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ARGOMENTO: Salve!

Salve! 24/08/2017 20:24 #1

Ciao!
Sono Gianluigi - Gigi, per gli amici -, ho 19 anni e abito in provincia di Milano. A luglio ho terminato con soddisfazione le scuole superiori e sto per iscrivermi alla facoltà di Filosofia. L'università rappresenta un passo importante per me, ma, insieme alla prospettiva esigente del rinnovamento e del miglioramento, porta con sé anche il profondo timore della delusione.
Ultimamente, infatti, non sto molto bene. Mi capita sempre più spesso di essere assalito da crisi esistenziali, momenti di buio in cui la mia vita perde di significato e di senso. Penso a quanto vivere sia difficile, a quanto il mondo sia crudele e assurdo, a quanto siano vani i tentativi di cambiare la situazione.
Talvolta vorrei poter comunicare il mio disagio, ma non ho nessuno con cui parlare di argomenti così intimi. E quindi il mio rimuginare non trova mai pace, le domande non trovano risposta, i problemi non trovano soluzione. I pensieri che mi ottenebrano la mente rimango confinati nell'anima, come battute di una conversazione in cui non c'è che un unico interlocutore. Io.
Mi piacerebbe chiacchierare un po' con voi perché sono convinto che parlare di me stesso con gli altri possa aiutarmi a fare il punto della situazione sulla mia vita, a sistemare alcune questioni, a fare ordine in questo mare di confusione.
Apprezzo molto il lavoro che fate. Vi ringrazio per avermi ascoltato e perché mi ascolterete
Ultima modifica: Da .

Re: Salve! 28/08/2017 18:51 #2

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Gigi e benvenuto al Sorriso.
Grazie per i complimenti, sono sempre ben accetti

Partiamo con una domanda diretta, perchè hai scelto di fare Filosofia ?
Che cosa ti aspetti da questo percorso di studio?

Proviamo a condividere con te qualche considerazione su quanto ci hai scritto.
Quando partiamo per un viaggio ci portiamo dietro un insieme di speranze e di paure.
La voglia di scoprire un nuovo mondo e il timore che in fondo non sarà bello come lo immaginiamo.

Crediamo che la nostra vita sia il viaggio, e come tutti i pellegrini dobbiamo anche lottare con gli ostacoli che incontriamo lungo il cammino.
A volte ci sembreranno insormontabili, a volte ci costerà fatica e dolore superarli ma quando poi riusciremo a passarli faremo un passo avanti nella nostra crescita e consapevolezza.
Cosa ne pensi ?

E' accaduto qualcosa che ti fa dire che il mondo è crudele ?
Che cosa ti piacerebbe cambiare ?
Noi crediamo che nonostante non sia semplice noi possiamo fare parte del cambiamento, dobbiamo però tenere presente che questo vuol dire abbandonare la via più semplice e metterci in gioco.
Sei d'accordo ?

Ti aspettiamo e ti mandiamo uin sorriso
Ultima modifica: Da .

Re: Salve! 29/08/2017 15:16 #3

Tradurre emozioni e pensieri in parole si sta rivelando molto difficile. Provo a raccontarvi qualcosa di me procedendo per grandi temi.

Innanzitutto, devo dire che sono gay.
Da qualche anno non è più un problema: ho accettato la mia omosessualità, l'ho capita e, se si può dire, le voglio bene. Ho fatto coming out con i miei - che non l'hanno presa bene - e con la mia migliore amica. Vorrei presentarmi ai futuri compagni di università come me stesso, ma su questo punto chiedo consiglio a voi, perché temo di non essere pronto a sopportare il peso della "pubblicità" - anche se ormai sento il coming out come una urgenza e una esigenza.

Ho sempre avuto qualche problema con il mio aspetto.
Penso di essere brutto agli occhi degli altri - non che effettivamente sia una bellezza, ecco. Sono basso, vengo male in foto, non ho un viso particolarmente armonico, forse. Eppure quando mi guardo nello specchio non vedo un mostro. Anzi, mi sembra di essere quanto meno decente. Il fatto che gli altri mi vedano diversamente da come mi vedo io mi lascia un senso di amaro in bocca. Se guardo gli altri vedo sempre qualcosa di bello, mi chiedo perché loro non possano trovare nulla di attraente in me. Vorrei che qualcuno si innamorasse di me per i miei difetti, perché so di essere il primo a innamorarsi delle fragilità altrui. Riconosco che nella "società dell'immagine" in cui viviamo, però, tutti si fermino alla superficie delle cose. Vorrei fare le esperienze che fanno gli altri, perché non mi sento da meno.
C'è un ragazzo che mi piace e a cui vorrei scrivere - sui social, ma è una storia particolare. Temo che mi rifiuti per il mio aspetto. E che, come lui, tutti mi rifiuteranno sempre. Temo che nessuno potrà mai apprezzare la mia sensibilità e la mia intelligenza.
(È una cosa che va a periodi, però. In questo momento, per esempio, non ho particolari problemi con il mio aspetto, ma in un attimo potrei precipitare in una “crisi” e stare di nuovo male.)

Credo che la Filosofia sia un modo per fare pace con il mondo e con me stesso. Per capire - se proprio scoprirò che non si può risolvere - quella disarmonia che ci ricorda che siamo mortali e imperfetti. Accettarla, imparare a conviverci e comprendere di poter essere felici nonostante tutto.

Per la tesina di maturità, ho avuto l'occasione di studiare il pensiero di Albert Camus.
Negli ultimi mesi, Camus è stato per me un compagno di viaggio e di vita, un maestro e un esempio di integrità. Un faro che ha saputo illuminare i momenti più bui dell'esistenza. Ogni tanto, durante la giornata, soprattutto nei momenti difficili, ripeto nella mente le parole con cui si conclude Il mito di Sisifo:
"Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice".
Il concetto è grossomodo simile alla metafora del viaggio che avete usato voi. È un concetto semplice, per certi versi anche banale, ma possiede una grande forza vitale e riesce a donarmi sempre energia. Camus mi ha insegnato ad apprezzare la vita, a capire che vale la pena vivere. Spesso mi capita di dimenticarlo.

Mi aspetto che la Filosofia mi cambi e mi aiuti a vivere meglio.
In generale, vorrei che l’università mi aiutasse a crescere - mi sento ancora un bambino, per certi versi. Vorrei diventare più autonomo e indipendente, vorrei imparare a riflettere meglio su certi argomenti. Vorrei trovare tanti amici, vorrei fare tante esperienze nuove.
Mi aspetto che l’università sia una svolta nella mia vita.
Ma se così non fosse? Se scoprissi che la mia vita non si può cambiare?
Ho paura che lo scontro con la realtà possa essere troppo doloroso. Però, sono pieno di aspettative, quindi non vedo solo il lato negativo della cosa!

Forse sono stato un po’ prolisso e confuso, ma non è per nulla facile rendere tutto in maniera chiara.
Ultima modifica: Da .

Re: Salve! 11/09/2017 19:49 #4

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Caro Gigi,

ti ringraziamo immensamente per la tua prolissità. A dire il vero non ci sei sembrato per nulla prolisso nè tanto meno confuso. Come dici tu, non è facile tradurre in parole le emozioni, tradurre in parole vuol dire dare una forma, un senso, a volte una sequenzialità logico temporale, ma le emozioni per loro natura rifuggono tutto questo, sono senza forma, confuse, apparentametne senza un senso logico razionale, non rispettano alcun tempo, vanno e vengono quando vogliono loro... Ma sei stato molto bravo perchè già descriverle e contestualizzarle è il masso successivo per poterle vedere... per potersi conoscere...
Gigi caro, stai crescendo,e sicuramente l'università sarà una grande avventura, ci saranno alti e bassi, però ti sentiamo ottimista, pieno di energie volitive, con questo atteggiamento puoi affrontare tutti gli ostacoli e i problemi.

Una cosa però non ci è ben chiara: da quanto capiamo tu non ti reputi brutto fisicamente, sono i giudizi degli altri, se non abbiamo capito male, ma è accaduto qualcosa? Perchè dici he gli altri ti vedono diversamente? C'è molta superficialità, come tu giustamente hai notato, il simile attrae il simile, siamo certi che le persone sensibili e intelligenti come te ti sapranno Vedere con lo sguardo della Verità, non ti sei mai sentito amato e apprazzeto?

Sei una peronsa matura, e stai crescendo, la vita va verso la vita, verso la creazione e per questo si modifica, e ad ogni cambiamento di stato c'è una crisi, quasi una sensazione di paura e di smarrimento, perchè crescere vuol dire perdere anche qualcosa. Il seme per diventare fiore perde la sua forma di seme, rinuncia ad essere sotto terra protetto, prende il coraggio di trasformarsi perchè solo così potrà vedere la luce del sole.... Ci sembra che tu abbia tanta voglia di vedere la luce del sole, e crescerai e sboccerai e sentirai il vento sul volto, un volto che tu definisci poco armonico, ma che se anche fosse così non ti impedirà mai di farti provare il calore del sole e le carezze del vento. Questa è l'essenza, e tu ce l'hai. Siamo sicuri che qualcuno sapra vedere ciò che Sei.

Ti abbracciamo immensamente
Ultima modifica: Da .

Re: Salve! 15/09/2017 11:57 #5

(Prima di rispondere, volevo ringraziarvi per la metafora del seme e del fiore. L’ho letta più e più volte e penso che si davvero bella. Grazie.)

Non ho un buon rapporto con il mio aspetto.
Ci sono mattine in cui mi guardo allo specchio e quello che vedo mi basta, altre in cui vorrei cambiare tutto di me. Non riesco a riconoscermi nelle fotografie, perché l’immagine che ho di me stesso – così come quella che riflette lo specchio – è diversa dall’idea che ho io. Ho sempre pensato di essere brutto, ma il fatto che non ci sia un unico riflesso di me mi confonde e non mi permette di capire.
Negli ultimi anni sono migliorato tanto, anche perché ho imparato a prendermi maggiormente cura del mio aspetto – e continuo a lavorarci. Non riesco a guardare le mie foto dei primi anni del liceo senza provare vergogna, senza ripensare a quelle persone stupide che mi prendevano in giro. Il problema è che non so se gli sforzi siano serviti a qualcosa, se siano stati sufficienti a cambiare la mia immagine.
Mi è capitato che qualche compagna di classe mi dicesse che stavo bene vestito in un determinato modo, ma non ho mai capito se a piacere –¬ in senso lato ¬– fossi io o soltanto gli indumenti.
Il punto è che quando metto una camicia e un paio di pantaloni eleganti, mi guardo allo specchio e penso che mi piaccio. Anzi, a volte penso che sono bello. Però non credo che gli altri mi vedano così.
E allora mi chiedo come sia possibile. Forse mi sono abituato alla mia immagine e non riesco a valutarla oggettivamente. Forse ho dei canoni estetici diversi rispetto a quelli degli altri. Probabilmente, è più semplice per il mio cervello ingannarmi, piuttosto che lasciarmi alla crudezza della realtà.

A volte penso di aver sprecato l’adolescenza.
Ho impiegato molto tempo a capire la mia sessualità, e non è stato semplice. Ho avuto pochi amici. Non ho mai avuto un ragazzo. È stato difficile vedere gli altri fare esperienze, divertirsi, sentirsi speciali per qualcuno. Io nel frattempo pensavo – forse lo penso ancora – che sarei sempre stato solo e che non avrei mai provato l’amore o la felicità.
Non si tratta solo del mio aspetto. È un problema che ha a che fare con le mie difficoltà nel relazionarmi con gli altri e con il mondo, ha a che fare con l’ansia con cui vivo quotidianamente.
Quando sono triste, penso di essere un inetto. Penso che non combinerò mai nulla, nonostante abbia tanti sogni e tanti interessi, nonostante le mie capacità. Penso che la vita sia il peso più grande, e che non a tutti sia data la forza per sostenere questo peso. Penso di essere incompatibile con la vita.
E questi pensieri assorbono tutte le mie energie, perché sono consapevole di quanto siano terribili.

Ultimamente mi capita di pensare a queste cose soprattutto di notte, e mi impediscono di dormire. La mattina, poi, mi sveglio e tutto sommato mi sento bene. E allora mi chiedo se tutti i problemi che ho non siano solo nella mia testa, se potrei vivere tranquillamente come fanno tutti gli altri.
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Re: Salve! 20/09/2017 19:08 #6

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Caro Gigis,

noi esseri umani siamo estremamente complessi, siamo fatti di tante parti: una che ci fa sentire brutto, una che ci fa sentire un inetto, però c'è un'altra che dice che sei intelligente e neanche così brutto! Che confusione e che rumore interiore, e poi di notte tutto questo vociare si sente di più... nel silenzio tutto si amplifica e anche le sensazioni da onde lievi diventano giganti come tsunami. Ma quando accendiamo la luce i mostri non ci sono più e ci accorgiamo che sono le ombre delle oggetti ...
Come si fa ad accendere la luce interiore? Caro Gigis, tu sei la tua luce. Sei la tua luce quando dici che sei intelligente, che hai delle capacità e degli interessi. Più poni lo sguardo su ciò che sai fare, sulle tue qualità, sui tuoi valori, più questi accrescono, prendono forma. Cresce ciò a cui noi diamo attenzione. Se diamo attenzione solo alle parti negative queste tendono a prendere il sopravvento, è più facile fare questo che non vedere quanto siamo luminosi. Per cui guardati con amorevolezza, come una persona innamorata di te ti guarderebbe e descrivi tutto ciò che di bello vedi di te stesso: Qualità, Valori, Capacità. Metti tutto ma proprio tutto e alla fine metti un sogno un tuo desiderio ...
Sicuramente la conosci già, ma rileggerla fa sempre bene, è un balsamo per l'anima, ti vogliamo regalare, sì sì è proprio per te, queste parole di Verità:

La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati.
La nostra paura più grande è che noi siamo potenti al di là di ogni misura.
E’ la nostra luce, non il nostro buio ciò che ci spaventa.
Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, magnifico, pieno di talento, favoloso?”.
In realtà, chi sei tu per non esserlo? Tu sei un figlio dell’Universo.
Il tuo giocare a sminuirti non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nel rimpicciolirsi in modo che gli
altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Noi siamo fatti per risplendere come fanno i bambini.
Noi siamo fatti per rendere manifesta la gloria dell’universo che è in noi : non solo in alcuni di noi, è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, noi, inconsciamente, diamo alle altre persone
il permesso di fare la stessa cosa.
Quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.
(Nelson Mandela)


Ti abbracciamo forte forte
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Re: Salve! 22/09/2017 21:06 #7

Non avevo mai sentito la citazione, in realtà, ma penso che sia davvero bella. Grazie!

Anche se sono passati pochi giorni, dall'ultima volta che ho scritto sono successe delle cose. Vorrei parlarvene.

Intanto, ho iniziato l'università. Non ho perso l'entusiasmo iniziale, penso ancora che l'università possa offrirmi molto. Però mi sento spaesato e un po' solo. Sono con una mia amica, ma l'essere circondato da sconosciuti mi fa sentire solo lo stesso. Non ho ancora rivolto la parola a nessuno e ho paura che non farò mai amicizia. L'idea mi spaventa. Non sono un tipo socievole o estroverso e ho paura di dovermi sentire solo per i prossimi anni.
Inoltre, per ora le lezioni non mi stanno entusiasmando e mi sto chiedendo se ho fatto la scelta giusta iscrivendomi a Filosofia.

Ieri è successa un'altra cosa, poi.
Ho scritto al ragazzo che mi piaceva e ho trovato il coraggio di chiedergli di uscire - non pensavo che ne sarei mai stato capace, a dire la verità, ma l'ho fatto. Però, mi ha detto che sta uscendo con un altro ragazzo. Ci sono rimasto molto male, perché lui mi piaceva abbastanza. Ho parlato con una mia amica che, per fortuna, mi ha aiutato a stare meglio e sono riuscito a razionalizzare la cosa.
Però ho capito che il motivo per cui sto più male è il fatto che in diciannove anni non abbia mai avuto nessuno esperienza. Vedo gli altri che si fidanzano e sono felici, ma a me non succede mai. È brutto pensare di non essere mai stati fidanzati con qualcuno a diciannove anni. Mi ero illuso che questa potesse essere la mia occasione per essere come gli altri, ma non ha funzionato. Non so se e quando mi capiterà mai di trovare una persona che voglia stare con me, e questo mi fa stare male.
Ultima modifica: Da .

Re: Salve! 23/09/2017 13:49 #8

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Caro Gigis

Ci dispiace molto che il tuo approccio con il ragazzo che ti piaceva non abbia avuto successo però vorremmo consolarti con un'informazione a cui forse non avevi ancora pensato.

Scrivi che sei della provincia di Milano e della tua difficoltà a conoscere ragazzi e avere esperienze.
Vorremmo dirti che ora che frequenterai Milano città molto di più, ti accorgerai che è assolutamente "gay friendly", anzi ci sono addirittura interi quartieri in cui i locali sono prevalentemente frequentati dalla comunità gay.
Una grande opportunità per sentirti a tuo agio e conoscere nuove persone! Vedrai che non ti mancheranno occasioni per fare presto le esperienze che ti mancano!

Fai bene a non volere fare mistero della tua identità, non si può essere felici celando al mondo quello che si è.

Relativamente al tuo aspetto e soprattutto al fatto che "non vieni mai bene in foto", ti scrive una persona che avendo lo stesso problema un bel giorno si è messa davanti allo specchio a studiarsi fino a trovare un sorriso, una posizione degli occhi, di tutti i muscoli facciali che garantisse di riuscire sempre bene nelle foto

Possibile che tu non riesca a trovare una angolatura, una espressione in cui riuscire bene in foto?
In penombra, controluce, di tre quarti, di profilo, dall'alto, dal basso, serio, imbronciato o sorridente... ormai con i selfie è ancora più semplice che fissandosi per ore nello specchio ci piacerebbe che tu riuscissi a farti una foto in cui ti piaci, che fosse replicabile all'occorrenza!

Hai voglia di fare una prova?

Sulle difficoltà del vivere e visto che hai scelto filosofia, vorremmo provare a chiederti, ma secondo te quale potrebbe essere il senso della vita?
Se su questi argomenti hai voglia di confrontarti, qua troverai persone che ti porteranno con semplicità e autenticità, ognuno il suo punto di vista, frutto di una vita di ricerca. Magari potrebbe essere interessante per te approfittare dei vari punti di vista su questo o altri temi!

Un grande sorriso
Ultima modifica: 23/09/2017 14:06 Da Volontario del Sorriso

Re: Salve! 27/09/2017 22:29 #9

Ci sono delle foto che ogni tanto mi capita di farmi in cui mi piaccio. Ma se le scatto da solo posso rifarle quante volte voglio finché non penso di essere venuto bene. A me dispiace invece essere venuto male, per esempio, in tutte le foto di classe. Quando in un futuro riguarderò quelle foto sarò costretto a pensare che non mi piaccio e rovinerò il ricordo, in un certo senso. E poi il fatto che in alcune foto mi sembra di venire bene e in altre per nulla, non mi permette di capire come gli altri mi vedano e se possa piacere loro.

Al fatto che Milano fosse una città molto gay friendly avevo pensato, in realtà. Solo che penso di non essere in grado di cogliere le opportunità che ha da offrirmi. Non sono un tipo autonomo e indipendente. A differenza dei miei coetanei, non ho mai nemmeno imparato a comprarmi i vestiti da solo, ci sono sempre stati i miei genitori dietro di me. Non ho mai imparato a cucinare, a volte ho paura di prendere i mezzi pubblici da solo, non riesco a prendere la macchina da solo perché non devo andare mai da nessuna parte e perché l'idea mi spaventa.
Non ho mai avuto tanti amici, né amici con cui avere un rapporto di fiducia sincera (forse un paio). Ho paura che non farò mai amicizia con nessuno all'università. Mi è capitato di parlare con delle matricole, ma mi sembra che gli altri abbiano fatto già amicizia, mentre io mi limito ai commenti di circostanza prima e dopo la lezione. Ci sono abituato, ho passato anche le superiori più o meno così. Ma la cosa non mi è mai piaciuta.
Non vorrei che la mia vita rimanesse ferma al punto di partenza. Vorrei imparare a diventare autonomo e a vivere serenamente come fanno gli altri.

Effettivamente, il motivo per cui mi sono iscritto a Filosofia è proprio cercare di trovare un senso alla vita. Prima, però, sento il bisogno di studiare alcune delle mie "paure": il tempo, la morte, la vecchiaia, la malattia, la solitudine. Sono tutte cose ineluttabili e che mi spaventano. Un senso alla vita, fino a ora, ancora non l'ho trovato. Forse non c'è nemmeno. Ma il fatto che un fine non ci sia, non ci impedisce di ricercare la felicità e di provare comunque a lottare per affermare il diritto alla vita. Forse dalla filosofia mi aspetto anche un aiuto pratico e concreto. Mi aspetto che possa aiutarmi a capire cosa fare per sopportare il dolore e per essere felice.
Visto che me lo avete proposto, mi piacerebbe sapere quale potrebbe essere per voi il senso della vita
Ultima modifica: Da .

Re: Salve! 03/10/2017 14:02 #10

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Carissimo Gigis

appurato che "in alcune foto vieni bene", si tratta solo di "imparare a memoria", interiorizzare quale espressione ti fa venire bene in foto ed essere in grado di replicarla alla cieca davanti all'obiettivo in qualsiasi momento anche se la foto la fa qualcun altro. E' solo questione di allenamento. Prova e riprova finchè non sei soddisfatto.

Per quanto ora a te possa sembrare un problema, ti assicuriamo che nel prosieguo della tua vita, le foto scolastiche in cui non sei venuto bene, non saranno un "triste ricordo". Quando "sarai grande" le riguarderai e ci farai su una bella risata, ricordando invece i compagni (e neanche tutti, perchè dopo un po' di anni alcuni nomi si dimenticano...) e i "bei tempi andati"

Come ti vedono gli altri è invece una cosa che non puoi "scoprire da te". Occorre che gli altri ti diano un loro feedback. Affinchè ci sia la confidenza sufficiente per un feedback veritiero, occorre sviluppare prima una relazione umana e amichevole che includa il potersi fare confidenze in sincerità!

Approfitta dell'inizio del nuovo percorso di studi per "forzare" un attimo la tua natura schiva, prova a non essere "superficiale per timidezza" tu per primo nei contatti umani, di cosa hai paura quando rompi il ghiaccio con qualcuno? La gente non morde! Prova ad essere te stesso, libero, autentico. Se sarai te stesso ti si avvicineranno persone a cui sembri simpatico per come sei, se fai finta, confonderai le persone che si faranno un'idea falsa su di te e immancabilmente resteranno deluse...

Credici se ti diciamo che è perfettamente inutile cercare di piacere a tutti. Nessuno può piacere a tutti, ma ognuno "ha il suo pubblico"! Tutti sono unici ma nessuno è così totalmente diverso da non piacere proprio a nessuno!

E' certamente superfluo ricordarlo, ma non è la sola estetica quella che conta! Conta il timbro della voce, le mani, i discorsi e i modi personali di vedere il mondo e fare le cose. Conta se sai suonare la chitarra, se conosci delle poesie o sai cantare delle canzoni. Contano il tuo odore e le microespressioni del tuo viso. Importa l'entusiasmo che mostri per certe cose e il rifiuto di altre. Contano i tuoi valori. Importano il tuo sorriso e come ti si corrucciano le sopracciglia quando sei pensieroso. Contano il tuo carattere e la gentilezza che sai esprimere, insomma importa tantissimo il tuo "mondo interiore" che nel giudizio complessivo degli altri contano dell'esteriorità, più del viso, dei capelli e del modo di vestire!

Tu sei come sei e vai bene così, vai bene "imperfetto" come ti trovi, perchè tutti siamo venuti al mondo imperfetti e tutti soffriamo per migliorare il nostro rapporto con noi stessi, perchè non c'è nessuno che, in particolare alla tua età, si piaccia al 100%! Per questo nel tempo le persone più equilibrate e serene saranno quelle che meglio saranno riuscite ad accettarsi.

Accettarsi significa star bene con quel che c'è, il che non significa restare immobili a contemplarsi e non evolvere! La vita è flusso, è cambiamento, nulla può restare come è. Nel tempo, alcune nostre caratteristiche prima o poi diventano dei limiti per proseguire in serenità la nostra vita e allora occorre "evolvere" per stare meglio, più in equilibrio e in armonia con le mutate esigenze del tempo presente.
Per migliorare il rapporto con se stessi si può intraprendere un "lavoro su di sé" che nel tempo darà quell'equilibrio che oggi si stenta a trovare.

Il "lavoro su di sè" è un percorso interiore, psicologico, che ci aiuta ad accettarci, capendo profondamente che non c'è nulla di sbagliato in come siamo. Quello che non ci piace è perchè non corrisponde alle aspettative che costruiamo mentalmente negli anni attraverso le "credenze" a cui abbiamo aderito!

Il lavoro su di sé insegna che se c'è qualcosa che oggi ci limita, possiamo superare i nostri limiti.
E che essendo "ciò che siamo", possiamo/dobbiamo evolvere nelle nostre caratteristiche in modo che restino per noi positive e non diventino causa di sofferenza. Cercare l'armonia, un migliore equilibrio senza "snaturarsi"...

Nasciamo tutti "paracadutati" qua da non si sa dove, assorbiamo "esperienze" che facciamo in base all'educazione e al condizionamento dell'ambiente familiare in cui cresciamo e nel "brodo culturale" del Paese di nascita, riceviamo un feedback e in base al cumulo delle nostre continue esperienze e relativi feedback, iniziamo a definirci e a relazionarci con gli altri. In tutto questo veniamo esposti a tutta una serie di influenze che piano piano trasformeremo in "credenze". Una credenza è un punto di vista generale e condiviso, che si dà per vero senza bisogno di verifica. Ritenere "normale" e appropriato per le donne lo chador in Islam e gli shorts in occidente, giusto per dirne una.

Quindi potremmo dire che ognuno di noi diventa quello che gli altri gli dicono che è, in base alle credenze/convinzioni del suo gruppo di origine, quindi in base alle esperienze che ognuno sviluppa tramite i feedback che riceve dagli altri e dall'ambiente.

Come sarebbe diverso il tuo sentire se tu fossi nato e cresciuto in un paese in guerra? O in un paese poverissimo del 3° mondo? O in una smisurata città cinese con una competizione folle fin dall'asilo? O da allevatori della steppa in Mongolia? Saresti sempre tu, ma saresti molto diverso da come sei diventato crescendo in provincia di Milano. I tuoi valori, le tue credenze, i tuoi desideri, le tue priorità, i tuoi sogni sarebbero completamente diversi, non credi?

Gli esseri umani sono "il prodotto in divenire di un cammino fatto". Ho sentito una volta una frase che mi ha molto colpito: dice che per "essere noi stessi" rinunciamo ad "essere ciò che siamo".

Dove per "essere noi stessi" si intende essere quello che "vorremmo essere", quello che ci hanno convinto di essere, quello che ci piacerebbe essere confrontandoci con gli altri, quello che gli altri si aspettano da noi...
"Essere sé stessi" invece sarebbe come "tornare bambini": essere autentici, spontanei, completamente coinvolti e senza pensieri, proprio come quando eravamo bambini. Questo include non avere nessuna aspettativa ed essere incuranti dei giudizi (il proprio e quello degli altri).

Quali maggiori potenzialità potrebbe ognuno di noi esprimere se si strappasse di dosso l'armatura che si è costruita negli anni e che è diventata un modello di comportamento, che ci impone di cercare di fare sempre bella figura, di sembrare più "fighi", di piacere a qualcuno, di accontentare qualcun altro, di essere all'altezza...?

Senza dilungarci oltre, anche se su questi argomenti non si finirebbe mai di argomentare... quale potrebbe dunque essere il senso della vita, se condividi queste premesse?

Un grande sorriso
Ultima modifica: Da .

Re: Salve! 06/10/2017 23:23 #11

Il problema è che io un senso alla vita non riesco proprio a trovarlo. Mi sforzo di pensarci, ma davvero non ce la faccio. Se guardo il mio passato e il mio futuro, non vedo la possibilità di essere felice. È una cosa che penso sia legata alla mia incapacità di vivere. È terribile da pensare, ma sono convinto di non essere portato per la vita. Alcune persone non sono portate per la matematica, altre per la danza, altre ancora per il disegno. Io non sono portato per la vita.
Passo tutto il giorno in casa da solo davanti al pc o al cellulare, se non steso sul letto a fissare il soffitto. Ho smesso anche di leggere, perché non riesco a trovare la giusta concentrazione e mi sembra di perdermi tra le parole, di non capire il senso. Non ho amici, e quei pochi che ho non mi piacciono o non riescono a essere quello di cui ho davvero bisogno. In pratica, é come se non fossi mai nemmeno uscito a Milano in vita mia, non conosco per nulla la cittá, non so usare i mezzi per spostarmi, avrò visto il Duomo di sera un paio di volte se va bene. Non ho stretto un legame con nessuno in università e i miei compagni di corso mi sembrano tutti troppo distanti dal mio modo di essere. D'altronde anche i compagni del liceo mi hanno sempre ignorato, infatti loro escono tra di loro, mentre io devo ringraziare se si ricordano il mio nome. Non sono indipendente e autonomo come lo sono i miei coetanei. Potrei andare avanti a fare la lista delle cose che non sono e che non so fare, ma non servirebbe comunque a risolvere il problema.
Nella maggior parte del tempo, mi limito a esistere in una bolla, senza vivere. A volte mi capita, invece, di provare un profondo senso di "disarmonia" verso il mondo. Non saprei come altro definire la sensazione. È come se mi sentissi lontano e diverso dal mondo, ma è una sensazione che mi prendere dentro e mi abbatte, sembra una tristezza che voglia trascinarmi verso qualcosa di buio e spaventoso.
Sono stanco di sentirmi così. Sono stanco di pensare ogni giorno al fatto che ormai ho gettato 19 anni di vita, 19 anni che non torneranno più. Sono stanco di pensare che gli anni che tutti definiscono i più belli della vita per me siano i più brutti, e che il resto non possa che essere peggio.
A volte vorrei andarmene di casa e ricominciare tutto da capo. Forse, se fossi costretto a trovare un modo per imparare a cavarmela da solo, riuscirei a uscire da questa situazione. Ma prima di andarmene da casa, di tempo ne passerà. E visto che ho scelto di studiare Filosofia, non so nemmeno se succederá mai. È probabile che non sarò mai nemmeno in grado di trovare un lavoro, visto che sono tante le cose che non so fare. Però io non ce la faccio a pensare di dover buttare altri anni della mia vita. Davvero, non ce la faccio.
Perché sono ancora vivo, se non sono mai felice e non trovo un motivo per esserlo?
A volte penso anche che forse andare da uno psicologo potrebbe aiutarmi. Ma, a parte il fatto che non saprei come spiegarlo ai miei (che avendo una mentalità arretrata non mi faciliterebbero per nulla il compito), penso che il mio problema non sia psicologico, ma esistenziale. Sono nato così, sono questo. La vita non fa per me è non c'è rimedio.
Vorrei solo esser felice anche io.
Ultima modifica: Da .

Re: Salve! 07/10/2017 13:42 #12

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Carissimo Gigis
Hai detto una cosa veramente molto interessante hai usato le parole "crisi esistenziale"
Sperimenti una sensazione di disarmonia e pensi di essere inadatto alla vita.

Per certi versi invece tu sei una persona particolarmente fortunata perché non è facile trovare qualcuno che si interroga ancora sul senso della vita. Gli altri sembrano tutti così sicuri, così "risolti", ben inseriti e lanciati verso un futuro prevedibile e omologato. Ma al di là dell'apparenza, saranno felici?

Tu pensi invece di non essere stato mai felice per 19 anni e che il futuro non ti offrirà nessuna speranza di felicità.

È come se tu ti vedessi un po' spettatore della tua vita, come se tu non avessi quasi un ruolo da giocare, è così? Come se il tuo ruolo fosse limitato da un sacco di paure e pregiudizi al punto da non permetterti quasi di esprimerti con gli altri o di ipotizzare nella tua mente un miglioramento nella qualità della tua vita...

Premesso che facciamo fatica a persuaderci che in tutta la tua vita, mai, neanche da bambino, neanche una volta, tu abbia sperimentato felicità avremmo bisogno di capire bene che cosa sarebbe per te avere una vita felice.

Prova a immaginarti nella condizione che tu chiami felicità e raccontala anche a noi in modo da farcela quasi sentire!

Sulla felicità sono stati scritti migliaia di chilometri di pagine in migliaia di anni di evoluzione dell'umanità. Ma tutto questo non ha nessuna importanza quando si tratta del singolo essere umano, perché per ognuno di noi la felicità è suscitata da cose differenti o magari simili, ma con una colorazione, un sapore e un gusto del tutto diversi!

Per proseguire in questi discorsi bisogna quindi che abbiamo veramente molto ben chiaro che cosa ti motiva, che cosa ti fa sorridere, che cosa ti allarga il cuore e quale sarebbe la giornata ideale del te stesso felice.

Invece che pensare a cose tristi per una volta per noi che dobbiamo conoscerti meglio Prova a immaginare la felicità in tutto il suo dispiegarsi

Con tanto affetto e sperando di leggerti presto tanti sorrisi
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Re: Salve! 11/10/2017 14:34 #13

È come se tu ti vedessi un po' spettatore della tua vita, come se tu non avessi quasi un ruolo da giocare, è così? Come se il tuo ruolo fosse limitato da un sacco di paure e pregiudizi al punto da non permetterti quasi di esprimerti con gli altri o di ipotizzare nella tua mente un miglioramento nella qualità della tua vita...

È proprio questo quello che sento, purtroppo.

La felicità per me sta nelle piccole cose.
Mi sono sentito felice quando ho trovato degli amici in vacanza e, anche se sapevo che non ci saremmo ritrovati, con loro stavo bene. Mi sono sentito felice quando, terminata quella stessa vacanza, un'amica mi ha dato un abbraccio vero, in cui si sentiva l'affetto che provava per me. Mi sono sentito felice quando ho passato per la prima volta dei giorni fuori di casa con degli amici senza sentirmi solo e fuori luogo. Mi sono sentito felice quando sono uscito per la prima volta con la macchina da solo, superando una mia grande paura. Mi sono sentito felice quando alcuni compagni di classe mi hanno invitato a uscire con loro e non me lo aspettavo per nulla. Mi sono sentito felice quando una mia vicina di banco è scoppiata a ridere durante una lezione per un mia battuta e mi ha detto che la facevo morire dalle risate. Mi sono sentito felice quando mia zia mi ha detto che ho un bellissimo sorriso e da allora cerco di sorridere sempre di più agli altri, anche se so che lei mi vede diversamente da come mi vedono gli altri perché è mia zia, anche se non ci credo nemmeno io che gli altri possano vedere un bel sorriso.
Mi sento felice ogni volta che le persone mi dicono grazie e sento che sono davvero grati. Mi sento felice ogni volta che le persone mi rivolgono un sorriso sincero. Mi sento felice quando mi sembra che gli altri si interessino a me senza volere nulla in cambio. Mi sento felice ogni volta che incontro un vecchio amico e lui è stupito e felice assieme di rivedermi. Mi sento felice quando imparo a fare qualcosa di nuovo, o che non pensavo di essere in grado di fare. Mi sento felice quando sono grato per qualcosa.
Sarei felice se avessi degli amici di cui mi fido ciecamente e con cui poter parlare davvero di qualsiasi cosa. Sarei felice se un giorno con questi amici riuscissi a instaurare una routine di vita, il mercoledì sera caffè con questo, il venerdì sera birra con l'altro. Sarei felice se potessi fare esperienza anche io come gli altri e parlare magari dei miei ex pensando a quanto siamo stati bene in un periodo e male in un altro. Sarei felice se potessi sentirmi bello, o se non dovessi guardare gli altri pensando a quanto loro siano belli e sapere che invece nessuno guarda me nello stesso modo. Sarei felice se avessi un fidanzato a cui dire che sto male o che mi manca o che ho passato una giornata stancante all'università o che mi sento brutto, e lui mi dicesse allora che invece io sono bello e lo pensasse davvero e mi amasse anche per questo. Sarei felice se all'università mi sentissi come a casa mia e il rapporto con i compagni di corso fosse fatto di piccoli aneddoti dei nostri frammenti di vita passati assieme e delle preoccupazioni che condividiamo. Sarei felice se un giorno trovassi un lavoro che mi soddisfa, in cui possa esprimere la mia personalità e sentirmi ogni giorno pieno di energie, e pensare ogni giorno che io quel lavoro lo farei per il resto della mia vita e che quasi quasi mi dispiacerebbe andare in pensione.

Non so se ho reso bene l'idea. Per me la felicità è una serie di tante piccole immagini tutte diverse l'una dall'altra, che però riescono a colorare la vita quando le si guarda tutte assieme una dopo l'altra. Anche se sono triste, non ho dimenticato cosa si prova a essere felici
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Re: Salve! 12/10/2017 10:01 #14

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Carissimo Gigis

allora anche tu hai (avuto) i tuoi attimi di felicità!!!

Ci vedi una costante tra tutte queste situazioni che hai ricordato?
Qual è l'emozione che più frequentemente ti ha riempito di gioia?

Secondo noi dalle tue parole si evince che sei felice quando qualcuno ti dimostra "amore per come sei", quando il tuo naturale "bisogno di essere riconosciuto e accettato" viene soddisfatto in modo vero e pieno!
Persino la soddisfazione di avere guidato da solo, esprime amore per te stesso: in quel momento, ti sei voluto bene, perchè hai superato le tue paure e ti sei sentito più forte, più sicuro, in quel momento non ti criticavi come al solito, ma finalmente ti sei detto Bravo, ti sei "abbracciato da te stesso", dandoti una bella pacca sulla spalla!

Concordi con la nostra impressione?

Potremmo forse azzardare un passo ulteriore, immaginando che il motivo della tua forte timidezza sia radicato nella "paura di non essere amato per come sei"?

Quale potrebbe esserne la causa?
Sei cresciuto in una famiglia dove la critica è una costante?
Dove forse si dà molta importanza alle apparenze, essere belli, piacere a tutti magari fingendo?

Abbiamo già detto e non ci stancheremo MAI di ripetere che NON SI PUO PIACERE A TUTTI!

Si può e si deve però cominciare col "piacere a se stessi" .... Se tu per primo non ti piaci e non ti accetti, questo può essere il motivo della timidezza, temi il giudizio altrui, è possibile?

"Sentirsi amati e riconosciuti per come si è" è una basilare esigenza dell'essere umano! Sei in buona compagnia!!!

Ma affinchè questa condizione possa verificarsi per ognuno di noi, occorre vivere, esprimersi, prendere posizione, farsi avanti, rischiando anche di non piacere a una certa percentuale delle persone in cui ci imbatteremo!

Che importanza ha? Meglio pochi ma buoni, ma per avere intorno amici sinceri e poi trovare l'amore bisogna consentirsi di ESISTERE!

Ora che hai appena iniziato a frequentare l'università è il momento ideale per consentire a te stesso un po' più di spontaneità. Siete tutti nuovi, siete tantissimi, Milano è una città Gay Friendly, quali migliori condizioni potresti trovare per tuffarti in una nuova vita?
Fatti un giro a porta Venezia, ti segnaliamo tra i tanti il Bar Blanco, venerdì e sabato dall'ora dell'aperitivo, perchè non provi un paio di volte a fare un salto e vedere l'effetto che fa?

Tanto non si può piacere a tutti, ma se ci si mostra per come si è, si attireranno SICURAMENTE persone a cui piace qualcosa di noi! E tutti gli altri CIAONE! di nuovo, meglio pochi ma buoni!

Dice la nonna "belli e brutti si sposano tutti".
Ognuno ha occasione di vivere ed essere felice, persino chi ha gravi handicap fisici, persino chi ha malattie invalidanti, può trovare una via per una vita piena di gioia e serenità.

Gigis, tu ora stai per crescere, fra poco saprai prendere qualsiasi mezzo pubblico, guidare da solo e fare 1000 altre cose che finora ti sei impedito di fare, forse perchè c'era qualcun altro che se ne occupava al posto tuo, oppure rinunciavi e stop.

La vita andrebbe affrontata come un pasticcino (l'abbiamo già detto?) con golosità e giocosità!
Invece delle volte ci si "prende troppo sul serio" e ci si dimentica che vivere è surfare sull'onda che arriva, che bisogna imparare a cadere e rialzarsi, proprio come abbiamo fatto tutti quando abbiamo cominciato a gattonare e poi ci siamo tirati su, da quattro a due zampine!

Tutti pensano che la felicità sia una destinazione, invece è "un modo di viaggiare", perchè la vita è quello che ti succede mentre tu sei intento a pianificare/sognare/sperare/aspettarti altro!

Speriamo di averti dato materiale su cui riflettere e restiamo in attesa (se vorrai) delle tue controdeduzioni!

Non vogliamo chiudere senza sottolineare che è bellissimo che tu abbia cominciato a sorridere tanto da quando la zia ti ha detto che sei bello quando sorridi! Questo è lo spirito da cavalcare: credere alle cose belle, a quelle che ci danno "empowerment", che ci fortificano e ci fanno andare avanti meglio nella vita

Un grandissimo abbraccio e su col morale, la vita è adesso!
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Re: Salve! 15/10/2017 20:06 #15

Secondo noi dalle tue parole si evince che sei felice quando qualcuno ti dimostra "amore per come sei", quando il tuo naturale "bisogno di essere riconosciuto e accettato" viene soddisfatto in modo vero e pieno!
Persino la soddisfazione di avere guidato da solo, esprime amore per te stesso: in quel momento, ti sei voluto bene, perchè hai superato le tue paure e ti sei sentito più forte, più sicuro, in quel momento non ti criticavi come al solito, ma finalmente ti sei detto Bravo, ti sei "abbracciato da te stesso", dandoti una bella pacca sulla spalla!

Sì, effettivamente ho notato che mi fa sentire felice il fatto che gli altri mi parlino perché quello che vogliono dire lo vogliono dire proprio a me, non perché non c'è nessun altro con cui parlare, per esempio. È una cosa piccola, però per me è molto importante!

Ora che hai appena iniziato a frequentare l'università è il momento ideale per consentire a te stesso un po' più di spontaneità. Siete tutti nuovi, siete tantissimi, Milano è una città Gay Friendly, quali migliori condizioni potresti trovare per tuffarti in una nuova vita?
Fatti un giro a porta Venezia, ti segnaliamo tra i tanti il Bar Blanco, venerdì e sabato dall'ora dell'aperitivo, perchè non provi un paio di volte a fare un salto e vedere l'effetto che fa?

Ma non ho nessuno con cui andare, non posso mica andarci da solo. Se capiterà l'occasione proverò di sicuro, ma non so cosa cambierebbe rispetto all'andare in un bar qualunque, a parte l'ambiente. Con i miei amici andiamo in qualche pub ogni tanto, ma non c'è molta occasione di socializzare con altri. E nemmeno di trovare una persona a cui piacere, credo.

Qualche giorno fa ho provato a contattare il collettivo della Statale per persone LGBTQ. Mi hanno invitato alle loro riunioni. Mi piacerebbe tanto, magari riesco anche a trovare qualche amico con cui condividere qualcosa. Però l'idea mi spaventa un po'. Non ho fatto coming out con i miei compagni di corso, anche se so che sono molto tolleranti in merito e anche se mi piacerebbe riuscirci, per non dover far finta di essere qualcuno che non sono. Dovrei andare alle riunioni "di nascosto" da loro (e dai miei, che non me lo permetterebbero, se lo sapessero).
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