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ARGOMENTO: Ciao sono Erica

Ciao sono Erica 14/11/2017 11:44 #1

Ciao, mi chiamo Erica e ho 16 anni. Chi mi conosce direbbe che sono sempre allegra, iperattiva, che ho sempre la battuta pronta. Peccato che le cose non stiano così davvero. Da 4 anni lotto con disturbi alimentari e depressione. Stanno cominciando a mangiarsi la mia vita e quella speranza che ho sempre nutrito riguardo alle mie ambizioni e alla mia salute. A 12 anni iniziai a soffrire di anoressia, onestamente mi ricordo poco di quel periodo, se non alcune immagini annebbiate che sono comunque come lame nello stomaco quando riaffiorano. In un anno ricominciai a mangiare e riacquisii un peso decente, al limite, ma decente. Poi nel natale 2015 cominciarono le abbuffate, e da lì non mi sono più fermata. Ho dei periodi meno stressanti durante i quali riesco a controllare la cosa, ma poi tra scuola, famiglia, relazioni poco soddisfacenti e fallimenti vari mi lascio andare. Non ho problemi di peso essendo di costituzione molto snella, anche se non sto bene col mio corpo. Ho sempre paura di ingrassare, non so più come si mangia e sento che la mia salute ne sta risentendo; oltre agli ovvi mal di stomaco e nausea post abbuffata, sono perennemente influenzata. Sto andando da una psicologa da circa 6 mesi, ma non vedo miglioramenti, anzi. Non c'è nulla che mi soddisfi nella mia vita, sono stanca di cercare di sentirmi bene con me stessa ed in salute, non ho più neanche la speranza, vorrei passare le mie giornate a letto. Non capisco se si sta riinescando un principio di anoressia o è solo depressione, perché ultimamente non mangio mai. Non credo di farlo per dimagrire, ma semplicemente perché non ho voglia. Cosa posso fare? Avrebbe senso una clinica per i disturbi alimentari (a cui penso da anni)?
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao sono Erica 15/11/2017 22:12 #2

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Erica e benventua su questo forum!
ci scrivi che è da quattro anni che lotti con disturbi alimentari e depressione, e immaginiamo la fatica e la stanchezza che ti senti addosso e che traspare dalle tue parole.
Qualcuno nella tua famiglia è ha conoscenza di questa situazione?
Cosa non ti soddisfa nel rapporto instaurato in questi sei mesi con la psicologa?
La cosa più importante quando chiediamo aiuto a un professionista è instaurare un rapporto di fiducia, a volte semplicemente bisogna cambiare fino a quando non si trova la persona giusta, con la quale ci si sente a proprio agio e si è disposti ad affrontare un percorso non sempre facile. Cosa ne pensi?
Hai voglia di raccontarci qualcosa in più per aiutarci a conoscerti meglio? Vai a scuola? Cosa ti piace fare? Com'è la tua famiglia? Hai amici/persone con cui ti trovi bene?

Sì, sono tante domande ma non devi rispondere per forza, se ti va noi ti aspettiamo, qualunque cosa tu abbia voglia di raccontarci!

Un sorriso grande
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao sono Erica 27/11/2017 22:47 #3

Sì, i miei sono circa a conoscenza, naturalmente non capiscono, ma non li biasimo più di tanto per questo. Quando sono così stanca e depressa non ce la faccio più a parlare con loro, la mia mente grida "aiutami" ma la mia voce non esce, per il terrore, per la stanchezza, perché non ci vedo un fine a parlare... La mia psicologa non la considero ancora come qualcuno con cui posso parare di tutto, mi sembra più una delle mie tante amiche con cui posso sfogarmi ma che poi non mi ascolta davvero o comunque esco dall'appuntamento (o dagli appuntamenti) senza nessuna risoluzione ai miei problemi. Quindi cerco di zittire i problemi,ma tornano poi più forti di prima. Non vorrei cambiare psicologa perché mi sembra di aver buttato via altro tempo, come se gli anni precedenti non fossero bastati. Ho 16 anni, frequento il liceo (scientifico, dove non mi sono mai trovata bene sia per gli amici che per le materie), ma sono a casa da una settimana proprio perché sono esausta e ho crisi nervose ogni giorno. Mi piaceva atletica, ma ho cominciato ad avere infiammazioni muscolari e cose simili (probabilmente dovute anche al mio stress ed alla mia alimentazione), la mia allenatrice non mi ha aiutata e ho dovuto smettere. Mi piace cantare e recitare ma non l'ho mai fatto per paura che i miei la trovassero una perdita di tempo. E poi mi piacciono le lingue che sto cercando di studiare ma al momento tutto mi sembra un ammasso di lettere che si confonde con i miei pensieri. Il surf in estate é la mia valvola di sfogo per il cibo, ma in inverno non ho quasi mai tempo a causa della lontananza dal mare e della scuola. Non ho nessuno al momento con cui mi trovo bene davvero, nessuno con cui mi possa trovare in sintonia, nonostante abbia cercato amici nuovi ed amici vecchi nell'ultimo periodo. Eppure sono una persona piuttosto estroversa, non ho problemi a fare battute e a parlare con la gente, ma mi sembra sempre di parlare con dei manichini, non trovo mai quella connessione che mi faccia iniziare un rapporto vero di amicizia. I miei sono strani: mio padre non ride o piange mai, é una statuetta, é stato (ed é) molto assente per i suoi viaggi di lavoro durante la mia infanzia, mia madre, durante i "tempi bui" dei miei problemi alimentari era depressa e stressata e non faceva altro che urlarmi addosso e scaricarmi i suoi problemi sulla schiena. Oggi invece é molto più abile nel gestire la cosa, grazie a dio. Io sto male fisicamente e mentalmente, non riesco a gestire una guarigione da sola e neanche con un piccolo aiuto, proprio perché ci ho provato per anni. Non so neanche cosa penso, non dico certe cose alla mia psicologa (inteso come pensieri riguardo al cibo) perché ormai é passato così tanto tempo che mi sembrano pensieri normali. Eppure le mie amiche non si fanno problemi a cenare fuori il sabato sera o i miei a mangiare la torta dalla nonna e altre mille cose che probabilmente non riesco neanche a distinguere. Ecco perché non mi sembra di cavare un ragno dal buco.
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao sono Erica 29/11/2017 17:21 #4

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Carissima Erika
riprendiamo alcune tue parole perchè ci ha colpito il concentrato di sofferenza che esprimono:
i miei naturalmente non capiscono, ma non li biasimo più di tanto per questo. Quando sono così stanca e depressa non ce la faccio più a parlare con loro, la mia mente grida "aiutami" ma la mia voce non esce, per il terrore, per la stanchezza, perché non ci vedo un fine a parlare...
La mia psicologa non la considero ancora come qualcuno con cui posso parare di tutto, mi sembra più una delle mie tante amiche con cui posso sfogarmi ma che poi non mi ascolta davvero o comunque esco dall'appuntamento (o dagli appuntamenti) senza nessuna risoluzione ai miei problemi. Quindi cerco di zittire i problemi,ma tornano poi più forti di prima.
Non ho nessuno al momento con cui mi trovo bene davvero, nessuno con cui mi possa trovare in sintonia, nonostante abbia cercato amici nuovi ed amici vecchi nell'ultimo periodo.

In altre parole, nulla - in questo momento - sembra funzionare nella tua vita, non il rapporto coi genitori, non quello con la psicologa, non la scuola, non lo sport, non gli amici. Nemmeno cantare e recitare che sarebbero la tua "passione segreta". E come potrebbe in questo contesto non essere disturbata anche l'alimentazione, tramite la quale tu fin da quando hai 12 anni, inconsciamente "compensi" gli scompensi nella tua vita?
Ci sembra però di trovare un filo conduttore tra tutti questi diversi problemi, nel fatto che tu abbia come deciso di rinunciare a comunicare te stessa agli altri, a dire che esisti e di cosa hai bisogno, quello che senti e quel che vorresti, quel che ti manca e quel che sogni.
Ci dispiace che dopo 6 mesi non si sia maturata una vera apertura con la psicologa. Ci permettiamo di farti riflettere sul fatto che, se trovi le sedute poco o per niente risolutive, forse può dipendere dal fatto che tu "ometti" aspetti importanti dal quadro che sottoponi alla tua psicologa.
Forse, rinunciare a parlare, "zittire i problemi", per non cadere "in preda al terrore", ti sembra nell'immediato una strategia utile. Ma pensandoci bene, secondo te, volta dopo volta, questo atteggiamento passivo e rinunciatario, è in grado di rafforzare la base su cui costruire la tua guarigione? E' possibile che tu abbia intuito che in fondo, non dire la vera verità alla propria psicologa, è come fare un dispetto a se stessi, se ci dici che hai omesso volontariamente di toccare con lei certi tasti dolenti?
Naturalmente per ognuno ci sono cose che maturano con più lentezza e che prendono più tempo per essere pronti ad elaborarle. Ma l'obiettivo dovrebbe essere quello di parlare di tutto. Magari inizialmente provare a farlo intuire anche a lei che ci sono argomenti di cui non le hai ancora parlato. Piano piano forse ti riuscirà più facile mettere le mani fino al fondo del barile!

Coraggio Erika, ti sei dimostrata una ragazza molto intuitiva e acuta nei tuoi post, ti esprimi in un modo molto maturo per una 16enne e non dubitiamo che tu abbia tutte le carte in regola per trovare presto la chiave per "volerti più bene" di quanto te ne stai volendo ora e stare quindi molto meglio, un obiettivo assolutamente raggiungibile, verso cui muoverai ancora più speditamente appena riuscirai ad aprirti fino in fondo.
Cara Erika, ognuno è come è, con i suoi pregi e i suoi difetti, le sue paure e il suo coraggio, le zone di luce e quelle d'ombra. Nessuno è perfetto e non c'è niente da vergognarsi per come si è. C'è da comprendere e comprendere come si è parte dall'ammettere le nostre debolezze (e quelle di chi ci vuol bene). Se non c'è comprensione, non c'è evoluzione possibile

Che ne pensi della nostra lettura? Restiamo in attesa delle tue "controdeduzioni" e dei tuoi pensieri, un grande sorriso
Ultima modifica: 29/11/2017 17:41 Da Volontario del Sorriso

Re: Ciao sono Erica 08/12/2017 00:35 #5

Cavolo, qualcuno mi capisce! Avete espresso mie sensazioni e paure in un modo che forse io non sarei proprio riuscita neanche lasciando parlare la mia parte più onesta. Mi avete strappato un sorriso, grazie. Intanto mi sono "mossa", ho cominciato a parlare dei miei problemi col cibo alla mia psicologa e sono andata due giorni fa a chiedere un altro consulto ad un suo neuropsichiatra fidato. Lui mi ha detto che probabilmente la mia è un'ossessione del controllo, non solo del cibo. Ma che dire, effettivamente non lo so, ho sempre avuto questa testa, non so dire se è "sbagliata", ma avrò altri appuntamenti con lui per capirlo e farmi capire. Credo che abbiate colto decisamente il mio senso di sfiducia, riguardo ai miei bisogni rimasti inascoltati, sfiducia in particolare rivolta ai miei ed a chi mi è stato vicino (in senso strettamente fisico) negli ultimi anni. Mia madre sta cercando di capire, ogni tanto mi aiuta e forse sto imparando a perdonarlo. Lo psichiatra intanto mi ha dato qualche goccia per rilassarmi, ma una cosa molto molto blanda, anche perché io sono piuttosto contro ai farmaci. In ogni caso, riesco a ragionare in un modo più lucido, ma le cose non vanno davvero tanto meglio, mi sento perennemente stanca, mi abbuffo e mi sento pesante, ho mal di testa e mi bruciano gli occhi tutti i giorni. Cose che capitano, mi ripeto in questi giorni. L'essere depressi, avere certi problemi: cose che capitano. Sto cominciando ad accettare che comunque questo alti e bassi, questi problemi, forse faranno sempre un po' parte di me, devo solo capire come gestirli. Vi ho scritto queste cose perché mi sento bene a "gridarle" e mi sento bene a sapere che C'è qualcuno che mi ascolta e capisce; probabilmente avrete da rispondere a persone che al momento hanno problemi più gravi di me. E per questo mi sento un po' in colpa. Comunque grazie ancora della risposta e buona giornata.
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao sono Erica 13/12/2017 20:09 #6

Sto accettando la mia sensibilità, che sia momentanea(A causa delle gocce che prendo) o permanente, sto cercando di dire ai miei ed ai miei amici ciò che provo e di cui ho bisogno. Solo che io avrei bisogno di qualcuno che mi stesse più vicino durante la giornata e sembra che nessuno possa. Questo mi porta a pensare che non conto così tanto per gli altri. Mia mamma siccome mi ha visto stare meglio negli ultimi tre giorni mi ha subito abbandonato ed ora che le ho detto che io mi sento sola a casa a stare male nel silenzio, lei si è arrabbiata dicendomi che non mi può trattare come un neonato o come una persona con una malattia. La sera quando i miei arrivano a casa non voglio starci (con mio padre non ho un rapporto: è sempre in viaggio ed è del tutto non comunicativo) insieme perché mi fanno arrabbiare e mia madre pensa che quella sia la sua punizione per l'avermi lasciata sola tutta la giornata. Secondo me è lei che vuole farmi apparire come un neonato...
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao sono Erica 14/12/2017 09:41 #7

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
ciao Erika eccoci!!!
E' molto bello che tu stia cercando di prenderti cura di te, cercare di aprirti fino in fondo con la psicologa e con la mamma, poi adesso hai anche il neuropsichiatra, a proposito è interessante quello che ha detto, cioè che la tua "è un'ossessione del controllo, non solo del cibo".
Ti ci ritrovi in questa descrizione? Ci sono davvero altre cose cerchi di controllare oltre al cibo? Lo studio? I farmaci? Le persone/le relazioni? i sentimenti? Il tuo aspetto? La tua "immagine"...?

Sarebbe secondo noi importante riflettere bene a questo tema del controllo. Hai voglia di provare a elaborare cosa significa per te "controllare"? Da dove nasce autenticamente questa necessità di controllo? Quale più profonda necessità va a colmare?

Approfondire questa tematica ti aiuterà ad esprimere te stessa sempre meglio e persino (forse) a conoscerti meglio! Senza conoscenza non c'è possibile comprensione e senza comprensione non può esserci evoluzione!

Ma nella vita le cose non sono mai a senso unico, quindi se da una parte è grandioso che tu stia riuscendo ad APRIRTI e a comunicare sempre più in profondità il tuo mondo interiore con fiducia a chi ti vuole bene o ti vuole aiutare, ci sarebbe (ehm ehm) anche un altro fronte su cui porre attenzione.

Erika tesoro in una frase che hai scritto c'è qualcosa che ci ha dato da pensare: "la sera quando i miei arrivano a casa non voglio starci", per sfiducia ma anche perchè vorresti la mamma tutto il giorno.
Hai 16 anni quindi sai per quale motivo tua mamma sta fuori tutto il giorno. Noi non la conosciamo ma sicuramente è perchè lavora, non va a divertirsi, è così?
Allora a che giova soffrire per il fatto che deve lavorare e non può materialmente stare con te dalla mattina alla sera? invece perchè eviti volontariamente di approfittare di lei appena torna a casa "francobollandoti" a lei e seguendola nelle sue attività casalinghe anche solo stando insieme a lei e chiacchierando? Non rinfocolerebbe di più la fiducia mamma-figlia un simile atteggiamento piuttosto che evitarla e mettere il muso o arrabbiarti?

Per quanto tu soffra per quello che senti come un abbandono vero e proprio, noi non crediamo possibile che la mamma "si diverta" ad "abbandonarti" e ci immaginiamo che - come ogni mamma - cerchi sempre di fare le cose pensando "a te e al tuo bene", spesso sacrificandosi per la famiglia, pur con tutti i suoi limiti (eh si, anche le mamme, come chiunque, hanno "limiti"...). Immaginiamo bene?
Hai pensato che forse potresti "scovare" nella sua routine i vari modi con cui cerca di farti sentire la sua vicinanza (la telefonata, il messaggino...) e valorizzarli apprezzarli di più?

Quindi, se da una parte è opportuno non negare, ma anzi approfondire ed elaborare sempre meglio le origini del tuo forte senso di abbandono - che potrebbe essere attinente anche al tema del controllo, forse potresti sottoporre la questione ai tuoi consulenti - dall'altro sarebbe anche importante cercare di capire e "fare pace" con le ragioni della mamma, per smettere di soffrire inconsolabilmente ed arrivare pian piano - attraverso la comprensione - a sentire che non lo fa per cattiveria o indifferenza ma che anzi, cerca costantemente di dimostrarti il suo bene, solo - purtroppo - non lo fa come tu preferiresti! Questa comprensione già dovrebbe farti sentire MENO abbandonata. E magari nel tempo si potranno conciliare meglio, quello che viene richiesto, con quello che viene dato! Non pensi?

"Ingrandire la mappa del territorio", ricontestualizzando i fatti prendendo in considerazione entrambi i punti di vista, arrivare a conciliare le necessità tue e anche di mamma, sarebbe un grande percorso di crescita, non ti pare? Come ti suona? Difficile? Possibile? Ne vogliamo parlare?

Poi naturalmente potrebbero esserci soluzioni pratiche "alternative" per non stare sempre sola. Non potresti andare a pranzo dalla mamma? Oppure per un periodo (prenatalizio) stare con lei nel pomeriggio al lavoro? Nonni non ne hai vicino a casa? Zii o zie, cugini anche alla lontana? Chi avresti voglia di vedere a parte la mamma? Come si potrebbe risolvere il problema della tua "solitudine" almeno per un po' finchè non ti senti più forte? Potresti andare da qualche compagna nel pomeriggio? Potresti andare in oratorio? Iscriverti a un corso intensivo? Andare a fare volontariato per stare in compagnia?


Non commettere l'errore di "fermare il tempo", pensa che ogni giorno alle 19 ti è data la possibilità di provare ad approfittare della presenza della mamma. E se oggi non riesci o il tentativo va male, domani ancora si può riprovare!
Pensaci, riusciresti a cambiare un pochino il tuo attuale comportamento che (non so se concordi, ma) ci sembra alla fin fine più che "autolesionista", perchè finite "cornute e mazziate" entrambe, sia tu che la mamma.
Come potresti riuscire a prenderti, conquistarti almeno un po' di mamma e del suo bene quando finalmente è a casa?

Sorridi Erika, stanno per arrivare le vacanze di Natale, e vedrai che per qualche giorno avrai la tua mamma a casa come desideri. Cerca di fare fruttare "emotivamente" questo periodo, approfitta per stare tanto con lei, per confidarti, per piangere ma anche ridere, ricordare, guardare vecchie foto, insomma, recuperare quella complicità mamma-figlia che tanto ti manca, sentire finalmente tutto il bene che certamente ti vuole ma tu ora non percepisci fino a saziartene.
Come potresti fare al meglio la tua parte perchè questo avvenga? Vale la pena pensarci, non ti pare?

Dopo la "scorpacciata di mamma" natalizia, vedrai che con l'anno nuovo ti troverai più forte, più serena, galopperai verso la "soluzione" del tuo percorso psicologico.
Ci sono tutte le premesse per continuare a tutta birra verso un 2018 di totale recupero, pronta ad affrontare i tuoi 17 anni in scioltezza!

Ti abbracciamo e restiamo in attesa di sentirti


PS
Se ti va ecco un piccolo esercizio di "comprensione" con cui potresti cimentarti:
Ci hai riferito che, alle tue richieste di maggiore presenza, tua mamma si è arrabbiata e ti ha fatto osservare che non sei più un neonato e lei non può trascorrere tutto il tempo a prendersi cura di te come ha fatto quando eri un bebè. Indipendentemente da come ti sei sentita tu, secondo te, lei cosa voleva davvero esprimere mettendo le cose in questi termini? Cosa stava cercando di dirti e perchè non ti sei sentita "voluta bene" da queste sue parole?
Secondo noi ci sono tante possibilità: forse intendeva "tu non sai quanto vorrei ma perchè non capisci che non posso", forse si sentiva inconsciamente in colpa per dover lavorare e non poter stare con te nel momento della necessità, oppure è molto preoccupata per questo tuo periodo adolescenziale ma non vuole fartelo notare e quindi cerca di minimizzare e spronarti a "aiutarti un po' anche da sola" lasciandoti intendere senza dirlo che quando è stato il momento - perchè eri un neonato - lei per te c'era sempre e quindi implicitamente volendoti rassicurare anche nel presente che la tua non è una "grave malattia" che necessita assistenza continua, .... questi sono naturalmente solo ipotesi per stimolare le TUE riflessioni
In che modo stava cercando di aiutarti, di volerti bene, in realtà riuscendo solo a ferirti e a farti sentire ancora più sola? Non potresti poi condividere le tue ipotesi e sentimenti pacificamente con lei?
Buone rifelssioni!
Ultima modifica: 14/12/2017 12:27 Da Volontario del Sorriso

Re: Ciao sono Erica 14/12/2017 20:02 #8

È un'ossessione del controllo e non solo del cibo. L'ha detto il mio neuropsichiatra, ma a mio parere è stato un po' superficiale, in quanto ci siamo visti una volta sola. Non mi sembra di voler controllare i miei o i miei amici (come lui mi ha detto e domandato), per lo più è un controllo di ciò che devo fare, della routine e naturalmente del cibo. Ma da tempo immemorabile, se non controllo la mia routine (che secondo me non è tanto un controllo quanto uno stress che mi creo in autonoma) finisce che non faccio niente, che rimango a fissare il vuoto o peggio ad abbuffarmi. Quando andavo a scuola (perché ora non sto andando) tornata a casa mi sentivo così stanca che avrei passato la giornata a pisolare sul divano, ma invece mi forzavo ad andare in palestra, a studiare, spesso non ottenevo nulla di concreto e credo sia questo che mi ha portato ai miei attacchi di panico di qualche settimana fa. Ora mi riposo molto di più, il controllo del cibo sembra sia quasi sparito, ma appena mi sento triste o sono sola e mi abbuffo inizia un circolo di tristezza e di scombussolamento fisico che non ho capito come fermare. Inoltre ricomincio a farmi mille domande sul mio futuro e sulla scuola, stressandomi come prima e vivendo nei dubbi, senza sapere che passi fare. Comunque, ho divagato, sempre riguardo il controllo, sicuramente ci sono le mie emozioni, in quanto sono sempre stata molto sensibile. Anche le piccole cose mi urtano, soprattutto in questo momento, e diciamo che il controllo delle emozioni è stato un po' il mio salvagente. La mia immagine è sicuramente correlata al cibo, quindi può essere sia in un certo senso controllata, sto cercando di apprezzarmi di più senza preconcetti. Il mio controllo nasce dal non creare confusione, soprattutto quello dei sentimenti. Non litigare con i miei, che tanto rimangono delle loro idee e non mi ascoltano e pensano sia giusto così, non rimanere mortificata dalle cose che mi dicono gli altri o da tutte le volte che mio padre mi ha "abbandonata per i suoi viaggi di lavoro;il che sarebbe normale (intendo un padre che viaggia) solo che quando è presente vorrei che non ci fosse, perché non mi ha mai dimostrato affetto e mi sono sempre sentita giudicata da lui, che è così geniale, così bravo, così perfetto, come dicono i miei nonni. Il controllo del cibo è sicuramente per mancanza di autostima e soprattutto perché non mi accetto. Probabilmente perché non mi sono mai sentita tanto accettata da mio padre. Mia madre c'è stata per me, ma per anni ha sofferto di depressione ed io in quel momento, in mezzo a tutte le urla ed i problemi che mi scaricava addosso, mi sono sentita l'ultimo verme sotto terra. Come se nessuno mi volesse. Questa cosa è andata avanti per anni, ed io mi sono rintanata ancora di più nel mio congelamento dei sentimenti, qualche volta dicendo cose anche cattive ai miei genitori. Nonostante loro siano cambiati tanto (mio padre ora mi accetta, anche se non riesce ad aiutarmi con i miei problemi o a dimostrarmi affetto e mia madre è finalmente guarita) io è come se non riuscissi a perdonarli,mi sono sentita così male nel passato in questa casa che ora la odio e mi ci chiudo dentro solo per sadismo. Non riesco a perdonarli del tutto, mi hanno fatto stare così involontariamente male che non voglio più saperne nulla. Ho divagato di nuovo. La mia psicologa mi forza ad aprirmi con gli altri, ma non credo che mi stia aiutando la cosa, anzi mi fa contare troppo su gli altri che naturalmente mi deludono e mi fanno sentire male (siccome spesso ciò che vorrei dagli altri è troppo) e mi sembra di vedere sempre meno una via di uscita, mi obbligo a fidarmi dei miei quando non mi fido. Io sicuramemte mi sto aprendo, perché mi dicono di farlo, perché non so a cos'altro aggrapparmi, ma io non mi sento mai meglio quando mi apro con qualcuno. Sono sicura che mia madre è a lavoro perché deve, ed è anche per questo che non volevo dirle il motivo del mio malumore, ma quando sono sola spesso mi sento impazzire e faccio delle cose che so che mi fanno male, mentre quando c'è qualcuno attorno mi preservo. Io e mia madre abbiamo fatto un patto secondo il quale dobbiamo pranzare insieme, solo che lei arriva sempre tardi (un'ora, due ore) ed io mi sento anche tradita, ecco perché tanto spesso non voglio più averci niente a che fare. Mi accorgo che sto dicendo un paio di contraddizioni ma non importa, sto cercando di scrivere tutto ciò che mi passa per la testa per trovarci un senso. Tutte le mie attività extrascolastiche sono in qualche modo naufragate e non per colpa mia (allenatore, soldi, infortunio) ed i miei amici giustamente hanno da studiare. Oltre al fatto che penso spesso che non voglio che mi vedano nei miei momenti peggiori. La mia fiducia per i miei genitori (che poi sarebbero mia madre) vacilla di continuo, è sul filo del rasoio, e quando va un po' più a destra sento che potrebbero aiutarmi, ma che per aiutarmi dovrebbero stare con me, e quando vacilla un po' a sinistra, sono persa e loro non capiranno mai come fare e continueranno a ferirmi involontariamente. Per quanto la cosa sia involontaria, io però rimango ferita. Vorrei solo una guida in fin dei conti,che sapesse cosa è giusto, che mi dicesse anche solo semplicemente cosa devo fare.
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao sono Erica 15/12/2017 04:52 #9

Ciao Erica, piacere mi chiamo Enzo. Mi sono iscritto proprio ora a questo forum e ho letto la tua storia. Non abbiamo molto in comune e non ho le competenze per dirti cosa fare ma, se ti va, possiamo parlare qualche volta. Pur non conoscendoti ti abbraccio.
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao sono Erica 15/12/2017 11:48 #10

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Cara Erika
Complimenti per la chiarezza della tua visione! Siamo veramente rimasti colpiti dalla lucidità della tua analisi del fenomeno “controllo”. Hai detto tutta una serie di cose importantissime, tanto che vorremmo provare a suggerirti (se già non ci hai pensato) di fare leggere questi tuoi post così veri e sentiti, così razionali ma pieni di infelicità, ai tuoi genitori, alla tua psicologa e anche al neuropsichiatra.
C’è tutto (o quasi) il cuore della questione, ed è li da leggere!
Ci permettiamo di distillare le tue stesse parole, sintetizzando, come dire, "i titoli", i punti che secondo noi sono quelli nodali e che come immaginavamo, si intrecciano col tema dell’abbandono.
Il controllo delle emozioni come salvagente; il mio controllo nasce dal non creare confusione soprattutto nei sentimenti: non litigare con i miei, non rimanere mortificata dalle cose che mi dicono gli altri o da tutte le volte che mio padre mi ha "abbandonata per i suoi viaggi di lavoro.
Quando mia mamma era depressa, per anni mi sono sentita l'ultimo verme sotto terra. Come se nessuno mi volesse.
Oggi è come se non riuscissi a perdonarli, mi sono sentita così male nel passato in questa casa che ora la odio e mi ci chiudo dentro solo per sadismo. I miei mi hanno fatto stare così involontariamente male che non voglio più saperne nulla.
Wow, una fucilata!
Razionalmente riconosci che tua mamma è guarita dalla depressione e ti sta più vicina, che tuo papà ora ti ha capita, anche se non riesce ad aiutarti o dimostrarti affetto!

Potrebbe quindi essere che “volendo controllare le emozioni” tu le abbia semplicemente represse – bloccandole - e non sia quindi partito il processo per cominciare a elaborarle e infine superarle?
Come se la nostra Erika di 16 anni fosse ancora intrappolata nei sentimenti e le emozioni di quella bambina “abbandonata”, che si sentiva "come se nessuno la volesse", "come l’ultimo verme sulla terra"? Come se quella prima enorme ferita ancora sanguinasse, nulla la potesse lenire e la tua sete di amore non potesse che aumentare, rimanendo frustrata?

Dici con molta forza che non li puoi perdonare e come non capirti!
Ma sarà forse per questo, che nulla di quello che i tuoi riescono a fare, per poco che sia, ti basta, ti incoraggia?
Forse, non avendo fiducia in loro e non potendoli perdonare, cerchi (più o meno inconsciamente) di punirli “chiudendogli la porta in faccia”, è così? Potremmo arrivare a dire che c’è una punta di sottile e umana vendetta, qualla del figlio che dopo averne passate tante gli restituisce "pan per focaccia”, volendo fargli provare almeno un po’ di quello che hanno fatto provare a te (magari, nella segreta speranza che loro possano capire e cambiare radicalmente)?
Oggi che sei grande puoi restituirgli "volontariamente" quello che loro ti hanno fatto passare "involontariamente", questa opposta intenzione non li scusa, perché tu senti profondamente che i genitori non hanno scuse quando fanno sentire abbandonati i loro figli, anche senza volere. Ci siamo, più o meno?

Hai mai pensato cosa dovrebbero fare per poter riguadagnare la tua fiducia ed "essere perdonati"?
Cosa potrebbe infine “consolarti” di tante sofferenze? Dipende tutto da loro o c'è qualcosa che dipende da te?

Sul tema
“Vorrei solo una guida in fin dei conti, che sapesse cosa è giusto, che mi dicesse anche solo semplicemente cosa devo fare.”
ci viene da dire: ok dei genitori ancora non ti fidi, ma non hai due professionisti a disposizione? Perchè non li senti come "possibile guida" nell'aiutarti a “trovare la direzione”? Che tipo di guida vorresti?

Coraggio Erika, il mondo a 16 anni è un casino per tutti. Ci si mettono anche gli ormoni, come se non bastasse tutto il resto. Ma è un momento passeggero, tu ora stai affrontando temi importanti per la tua crescita interiore e il tuo sviluppo psicologico.
Anche se ora ti pare impossibile, in un batter d'occhio ti sveglierai una mattina e avrai 18 anni e poi 20 e tutto sarà diverso, tu per prima. I tuoi sforzi e la tua determinazione di oggi ti condurranno verso un futuro molto più sereno.

Il cambiamento è una costante della vita. Quello biologico avviene naturalmente, a nostra insaputa, "gratis": partiamo come una cellula nel pancino della mamma e ci troviamo oggi, bambini, adolescenti, giovani, adulti o vecchi, senza aver fatto nulla per "evolvere" e cambiare fisicamente.

Crescere interiormente invece, è un viaggio della volontà, del pensiero e del sentimento (potremmo dire che è "il campo" dove si esplica il nostro "libero arbitrio") e tu hai dimostrato che la volontà non ti manca, la sensibilità e il discernimento neppure!
Avanti dunque! Lo sforzo vale assolutamente la candela, perchè evolvendo, superando i conflitti, i dolori emotivi che ci tengono bloccati nel passato, otteniamo tantissima soddisfazione e soprattutto, una vita migliore, più ricca e piena di cose belle, tanta serenità e amore per noi stessi (e quindi per gli altri)!

Pensaci se fare leggere i tuoi post a chi ti è più vicino in questo momento! Facci sapere!
Un grande abbraccio!
Ultima modifica: 15/12/2017 13:18 Da Volontario del Sorriso
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