui da sola non sarei mai arrivata perché del tutto controintuitive rispetto al mio consueto rimuginare. Per questo ancora una volta ti ringrazio dato che mi sproni sempre a riflettere costruttivamente sui miei errori di prospettiva. Anche se ti devo dire onestamente che questa volta mi servirà un po' di tempo per prendere fiato e abituarmi all'idea di sovvertire del tutto i miei piani e le mie aspettative. Sia per quanto riguarda l'eventuale dialogo con mia mamma sulla religione, sia per la questione degli orecchini.

Avevo dato per scontato che dopo essere riuscita, pur con fatica, a dichiarare con sincerità il mio interesse verso la religione (cosa che continuo a considerare già un risultato grandioso, inimmaginabile solo poco tempo fa) sarebbe poi stata la mamma a farmi qualche domanda, anche solo per curiosità dato che chiaramente è rimasta spiazzata da ciò che sono finalmente riuscita a confessarle. E non nego che il suo interesse verso questa mia "svolta" inaspettata mi avrebbe fatto piacere, per amore di discussione. E anche solo... per amore e basta
Invece non è accaduto. La mamma si guarda bene dal toccare quell'argomento. Mi lascia fare liberamente (il che denota rispetto, apprezzo che non intenda in alcun modo ostacolarmi) ma non ne parla.

E allora tu mi proponi di ribaltare del tutto il punto di vista: effettivamente è un modo brillante per uscirne! Come dicevo devo solo prendere un bel respiro, abituarmi all'idea che spetta a me l'onere di sollecitare il dialogo e trovare l'occasione giusta far capire alla mamma, con tatto, che pur apprezzando il suo non voler interferire con le mie scelte mi farebbe piacere dialogare con lei, appunto, sui Temi Umani Universali. Anche perché io stessa sento il bisogno di un confronto: non so nemmeno dove mi porterà questa apertura verso la religione. Però ho già constatato affinità e sensibilità simili tra me, che ho avuto un'educazione rigidamente atea (approccio materialistico) e il mio ragazzo che ha intrapreso da tempo un cammino di fede attivo (approccio spirituale). Senza negare le diversità, penso che esista un importante comune denominatore che ci unisce, un universo valoriale e etico largamente simile. Solo che, come ho iniziato a intuire dalla frequentazione col mio ragazzo, chi ha aperto il proprio cuore a un cammino di fede possiede una marcia in più (qui non mi dilungo su quel "sentimento di pienezza" perché dovrei divagare eccessivamente dall'oggetto: il rapporto madre/figlia). Lo stesso posso dire rispetto all'amica Pacca che mi ha già regalato spunti importanti per avviare il mio personale cammino.

E comunque si, questa che mi suggerisci potrebbe essere davvero una chiave importante per aprire quel dibattito con la mamma di cui sento tanto bisogno.

Vado ora a riprendere i temi della risposta che mi hai dato nell'altro thread:
www.sorrisotelefonogiovani.it/forum/9-qu...pagina-2.html#128698

In effetti hai ragione: "l'appetito vien mangiando" ed è proprio vero che sono le circostanze impreviste della nostra vita a darci le maggiori opportunità per crescere, almeno nella mia personale esperienza

Mi hai scritto:
"Benedetti siano questi orecchini e l’amore che te li ha portati!!!
Hanno fatto più loro per la tua autostima che 1 anno dallo psicologo"

Non credo che per la mia autostima abbiano fatto più gli orecchini regalati dal mio ragazzo che un anno dallo psicologo. Se penso a come ero ridotta quando la mamma mi ha affidata alla psicologa che mi ha seguita per oltre 2 anni... beh, la prendo come un'iperbole e come una intelligente provocazione perché effettivamente questi orecchini dentro di me hanno avuto l'effetto di un terremoto (benché non fosse certo questo l'obiettivo di chi me li ha regalati) e credo di poter affermare che è stato un effetto benefico perché questo terremoto è riuscito a sgretolare una serie di costruzioni mentali che credevo appartenermi e che invece non erano mie (forse il mio inconscio non le aveva mai davvero fatte proprie) bensì di mia madre.

Ora che ho finalmente chiarito a me stessa che desidero andare a farmi bucare i lobi (si tratta di una "mutilazione" e di una "ferita auto-inflitta a scopo ornamentale" come mi ha insegnato la mamma? Si, certo, e allora? Trovo che poter indossare gli orecchini sia una cosa molto carina e femminile oltre che una tradizione antica, diffusa e socialmente accettata: mi piace l'idea di seguirla!) si tratta di superare l'ostacolo più difficile. Mi prospetti due alternative:

1) prendere coraggio come per buttarmi per la prima volta dal trampolino (esempio perfetto perché ricordo ancora quella prima volta) e dire chiaramente a mia mamma di questa mia intenzione, peraltro ultra-meditata (non credo esistano ragazze che hanno avuto più ripensamenti di me prima di decidersi, nessun'altra si è fatta tante "pippe" quanto me )...

2) ...oppure "prima fai i buchi e POI ne parlate!". Ed è vero, questa seconda ipotesi mi pare ancora più incredibile perché contravviene totalmente al mio piano d'azione: fin dall'inizio mi ero posta come obiettivo riuscire a parlarne con mia mamma. Anche quando non volevo ancora ammettere a me stessa di aver già deciso che mi sarebbe piaciuto avere i buchi.

In effetti, per quanto strano possa sembrarmi, è ragionevole anche questa seconda ipotesi. La frase che mi hai scritto e che mi ha colpita è: "Se ti sembra impossibile non sarà perchè, invece che un confronto alla pari tra adulti (madre e figlia), tu cerchi la sua approvazione e temi il suo giudizio?"... touché! Faccio un gran parlare di far evolvere il nostro rapporto madre/figlia verso una modalità di interazione finalmente adulta e poi mi ritrovo qui, a 20 anni, a TEMERE LA SUA DISAPPROVAZIONE (oppure, come avevo già scritto, a temere addirittura il suo DISPREZZO, dato che a differenza della religione gli orecchini sono pur sempre qualcosa di futile come ogni altro vezzo).

Conoscendo mia mamma, è ovvio che non otterrò MAI la sua approvazione circa l'intenzione di farmi bucare le orecchie. Ma subordinare i buchi alla sua approvazione significherebbe rassegnarmi a non farli mai, a rinunciare a qualcosa che non mi devo vergognare di desiderare. Giustamente mi hai scritto: "tua sorellina a 12 anni ha già i buchi. tu hai rispettato le "convinzioni" di tua mamma fino a 20 anni, finchè non ti è capitato di SCOPRIRE che tu in realtà PENSI E VUOI un'altra cosa! Sei a tanto così dal realizzarla", ma realizzarla significa affrontare DA ADULTA la disapprovazione della mamma. Che poi volente o nolente dovrà farsene una ragione, così come se l'è fatta pacificamente con le sue amiche che, a differenza di lei, hanno lobi forati e portano orecchini senza che questo pregiudichi il loro rapporto di amicizia e stima.

Non so ancora dire se opterò per l'"annuncio shock" ("mamma, ho deciso di andare a farmi bucare le orecchie") oppure sceglierò di metterla di fronte al fatto compiuto ("mamma guardami, non noti niente di nuovo in me?") accettando di affrontarne tutte le conseguenze, almeno nell'immediato. Di certo è necessario che mi decida in fretta, cosciente che in ogni caso non sarà indolore (e non mi riferisco certo a quel po' male che sentirò al momento della foratura, che mi pare il minore dei problemi) ma alla fine costituirà una vittoria caratteriale grande e significativa per me, per la mia indipendenza e per il mio desiderio di diventare davvero adulta.

Purtroppo non ho avuto la possibilità di crescere gradualmente come sarebbe giusto accadesse per ogni adolescente. Purtroppo la mia età adolescenziale è stata anomala e come interrotta (o meglio: congelata) dai tanti problemi che mi sono trovata ad affrontare: un ambiente scolastico ostile, il bullismo, la bulimia, le sedute dalla psicologa, l'assenza di amici, la diffidenza verso le mie coetanee, infine la determinazione a stringere i denti e andare avanti nonostante tutto... e così negli anni importanti dell'adolescenza mi sono trovata ad avere la mamma come unico riferimento affettivo, unica amica, unica persona che faceva davvero parte della mia vita sociale (escludendo ovviamente la psicologa che mi seguiva). Logicamente in tutto questo non c'è stato lo spazio né le condizioni per sviluppare quel sano dualismo dialettico tra me e mia mamma che porta gradualmente a ridefinire l'interazione madre/figlia dall'infanzia all'età adulta. Si può dire che mi sono ritrovata improvvisamente "adulta" (?), con i problemi del caso da affrontare di colpo tutti assieme.
Sia chiaro che non ho voluto raccontare questo per giustificarmi (e giustificare tante "pippe mentali" e tanta indecisione) ma soltanto per spiegare la situazione.

Infine ho anche una cosa bella da raccontare a riguardo del corso di teatro: mettendo subito in pratica i suggerimenti di Pacca per facilitare la memorizzazione del copione sono riuscita a concentrarmi maggiormente (divertendomi ancora di più) sull'interpretazione del personaggio che dovrò interpretare per il saggio finale. L'ultima volta che ci siamo ritrovati per provare una delle nostre istruttrici ha notato che ci stavo davvero mettendo il cuore nell'interpretazione e alla fine mi ha proprio detto: "brava Carla, ma lo sai che sei portata per la recitazione?".

Non sono stata certo l'unica ad aver ricevuto un complimento nell'occasione, però sinceramente non me lo aspettavo e nemmeno ci pensavo: ero concentrata sul personaggio e mi godevo il piacere di interpretarlo. Così questa gratificazione giunta inaspettata mi ha fatto diventare paonazza e sul momento ero imbarazzatissima (e dire che mi ero iscritta al corso nella speranza di riuscire a vincere un po' della mia timidezza!)... e però che soddisfazione! Sono tornata a casa contentissima, con quella strana sensazione di camminare a due metri da terra per la gioia


Grazie ancora, un forte abbraccio e naturalmente un bel sorriso
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